
Circolano voci, pressoché certe, che l'amministrazione di Borgo Lares da poco insediatasi, con la colpevole complicità dei servizi provinciali competenti e la scusa della sua pericolosità per la sicurezza pubblica, stia per dare il via alla demolizione di una casa nella piazza principale del centro storico di Bolbeno (vedi foto). Al suo posto si pensa ad un parcheggio di circa 8/10 posti.
Già 10 anni fa l'amministrazione Marchetti era intenzionata alla demolizione dell'immobile ed aveva affidato, per 2.000 euro, uno studio di fattibilità in ordine alle possibili ed eventuali destinazioni dell'edificio (leggasi demolizione). L'edificio ora è effettivamente degradato ma questo è dovuto a 10 anni di colpevole incuria e abbandono (segnalati sia alla Provincia che alla Corte dei Conti) perseguiti e attuati dai "nostri" amministratori.
Eppure oltre un centinaio di cittadini (circa il 50% dei normali votanti, residenti a Bolbeno) avevano firmato ed inviato all'amministrazione una lettera in cui si chiedeva: "Siamo venuti a conoscenza che l'Amministrazione comunale di Bolbeno sarebbe intenzionata a demolire l'edificio situato in piazza Marchetti (dove un tempo c'era il dopolavoro) per realizzarvi un parcheggio. Auspichiamo che tale decisione non sia già definitiva e che il Comune valuti la possibilità di un utilizzo dell'immobile a fini sociali prevedendone il suo restauro". Non vi fu nessuna risposta, la questione non fu portata all'attenzione del Consiglio comunale (anche se previsto dallo statuto comunale) e come nel ventennio si "tirò dritto". Alcuni dei firmatari sono, in seguito, anche diventati consiglieri comunali, ma la coscienza civica a Borgo Lares latita, così come ora, sul caso biodigestore.
Perché scandalizzarsi se abbattono una vecchia casa che conserva un certo valore. Il cui primo contratto di compravendita risale al 1883 (la casa ha sicuramente più di 200 anni), divenuta di proprietà comunale nel 1955 e sistemata con le sensibilità costruttive di allora.
Ora per far posto ad una decina di posti macchina si scarta la possibilità di un uso sociale dell'immobile. Farne un riuso intelligente, come ad esempio appartamenti da affittare a giovani coppie residenti nel paese, mentre al piano terra vi potrebbe essere ospitata una casa di assistenza aperta per anziani o una mensa comune per persone sole. Invece no, non si è sostituita nemmeno una tegola rotta, si sono demoliti i camini (con una ridicola esercitazione dei vigili del fuoco locali) e si è fatto in modo che le infiltrazioni d'acqua e le intemperie rovinassero la casa.
C'è un qualcosa di incomprensibile in tutta questa furia distruttiva, in questa mania del tabula rasa. Un Comune in cui si sparano decine di migliaia di euro in cannoni e cannonate da neve, con lo spreco conseguente di acqua, in cui il censita residente paga le tasse per non avere nulla di socialmente utile in cambio, sconti irrisori per chi realizza il compost anziché intasare la discarica tanto per fare qualche esempio.
Il tutto per cosa? Per avere una decina di posti macchina che non risolveranno il problema dei parcheggi, e una piazza più grande e "spaziosa" per le varie "polenta e salam" estive. Dove il Comune si fa promotore di spreco edilizio ed incentiva il consumo di aree pregiate (la trasformazione di aree agricole in residenziale è un'altra perla). Peraltro è vero che anche Mussolini s'inventò urbanista e demolì molti centri storici.
Insomma abbiamo i vandali in casa che trionfano anche per il silenzio delle persone ragionevoli, e per l'assenza di una forte posizione moralistica, o forse più semplicemente per paura, in un paese di molli e di conformisti.
Pare di essere in una società impastata di incultura, di disprezzo per la bellezza, di un falso modernismo dietro al quale si cela, ma neppure troppo, solo rozza speculazione. In questa demolizione ma anche in altre "opere" pubbliche nel tessuto storico e nel paesaggio, che richiamano la categoria della stupidità, allo stato puro, abbiamo l'automobile che s'impone e crea quelli che qualcuno ha definito "una società di sedentari motorizzati".
La civiltà moderna, igiene, viabilità, non sono che scuse alla mania distruttiva, al desiderio di lucro, all'ignoranza e al cattivo gusto, nonché al narcisismo di qualcuno che ambisce ad essere visto e ricordato come il più "bravo".
Le buone amministrazioni non demoliscono, restaurano. Pezzi fondamentali della nostra storia e delle nostre origini sono già stati totalmente cancellati, questa è un'altra tessera verso una "demolizione" della nostra identità. Lancio quindi un appello a chi si sente "Bolbenato" a riflettere a lungo su ciò che stanno per fare i "nuovi barbari" del terzo millennio.