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Notizie dal Trentino

"Cose da non credere. L'Italia che non c'è nelle statistiche". Oscar Giannino ha presentato il libro di Dalla Zuanna e Weber

oscar giannino festival economia

È vero che non ci sono più le famiglie di una volta? Che l'invecchiamento della popolazione impoverisce un Paese? Che in Italia ci sono troppi immigrati? Sollecitati dal giornalista Oscar Giannino, Guglielmo Weber, professore di Econometria all'Università di Padova e direttore del nuovo Centro Studi Economici Antonveneta, e Gianpiero Dalla Zuanna, professore presso le facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze Statistiche dell'Università di Padova, autori del libro "Cose da non credere", hanno parlato di un'Italia che non si trova nei dati statistici.

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Eric A. Hanushek: "La crescita di un paese è strettamente connessa al grado della sua istruzione"

Eric A. Hanushek al Festival dell'Economia
"Stiamo derubando i nostri figli?" A questa domanda, Eric A. Hanushek della Stanford University, nella sua relazione al Festival dell'economia 2012, non ha dato risposta, ma ha stimolato una serie di importanti interrogativi e soprattutto ha provato, dati alla mano, come investire sui giovani sia determinante per l'economia di un Paese e come la crescita della sua stessa economia sia strettamente connessa al grado di istruzione.

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Macchè giovani bamboccioni: nell'Italia delle scarse opportunità, difficile diventare grandi

Carlo Buzzi al Festival dell'Economia di Trento

I giovani italiani negli ultimi anni sono stati nel mirino di molti politici che dal loro pulpito li hanno definiti bamboccioni e persino "sfigati". Appellativi che hanno spaccato l'opinione pubblica ma che hanno anche attirato l'attenzione su quella "sindrome del ritardo" che affligge il mondo giovanile in Italia. Ma la colpa non è loro, almeno non solo, ma di una società che spesso è incapace di offrire opportunità e prospettive come emerso dall'incontro di oggi nell'Aula Kessler della Facoltà di Sociologia. Dal mondo della scuola a quello del lavoro fino alla scelta di lasciare il tetto famigliare per crearsi una vita propria la crescita del giovane italiano è davvero ad ostacoli e raggiungere l'indipendenza, quasi, un'impresa.

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La scuola italiana è un rischio per le generazioni future. I difetti e i ritardi del nostro sistema educativo ai "Dialoghi" del Festival dell'Economia

Simonetta Fiori Andrea Gavosto Elena Ugolini
Negli ultimi centocinquant'anni la scolarità in Italia si è avvicinata a quella dei Paesi più avanzati. Per contro, negli ultimi due decenni, la scuola non fornisce più mobilità sociale. La conoscenza è trasmessa sull'appartenenza sociale anziché sul merito. La formazione del capitale umano, sia dal punto di vista della qualità che dell'equità, registra un enorme ritardo. I risultati sono disastrosi. Siamo in fondo alla graduatoria per quel che riguarda l'insieme di competenze e il nostro tasso di abbandono scolastico è tra i più elevati in Europa. Il costo economico e sociale è salato e impone interventi urgenti. Se ne è parlato ai "Dialoghi" del Festival dell'Economia: dove nascono i ritardi della scuola italiana, l'argomento.

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Robert Holzmann: " La riforma Fornero? Un modello per l'Europa, garantisce la solvibilità del sistema anche in condizioni demografiche ed economiche avverse"

Robert Holzmann Roberto Petrini

La riforma delle pensioni varata dal governo Monti? Un modello per l'Europa che ha sì bisogno di qualche aggiustamento ma che ha "caratteristiche promettenti", e che offre "incoraggianti lezioni" ad altri paesi europei, alcuni dei quali (Svezia, Polonia, Lettonia) lo stanno già adottando. A stendere un tappeto rosso per il ministro Elsa Fornero, che interverrà domani al Festival dell'economia, è Robert Holzmann, austriaco con bisnonna trentina, ma soprattutto uno dei massimi esperti in materia previdenziale. Intervenendo al Festival per rispondere alla domanda se "devono altri paesi imitare il nuovo sistema pensionistico italiano", Holzmann non ha dubbi: "Il sistema a contribuzione definita (NDC) introdotto dall'Italia garantisce la solvibilità del sistema anche in condizioni demografiche ed economiche avverse, evita alti costi di transizione ed è estremamente corretto e giusto in quanto garantisce alle persone che, al momento di andare in pensione, quanto hanno pagato riceveranno, niente di più e niente di meno".

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Crescita, la spinta debole dei governi per il nuovo corso europeo. Al Festival dell'economia il forum tra imprenditori, economisti e finanzieri

Alessandro Profumo Lucrezia Reichlin

La fragilità economica e finanziaria dell'area Euro ha indebolito le basi dell'Europa. Lucrezia Reichlin, docente di economia alla London Business School, certifica in apertura del Forum "Crescita in un'economia matura", il malessere del Vecchio Continente e le incertezza dei Governi. A rendere tutto più complicato concorrono le forti differenza tra i Paesi europei, in termini di infrastrutture, tassazione e politiche industriali. A differenza del Dopoguerra, quando proprio i Governi intervenivano per rilanciare l'economia e la crescita, oggi le Autorità centrali faticano a mettere in campo misure concrete ed efficaci. Sul palco del Teatro Sociale di Trento, il Festival ha raccolto il meglio del mondo imprenditoriale, economisti e finanzieri, ed ogni ha riproposta la propria ricetta per la crescita economica.

Fautore di un ruolo attivo dei governi in economia e, soprattutto, a sostegno della crescita economica è Barry Eichengreen, docente di economia dell'Università di Berkeley (California): "I governi devono sostenere la crescita ma oggi non stanno portando avanti gli interventi più giusti. E' necessario cambiare modalità e strategie per sopperire al mercato: non servono sussidi alle imprese ma alle attività di ricerca e sviluppo; la politica industriale deve sostenere la piccola e media impresa ed i cluster industriali. Infine, la crescita economica richiederà maggior sostegno alla formazione e istruzione".
Francesco Caselli, docente di Economia alla London School of Economics, sottolinea la difficoltà dei governi europei ad intervenire con economie in grado di rilanciare la crescita economica: "Serve una politica industriale in grado di individuare il settore in grado di trainare il resto dell'economia. Ma questo è solo un primo, superficiale approccio. La crescita è però il risultato di alcuni caratteri che, messi assieme, sono in grado di rilanciare il volano economico: concorrenza, competenza, infrastrutture e legalità".
Alleggerimento della pressione fiscale per far ripartire i consumi, e liberalizzazione dei mercati: è questa la ricetta dell'imprenditore e, in particolare, di Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia. Bertoluzzo insiste, infine sugli indicatori aziendali legati alla produttività e flessibilità, merito e performance: "Indici che vedono l'Italia troppo indietro nella classifica internazionale".

Barry Eichengreen Alessandro Profumo
Il ruolo di "pessimista della giornata" spetta ad Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit: "Per cresce bisogna che la cosa sia viva. Servono decisioni forti e rapide, non possiamo aspettare o interrogarsi sui possibili effetti degli interventi, perché rischiamo di vedere l'Europa cadere. I governanti e i banchieri devono sono chiamati ad assumersi il rischio di intervenire. Per fortuna, nel caso della Grecia, ci sono le elezioni e saranno gli elettori a decidere sulla permanenza dentro la Comunità europea. Non c'è più tempo perché presto potrebbe toccare a Portogallo, Spagna e, forse, Italia.
Quanto al sistema bancario, Profumo non ha dubbi: "Il sistema economico deve essere meno bancocentrico" e difende le banche, accusate di non prestare denaro in momenti di crisi: "Alla banche non conviene prestare soldi. In futuro le aziende avranno meno banche di riferimento e le banche avranno meno clienti.
banche dovremo imparare il mestiere del cliente e intervenire, così come le aziende.
Ill ruolo difficile di difensore delle Banche centrali tocca a Benoît Cœuré; membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea: "Siamo noi a garantire la crescita a medio e lungo termine. L'euro è stato di enorme vantaggio ai paesi europei e dell'area mediterranea, ma ora dobbiamo stabilizzare questa moneta e favorire la libera circolazione di capitali tra Paesi, così come migliorare il mercato finanziario e dei capitali".

H.B.J Leemans: "Economia e cambiamenti climatici sempre più interconnessi"

H.B.J. RIK Leemans
"Tutta la società dev'essere coinvolta per agire sul cambiamento climatico e più si aspetta più tutto questo sarà costoso e difficile". Lo studioso H.B.J Leemans, intervenuto oggi a Rovereto, ha parlato dei grandi cambiamenti che sta vivendo il pianeta invitando alla sinergia tra ecologia e economia.

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Infanzia e famiglia: le grandi sfide da affrontare nell'Italia delle disuguaglianze

Francesco Billari

E' un Paese chiamato a confrontarsi con croniche mancanze e problemi ormai non più procrastinabili quello che emerso nei primi tre "Incontri con l'autore" del Festival dell'Economia. I problemi sono quelli dei minori raccontati nel libro "Atlante dell'Infanzia (A rischio)" con dati inquietanti relativi alla povertà in questo terzo millennio. Altro aspetto importante è quello che lega la famiglia ed il welfare analizzato nel libro di Francesco Billari "Teniamo famiglia. Politiche di sostegno: che cosa si può fare di più e meglio". E anche qui si evidenzia una situazione in progressivo deterioramento se non si prendono decisione coraggiose per una vera riforma. Daniele Cecchi nel suo "Disuguaglianze Diverse" propone un'analisi delle tante disuguaglianza, da quelle di reddito, di genere a quelle legate ai consumi, alla salute e della tassazione, con cui ci confrontiamo nel nostro quotidiano.

E' un ricerca che non può certo lasciare indifferenti quella proposta nel libro "Atlante dell'infanzia (A rischio)" scritto per Save The Children da Giulio Cederna e Raffaela Milano. Un volume che questa mattina è stato al centro del primo appuntamento del Festival per "Incontri con l'autore" nella Sala conferenze della Fondazione Kessler con la discussione animata anche, oltre che dagli autori, dagli interventi di Valeria Manieri e Giorgio Meletti. Nel libro si ricostruisce, con una mappa informativa accurata ed estremamente precisa, la storia dei bambini in Italia dal Risorgimento ai giorni nostri. Accanto a tante curiosità come quelle legate ai luoghi in cui giocano i bambini o magari a quante ore della giornata possano trascorrere davanti alla televisione, ci sono poi i dati più drammatici. Il primo, sottolineato anche da Valeria Manieri dirigente nazionale dei Radicali Italiani, è il fatto che almeno un quarto dei minori oggi in Italia siano, in questo 2012, a rischio povertà. Questo in un quadro, altrettanto grave, di una nazione divisa a metà in cui la grave situazione dell'occupazione femminile, nel contesto di un welfare sempre più debole, ha forti ed inevitabili ricadute anche sulla qualità della vita dei minori.
Proprio quella del welfare diventa dunque una delle sfide più urgenti ma in questo momento di crisi e di mancanza di risorse la situazione di potrebbe ulteriormente deteriorare ed una povertà destinata a dilagare fra le famiglie che hanno più minori nel loro nucleo. Giorgio Meletti, giornalista de "Il Fatto Quotidiano", ha evidenziato invece alcune chicche del libro come quella legata al fatto che siano i bambini del Sud quelli ad uscire in maniera minore dalle mura domestiche per giocare mentre la provincia in cui i bimbi giocano maggiormente all'aperto è il Trentino.
Sia Raffaella Milano che Giulio Cederna hanno voluto sottolineare come vi siano nodi irrisolti che l'Italia si trascina da anni e che devono essere risolti. Fra questi quello , eclatante, degli oltre cinquecentomila minori nati nel nostro Paese da immigrati e che non hanno diritto di cittadinanza. Nel pomeriggio Francesco Billari, ordinario di demografia all'Università Bocconi, ha presentato il libro "Teniamo famiglia. Politiche di sostegno: che cosa si può fare di più e meglio", in un confronto con Lorenzo Robustelli, giornalista de "Il Secolo XIX" e Alessandro Rosina, demografo alla Cattolica di Milano. Un volume che fin dal titolo punta ad individuare un possibile nuovo modello di welfare in Italia in grado di rispondere ai nuovi modelli di famiglia. Modelli assai diversi da quelli del passato che richiedono nuove risposte magari guardando anche alle soluzioni collaudate da altre nazioni nel mondo.
"In tempi di crisi, e di drastici tagli alla spesa pubblica - scrive Billari - dove resta ancor più centrale la politica verso le famiglie. Investire nei bambini, nelle donne e proteggere i soggetti deboli sono investimenti centrali per la società e per l'economia del presente e, soprattutto, del futuro". Billari ha sottolineato come il suo libro sia basato sui dati del rapporto OCSE ed essi siano riferiti al periodo prima di questa crisi evidenziando come siano purtroppo da leggere in una maniera ancora più negativa per un'Italia quasi sempre fanalino di coda a livello globale quando si parla di welfare. Una sfida cruciale dunque quella legata alle politiche per la famiglia che deve portare anche a delle scelte importanti anche nell'analisi dei pro e i contro del modello liberale e del modello socialdemocratico. L'obiettivo è quello di per andare oltre, per sperimentare e tracciare nuove strade possibili. Ma una scelta va fatta ed appare sempre più urgente e non più procrastinabile.
L'ultimo spazio della prima giornata del Festival per gli "Incontri con l'Autore" è stato dedicato a Daniele Cecchi e al suo "Disuguaglianze Diverse". Insieme all'autore ne hanno discusso Andrea Brandolini, docente alla Statale di Milano, Linda Laura Sabbadini, del Dipartimento per le Statistiche sociali ed ambientali dell'Istat e Michele Salvati docente di Economia politica alla Statale di Milano. Tantissimi gli spunti offerti da un volume che affronta le diverse dimensioni in cui si manifesta la disuguaglianza nella vita delle persone in Italia. L'obiettivo principale è quello di mostrare come tale fenomeno non è riconducibile a una sola chiave di lettura, interrogandosi sulle politiche che possono essere intraprese per ridurlo a livelli accettabili.
Fra i problemi più gravi quello legato alla mancanza di mobilità sociale in Italia come ha sottolineato Linda Laura Sabbadini:"Questa mobilità non ci può essere senza un percorso equo nella formazione che nel nostro Paese è ancora condizionato pesantemente dalla classe sociale di appartenenza di ogni persona".Importante anche evidenziare come lo stesso concetto di disuguaglianza abbia più dimensioni e non si possa parametrare la qualità della vita delle persone solo in base al loro reddito.

Festival Economia. La diversità intergenerazionale come motore dell'impresa

Tra conflitti e opportunità, l'incontro-scontro fra generazioni in azienda. Velocità, pluralità di canali, voglia di innovare e confidenza con le nuove tecnologie: ecco il patrimonio di competenze che i giovani portano in dote alle aziende. Bonvecchio (Giovani artigiani del Trentino): «La contaminazione, anche se difficile è fondamentale per superare l'omologazione. Sulle spalle delle precedenti generazioni, i giovani possono lanciare le aziende». Odorizzi (Giovani imprenditori): «Allenarsi ad andare d'accordo va a tutto beneficio dell'azienda».

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