Referendum per la Fusione dei Comuni di San Lorenzo in Banale e Dorsino. Domenica 13 aprile si vota. I sindaci all'unisono: Una scelta di responsabilità per salvaguardare l'avvenire delle prossime generazioni»

Referendum fusione Sal Lorenzo e Dorsino

«Il futuro assetto della nostra Autonomia, ripetutamente messa in discussione, ha bisogno anche di azioni concrete che aiutino a farla percepire meglio all'esterno per quel che è: una grande palestra di responsabilità, una opportunità straordinaria di autogoverno. In questo senso il progetto di fusione di San Lorenzo in Banale e Dorsino cammina esattamente in questa direzione». Queste le parole di del Presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi con cui inizia la pubblicazione dedicata al Referendum che si terrà il 13 aprile e che chiamerà i cittadini di Sal Lorenzo in Banale e Dorsino a decidere sulla fusione dei comuni.
«Vorrei richiamare l'attenzione sulla a grande importanza e responsabilità della scelta che andremo a fare il 13 Aprile- aggiunge il sindaco di Dorsino Claudio Libera. «Siamo chiamati ad agire e a scegliere in prima persona quello che possiamo e dobbiamo fare noi per risolvere i problemi attuali, ma ancor di più per salvaguardare l'avvenire delle prossime generazioni, perché è nei momenti di crisi che si gettano le basi e si progetta il futuro. Tra i comuni di Dorsino e di San Lorenzo in Banale, oltre alla vicinanza geografica e all'affinità culturale, vi sono quasi cinquant'anni di gestioni associate: dall'acquedotto, all'ufficio tecnico, alla gestione del CRM, alle fognature, all'ufficio entrate, all'associazione forestale; i nostri bambini frequentano la stessa scuola dell'infanzia e la stessa scuola primaria da quarant'anni; il coro, la banda e alcune Associazioni di volontariato sono costituite da persone sia di Dorsino che di S. Lorenzo, a dimostrazione che la collaborazione e la condivisione sono una realtà già esistente».

Concetto ripreso anche dal sindaco di San Lorenzo in Banale Gianfranco Rigotti: «È precisa responsabilità di ciascuno di noi partecipare alla votazione interrogandoci su quale sia il futuro che vogliamo per le nostre comunità ed esprimendo il nostro voto il 13 aprile. Il progetto del comune unico che andremo a sottoporre al referendum, è un progetto importante e lungimirante. Già nel corso di questi ultimi decenni, il mondo commerciale, il mondo del credito ed anche quello delle associazioni di volontariato si è riunito in ambiti ed anche la pubblica amministrazione non può sottrarsi a questo spirito di unione».

Ma non solo. A preoccupare è anche la situazione economica: «La sfera amministrativa è oggi fortemente influenzata dalla crisi che sta perdurando e questo si traduce in una cospicua riduzione dei trasferimenti finanziari che impongono alle amministrazioni tagli nei capitoli di spesa e nei servizi ai cittadini. È impensabile, nella situazione attuale e con ciò che si prospetta all'orizzonte, aggravare ulteriormente i bilanci familiari con aumenti dell'imposizione fiscale. Personalmente ritengo che, anche se non è possibile per legge dettare norme alle future amministrazioni sulla gestione patrimoniale e finanziaria, sarà sicuramente auspicabile, direi d'obbligo, che siano utilizzati i maggiori introiti derivanti dalla fusione proprio per portare al minimo la pressione fiscale sulle famiglie e sarebbe un primo ma importantissimo ed immediato positivo contributo alle nostre famiglie».

Per chi invece insinua dubbi sulla solidità dei bilanci dei due comuni Rigotti rassicura: «Entrambi i bilanci evidenziano una situazione chiara, con impegni di spesa perfettamente sostenibili a prescindere dalla fusione. La scelta di unire i nostri due comuni non trova origine in questioni di natura contabile, bensì è ispirata ad una scelta di responsabilità nei confronti delle attuali ed ancor più delle prossime generazioni. Il quadro complessivo di finanza pubblica è infatti caratterizzato da una progressiva riduzione dei trasferimenti ed è quindi necessario, oggi più di ieri, assumere tutte le decisioni – anche le più difficili – che possano permettere di mantenere i servizi a favore della cittadinanza o, se possibile, di ampliarli, il tutto senza ricorrere ad incrementi della pressione fiscale su famiglie ed imprese».