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Un medico che fa domanda solo per Tione e vuole restare lì mi fa pensare molto. Marco Ioppi presidente ordine dei medici

Marco IoppiUn medico che fa domanda solo per Tione e vuole restare lì mi fa pensare molto. A dichiararlo in un' intervista apparsa su Il Trentino nei giorni scorsi il presidente dell'Ordine dei medici Marco Ioppi, che alla domanda se "per trovare medici disposti a lavorare negli ospedali di valle l'Azienda emanerà bandi ospedale per ospedale" ha risposto: «La difficoltà c'è sempre stata ed è comprensibile: in un piccolo ospedale c'è poca casistica e si è isolati anche culturalmente . Ricordo che dovevamo fare 2-3 concorsi all'anno perché c'erano medici che appena trovavano posto altrove se ne andavano. Mancano medici per via del numero chiuso, le borse di studio all'Università di Verona sono insufficienti rispetto alle nostre necessità e dobbiamo importare specialisti, ma per noi è difficile essere competitivi. Il timore è che nelle valli finiscano i medici meno bravi, e dovremo tenerceli perché ne abbiamo bisogno. E badi, non è una questione di provenienza geografica. I medici competenti crescono e giustamente ambiscono ad altro».
Una risposta che se da un lato mette in evidenza le difficoltà di un medico che deve decidere di accettare un posto in periferia  dall'altro sembra sottointendere anche che nella visione comune di molti medici non vi sarebbe al primo posto solo la cura del paziente ma il fare carriera, cosa quasi impossibile in periferia dove è difficile una crescita professionale. Ma non è stata l'unica affermazione di peso del primario di ostetricia e ginecologia a Rovereto e direttore del dipartimento materno-infantile dell'Azienda sanitaria, dal 2011 al 2013 responsabile del reparto di ostetricia di Tione contenuta nell'intervista rilasciata al Trentino.
Alla domanda cosa ne pensa sui punti nascita Ioppi ha risposto: «.. gli standard di sicurezza non sono stati messi a caso e dobbiamo offrire servizi non dettati da esigenze localistiche e di consenso. Non possiamo proporre una qualità al ribasso, ma un modello che sia di esempio, valutando costi e benefici. Un bambino che nasce con dei danni è un danno incalcolabile non solo per la sua famiglia. Vent'anni fa era giusto affidarsi a un'organizzazione che puntasse sulla rete, con interventi anche estremi. Oggi si è alzato il livello di complessità, le richieste dei pazienti sono aumentate, la risposta che ci si aspetta è un'altra».
Ed ha aggiunto: «La salute è il bene più prezioso che abbiamo, non è una spesa ma un investimento. Ma oggi con responsabilità non si può dire che dopo questo riassetto tutto è uguale a prima. Capisco le difficoltà enormi, ma un politico deve avere l'onestà e l'umiltà di dire "siamo stati travolti e non possiamo più garantire quello che ieri avevamo promesso". Altrimenti si ingannano i cittadini, e ancora più grave è che si ingannano i cittadini più deboli». Dove sta l'inganno? «Siamo arrivati a un punto paradossale. Su una popolazione di 500 mila abitanti del Trentino, ce ne sono circa 300 mila a cui, seppur per un periodo limitato si dice, offriamo un servizio sanitario precario. Ospedali di periferia che non sono più ospedali ma ambulatori, perché mancano figure di riferimento per fronteggiare situazioni di rischio. Quando mancano gli anestesisti e i ginecologi, resta un medico di pronto soccorso ad assumersi tutta la responsabilità. E oggi nei Pronto soccorso abbiamo medici terrorizzati. Se si togliessero il camice io li capirei. Non aspettiamo il morto, dobbiamo guardare in faccia la realtà».

 

Leggi l'intervista integrale sul Trentino