Sepolti in nome della pace i due soldati austriaci restituiti dalle nevi dell'Adamello. Riposeranno nel cimitero di Bondo

Cimitero militare di Bondo - sepoltura militari austriaci caduti in Adamello  

Gli echi dei cannoni e delle schioppettate sull'Adamello si sono spenti più di novant'anni fa. Ma i loro corpi i ghiacci li hanno restituiti solo ora. Quasi a volerci ricordare, a distanza di quasi un secolo, l'inutilità e la stupidità della guerra. Uomini in armi su fronti contrapposti nella sanguinosa guerra del 15-18. Oggi uniti a rendere onore a due loro commilitoni che indossavano la divisa austriaca, morti ammazzati nelle fredde trincee dell'Adamello, ritrovati, senza nome, con lo sciogliersi delle nevi. Il 16 giugno 2013, la loro tumulazione. La pace eterna, finalmente trovata nel cimitero di guerra austriaco di Bondo. A rendere loro omaggio autorità civili e militari. Ma anche tanti cittadini. Uniti in una commovente cerimonia inneggiante alla pace e alla fraternità, che assieme alla salva dei fucili degli Schutzen e le note degli inni territoriali, suonati dalla Banda di Roncone e la Bohmische Judicarien (Inno al Trentino e Landeshymne), hanno accompagnato la sepoltura dei due militari d'oltreconfine. Prima, sul sagrato della chiesa, i discorsi di rito. Hanno preso la parola il sindaco di Bondo Giuseppe Bonenti, il vicesindaco di Spiazzo Angelo Capelli, il senatore Franco Panizza, il sottosegretario agli Affari Regionali Walter Ferrazza, lo storico Leonardo Santaniello, il rappresentante della Croce Nera austriaca (associazione incaricata di tenere i cimiteri di guerra austro-ungarici) Erwin Fitz. Tutti hanno parlato di pace. Di solidarietà. Di convivenza civile tra i popoli. Poco prima la messa concelebrata da don Celestino Ritz e don Daniele Ambrosini.

Poi la tumulazione, con il corteo snodato lungo le scalinate del cimitero monumentale. Sull'attenti, in religioso silenzio, le rappresentanze dei Kaiserschutzen, dei Kaiserjager, degli alpini, dei fanti. Di altri corpi militari. I vessilli al vento. La bandiera italiana alzata da un Kaiserschutzen. Quella austriaca da un alpino. A simboleggiare i rapporti di amicizia tra i due stendardi, un tempo issate su campi avversi, divisi dal filo spinato. Oggi i due soldati, rinvenuti a Cima Crozzon di Lares, in Val di Genova, a oltre 3.300 metri di quota, riposano accanto ad altri settecento loro commilitoni. Che, come loro, sono stati strappati alle loro famiglie ai loro affetti, e non hanno più fatto ritorno in Patria. I loro nomi? Cancellati dal tempo e dalle intemperie. Come la memoria vivida degli orrori della guerra. Per cui, basterebbe, ogni tanto, far visita all'ombra delle piante nel piccolo cimitero monumentale di Bondo. Dove, il ritrovamento delle spoglie di due poveri soldati dell'impero Austro-Ungarico, ci ha riportati per un giorno. Forse per farci riflettere.