
Strano, ma vero. Il superdotato sistema di soccorso Trentino, capace di intervenire in men che non si dica, "per cielo, per mare e per terra", invidiatoci da tutte le regioni italiane, non dispone di centrali operative che dialogano tra di loro. "Ci vuole un numero unico". Dice, il comandante distrettuale dei vigili del fuoco delle Giudicarie Giampietro Amadei. Lo dice in alcune lettere all'assessore Mellarini e ai vertici della Struttura. Lamenta la mancanza di un numero "unico" per il soccorso.
Un problema grave. Che spesso fa muovere i suoi uomini quando l'emergenza è passata. Il 115 dei Vigili del fuoco e 118 dell'emergenza, nell'era della comunicazione globale, dove basta un clic per aprire una finestra sul Mondo, non sono interconnessi. E invece di creare un servizio si va nella direzione opposta. "Mortificando, oltretutto, uomini valenti che dedicano alla comunità disponibilità e tempo libero". I solleciti sono stati messi nero su bianco in alcune missive inviate ai superiori. Di cui finora non c'è risposta. "I miei comandanti – scrive Amadei - non sopportano più di essere chiamati dai loro sindaci, dai carabinieri, dai giornalisti, dai semplici cittadini preoccupati, magari perché in quell'area hanno parenti a lavorare, e non possono dar loro una risposta su quanto sta accadendo". "Se non s'inizia a scrivere qualche procedura, e non la si fa rispettare, prima o poi il giocattolo si rompe".
Il giocattolo, in questo caso, è il corpo dei pompieri (più di 1.200 uomini in Giudicarie) più di una volta messo al corrente a tempo scaduto. E gli esempi pratici sono contenuti nelle lettere appese all'albo di alcune delle 37 caserme della valle, a cui però l'ispettore distrettuale, interpellato, dà solo una valenza provocatoria. Da buon pompiere butta acqua sul fuoco. "Lettere di stimolo" dice. Il problema però esiste. E riguarda tutta la provincia. "In Trentino il sistema di soccorso funziona – spiega l'ispettore – disponiamo di un servizio efficiente al 99%". Il numero unico, sostiene, sarebbe solo la ciliegina sulla torta, e ci metterebbe alla pari di tutti i Paesi europei, dove il numero unico c'è da tempo. Il tenore delle lettere però è meno conciliante.
"Da poco prima delle 15.00 – dice una lettera del 13 giugno – mezzi del soccorso alpino operano nel mio distretto in val di Breguzzo per la ricerca di una persona. Il problema è che, con un elicottero in operazione, la centrale del 115, fino alle 16,30, quando l'abbiamo chiamata dal 118 non sapeva nulla, e anche quando la ragazza è stata trovata alle 17,45, i dati che hanno non sono ufficiali". Altri ragguagli, in uno scritto dell'11 agosto. "Riscontro purtroppo anche oggi l'ennesima lacuna del nostro sistema". Anche qui c'è un soccorso in ballo. Questa volta in val di Daone. Le operazioni sono in corso dalle ore 13,00. "La nostra centrale operativa anche questa volta non sa nulla. I vigili del fuoco di Daone sono allertati per supporto elicottero in Bissina alle 17,00. Partenza immediata di una squadra. Ma, a metà strada l'elicottero li sorvola in fase di rientro. Devono tornare indietro". "Ora – si sfoga nella missiva il comandante che, a parole però usa toni più accomodanti – non si comprende come mai non si voglia o non si sia capaci di far partire una centrale unica di cui tutti riconoscono la necessità".
"Non importa – scrive Amadei – se per tre giorni abbiamo cercato un povero pensionato sul Durone e i meriti vanno agli altri; non importa se gli unici veramente impegnati come volontari, cioè senza percepire nulla, sono i VVF; non importa se i Vigili del Fuoco vanno sui giornali solo quando sono finanziate le caserme e il numero di chiamata dalla centrale è ancora sconosciuto". Il problema – scrive l'ispettore – è che i vigili sono volontari, e danno l'anima per ciò che fanno, lasciano il lavoro e rubano tempo alle famiglie 24 h su 24".
Per questo sarebbe opportuno che anche in Trentino la chiamata facesse capo a un'unica centrale, capace di allertare in contemporanea tutti gli addetti del soccorso. Essere l'ultima ruota del carro, evidentemente, non piace a nessuno. Tantomeno a chi mette a disposizione anima e "Corpo" per la comunità.