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Mons. Antonio Riboldi... giudicariese. Il ricordo di Mario Antolini Muson

MONSIGNOR RIBOLDI a Tione


A 94 anni di età è scomparso mons. Antonio Riboldi, ricordato e commemorato in tutta la Penisola per la sua vita pastorale ad Acerra e la sua dedizione ai terremotati del Bèlice ed in costante aperta lotta contro la malavita locale, tanto che viaggiava sempre sotto scorta. Passò numerose sue vacanze estive in Giudicarie, ospite di una famiglia amica di Breguzzo, ma sempre disponibile ad incontri pubblici presso le parrocchie o con varie associazioni valligiane. A Tione portò al campeggio estivo della Madonna del Mont i sui ragazzi diseredati dalla zona tormentata del Bèlice. La sua persona semplice, pur nella sua autorevolezza ecclesiastica e culturale, si intratteneva piacevolmente e familiarmente con tutti con il suo fare bonario e socievole, sempre disposto a distribuire buone parole e sagge considerazioni.
Ho avuto modo di conoscerlo personalmente ed anche di presentare una sua pubblicazione, in un incontro pubblico in piazza Cesare Battisti a Tione. In computer mi sono ritrovato un articolo del 2001 dopo un incontro a Carisolo, nel quale credo di aver condensato una minima parte della sua eccezionale personalità e mentalità. Mi permetto riproporne le parti essenziali quale dovuto omaggio e dovuta riconoscenza per quanto mons. Riboldi ha lasciato di lui anche in terra giudicariese.

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Domenica 19 agosto 2001 a Carisolo. Ci si è incontrati alla "Madonna del Potere", nella chiesetta all'imbocco della Val Genova, dove il Presule ha concelebrato la santa Messa con il direttore di Vita Trentina don Ivan Maffeis. Il plurimillenario rito cristiano della "fractio panis" si è ripetuto nel raccoglimento e nella semplicità, dove la concentrazione e la personale riflessione su "quello che si stava vivendo" erano palpabili e visibili a un tempo. Le parole della Scrittura, le formule del sacro Rito, le invocazioni ed i simboli della Liturgia... tutto un insieme di parole e di segni vivificati, poi, dalla parola suasiva del celebrante. Non un discorso celebrativo e altisonante, ma solo "parole" illuminanti e persuasive per "sapersi mettere in discussione" nel riconoscimento dei "segni del tempo", con una reale capacità di "sentire in sé stessi l'angoscia di fronte all'avanzarsi del male che si affaccia con sempre più sfacciata presenza e del bene che non si attua": una intima "angoscia" quale "prezzo della verità e della salvezza" sempre protesi "a non diventare schiavi di nessuno" ma talmente attenti e pronti a saper soprattutto "svegliare le coscienze". Poche parole colte al volo e rimaste impresse nella mente, certamente capaci di far riemergere nell'area della memoria sensazioni e motivi per rinverdire le personali scelte nella costante - sempre rinnovabile - quotidianità.
Quindi - nella signorile ospitalità della "Vecchia Segheria" di Dario Poli - l'incontro conviviale caratterizzato dall'amichevole rapporto dei numerosi convenuti attorno a monsignore. Il "convivio",vissuto come momento di amicizia, di serenità, di valorizzazione di ciò che si è e di ciò che si vuol essere nell'ambito di una comunità di animazione cristiana, che vuole farsi presente nel contesto sociale per "svegliare le coscienze" attraverso una quotidianità perfezionabile nei rapporti interpersonali e nella testimonianza di professionalità curate al massimo possibile. Fra una pietanza e l'altra, fra un bicchiere e l'altro, il crearsi di un'atmosfera soffusa di esperienze personali, di amicizie vissute, di ansie nel tentativo costante di essere testimoni affidabili nel "Bene", di scambi di esperienze nella società e nella famiglia: un clima di amicizia serena ed espansiva non già all'insegna dello sport, della politica, del moderno chiasso, ma soffuso di quell'intima "angoscia del Bene" che preme dentro e che vorrebbe e dovrebbe esternarsi il meglio possibile.
Non è mancato il tempo della riflessione, vissuto in un "dialogo aperto" fra le domande dei presenti e le risposte di mons. Riboldi. Domande di attualità su temi scottanti, ma vitali: "Il G8 a Genova: fatti e riflessioni"; "Il caso del vescovo Melino e la posizione della Chiesa"; "Il perdono che chiede la Chiesa ed i fatti del tempo che suscitano perplessità nel cristiano, specie nei giovani". Temi scottanti sui quali, per quasi un'ora, monsignore si è soffermato con pacatezza e con il suo equilibrato commento. Osservazione di fondo: "I mezzi di comunicazione - i mass-media - sono fuori strada: volutamente, o no, restano lontani dalla realtà delle situazioni e dalle loro motivazioni, quando addirittura non perseguano volutamente specifiche finalità fuorvianti, che allontanano l'opinione pubblica (il lettore) dalla 'verità'; quindi...". Piace riportare qualche frase che può costituire motivo di incoraggiamento e di supporto nel proprio personale quotidiano. Parlando di quanto accade nel mondo - e presente nell'attualità costante della comunicazione universale - monsignore osservava che "non ci rendiamo conto che stiamo cadendo in basso, nel dissolvimento", ma nel contempo incoraggiava: "Il mondo comincia adesso (...), abbiamo con noi giovani meravigliosi, di cui non si deve far mercato, ma che vanno seguiti facendoli parlare, sapendoli ascoltare, vivendo con loro la loro realtà e sapersi mettere nei loro panni... Starà a loro fare le loro scelte nella libera responsabilità individuale"; e concludeva: "Avere il coraggio di guardarsi in faccia... e sapere scegliere e vivere la pedagogia dell'esempio!".
Parole che sono state ascoltate, parole che ciascuno ha portato via con sè. Fra le tante, solo alcune sono state qui ricordate, ma unicamente per dare testimonianza di una serata che potrà avere il suo seguito soltanto nell'impegno - rinnovato - di una fedeltà ai princìpi ed alle finalità che mons. Riboldi ha invitato a condividere ed a portare avanti "tutti insieme" negli ambiti che a ciascuno ed a ciascuna di noi è dato di vivere con sincerità e soprattutto con la maggior "competenza" possibile e con una "generosità" di cui monsignore ha saputo dare un luminoso esempio.

Mario Antolini Musón