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Fiavè, l'analisi di Annibale Salsa al convegno cibo e paesaggio: Quando la montagna cerca di scimmiottare la pianura fallisce. In una società dove il macro è in crisi, piccolo è bello

Annibale Salsa Ecomusei cibo paesaggio fiavè«Quando la montagna cerca di scimmiottare la pianura, fallisce». Non ha mezze misure Annibale Salsa, antropologo di fama internazionale, già presidente nazionale del Cai, nonché giudicariese di adozione, nella sua analisi sul paesaggio. «Il paesaggio è il risultato di una costruzione sociale e culturale, diverso dall'ambiente naturale. Per molti anni si è parlato di paesaggio in chiave estetizzante, neoromantica, oggi è arrivato il momento di parlarne in termini antropologici, come impegno sociale. Ogni comunità si rispecchia nel proprio paesaggio: la responsabilità delle comunità locali diventa quindi quella di tutelare il paesaggio non come qualcosa di statico ma come qualcosa in divenire. Il paesaggio si costruisce...».
E in riferimento al paesaggio giudicariese lancia un forte messaggio alla platea. Chi in montagna insegue per l'agricoltura e per l'allevamento i modelli padani, commette un grave errore, ed è destinato a fallire. «Non si può pensare di allevare le frisone in montagna, non a caso i montanari hanno selezionate le vacche più adatte ai loro luoghi, la bruna, la grigia, la Rendena... animali piccoli adatti alla montagna».
Una considerazione, che detta a Fiavè, colpisce nel segno e apre una ferita ancora aperta, dolorosa e difficilmente rimarginabile. Sull'onda del miraggio di poter competere con la pianura qui si era puntato sulla mozzarella e quindi sulle vacche che potevano produrre il maggior numero di litri di latte. Una politica, incentivata imprudentemente anche dal mondo della cooperazione trentina, che ha portato ad un depauperamento del territorio e al fallimento di un modello produttivo industriale lontano da quello che la terra del Bleggio e del Lomaso potevano sostenere.

Maso Pacomio interno Giudicarie.com  cibo e paesaggio

«C'è una responsabilità etica e politica. Tutto si trasforma in un mattino. Siamo pieni di non luoghi. Abbiamo rimosso il bello, perché gestirlo è impegnativo...» lancia messaggi e stimoli Salsa. «Abbiamo ereditato nelle Alpi, uno spazio abitativo che ha più di mille anni, che risale a quando la grande colonizzazione medievale ha trasformato i terreni in paesaggi coltivati». La tradizione, intesa come innovazione riuscita, (non come adorazione della cenere), ha permesso in un processo millenario di forgiare il contadino, che si trova in un ruolo antitetico a quello dell'agricoltore, figlio dell'industrializzazione dell'agricoltura della pianura. Il paesaggio trentino era salvaguardato dalle regole, dove le regole erano consuetudini, che erano state incorporate senza la necessità di scriverle. Le regole erano vissute, rispettate, perché chi rispettava le regole rispettava la sacralità del territorio. Chi non le rispettava era un profanatore. Il limite era imposto dai mezzi. Non si disboscava troppo, non si sfruttava troppo il terreno. Oggi le macchine ci permettono di andare oltre al limite. Il rispetto del limite diventa quindi un fatto etico»

Il paesaggio diventa quindi un'istanza eco politica, dove rialfabetizzare i giovani, è un punto essenziale per poter pensare ad uno sviluppo etico e sostenibile. «Abbiamo rimosso la storia e la geografia dalla scuola... ». Ma, la cultura paga, non è qualcosa per anime belle. Siamo abituati a parlare di prezzo e non di valore». Quindi in una società dove il modello macro è in crisi c'è bisogno di un'inversione di marcia in cui ci sia la riscoperta del «piccolo è bello», modelli di piccola dimensione e piccola scala che permettano un connubio equilibrato, tra uomo, sviluppo, tradizione e territorio.