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Ragoli, corsa contro il tempo per non farsi soffiare dal privato la concessione. In ballo la possibilità di realizzare una centralina idroelettrica sul Sarca e di ottenere energia pulita e ricchezza per la collettività

centralina Ragoli progetto
Ragoli. La domanda depositata nei primi giorni di febbraio da una società privata romana ha messo scompiglio in comune. In ballo la possibilità di sfruttare l'acqua del fiume Sarca per produrre energia. L'interesse privato da una parte, quello pubblico dall'altra. 30 i giorni a disposizione per presentare una proposta ed entrare in competizione con il privato.
Da qui l'accelerazione dell'amministrazione pubblica di Ragoli per poter partecipare con il proprio progetto alla gara per ottenere la concessione provinciale dell'utilizzo dell'acqua sul fiume Sarca, in località Ponte di Ragoli, per la produzione di energia elettrica mediante una centralina. Un progetto già peraltro previsto nell'ambito di una serie di iniziative sulla produzione di energia pulita ma che è riuscito a concretizzarsi, e a definirsi in tutte le sue parti nei tempi necessari a salvaguardare l'interesse pubblico, grazie alla collaborazione del Consorzio Industriale di Stenico.

L'impianto ipotizzato dal duo comune-Ceis mira ad utilizzare un salto artificiale esistente fra quota 475,04 m e quota 471,90 m, per produrre una potenza nominale media di 186,67kW con una producibilità annua media attesa di circa 1.200 Mwh. Numeri e resa economica a parte, sono gli aspetti collettivi e sociali ad essere ampiamente sottolineati nella relazione tecnica del progetto, oggetto della convenzione approvata fra Ceis e comune di Ragoli nell'ultima seduta del consiglio comunale. "Gli introiti per lo sfruttamento dell'energia prodotta andrebbero a vantaggio del Comune e della popolazione residente – si legge nel documento - escludendo quindi fini meramente speculativi e di interesse privato; inoltre parte dei ricavi andrebbero reinvestiti in opere di valorizzazione e ripristino ambientale".

In particolare nell'area viene proposta la realizzazione di un'area di pesca, che verrebbe resa accessibile anche ai pescatori disabili, e la creazione di un'area didattica che possa illustrare i vantaggi delle energie rinnovabili ed in particolare quelle del settore idroelettrico. Infine tutta l'area interessata dal progetto che oggi risulta semi abbandonata verrebbe "recuperata" mediante il taglio di arbusti, la valorizzazione degli alberi di pregio, la sistemazione del terreno, e la realizzazione di spazi verdi adatti alla sosta ed al ristoro, per una valorizzazione dell'intera sponda del fiume.

Ma tutto questo non è detto che si riesca a realizzare. Il mondo della produzione energetica, ancora molto remunerativo, è un mondo di cannibali: i dispositivi concessori sono regolamentati da un decreto regio del 1933 che permette a chiunque di fare domanda e non sarebbe la prima volta che un ente pubblico si fa soffiare da privati l'occasione di incamerare introiti e generare energia pulita tutelando il proprio territorio, dove il caso di Carisolo e Pinzolo è solo l'ultimo in ordine di tempo in Giudicarie.

Solo nell'ultimo paio di mesi sono state oltre centotrenta le richieste giunte in Provincia per impianti simili in Trentino da società provenienti da tutta la penisola. "Mi auguro – dichiara il direttore del Ceis Dario Ravagni – che la valutazione sulle domande non si limiti a questioni squisitamente tecniche, ma tenga conto di valutazioni socio-economiche ed ambientali, evitando di favorire fini speculativi". E ribadisce, se servisse, il concetto il sindaco di Ragoli Matteo Leonardi: "Credo che il punto chiave in una domanda in concorrenza tra privato e pubblico sia proprio l'interesse collettivo – spiega - che nel caso di intervento pubblico viene sicuramente meglio tutelato. Da un bene comune come l'acqua riusciamo a produrre ricchezza per il territorio, producendo energia sostenibile, e non è cosa da poco".