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Ecco il resoconto del presidente Dellai al consiglio provinciale dell'incontro avuto con Monti

lorenzo Dellai Mario Monti

Il presidente della Provincia Lorenzo Dellai ha informato oggi, come annunciato, il Consiglio provinciale sull'esito dell'incontro avuto con il presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti. Nel suo intervento - che riportiamo sotto integralmente - Dellai ha ricordato i contenuti dell'accordo di Milano, il nuovo quadro di impegni e di richieste di ulteriori concorsi finanziari successive a tale accordo rivolte dallo Stato alle due province autonome di Trento e di Bolzano, e le richieste avanzate invece dalla Provincia autonoma allo Stato in occasione dell'incontro con il capo del governo.

«Signor Presidente, Colleghe e Colleghi,

ho aderito immediatamente e convintamente alla richiesta del Presidente del Consiglio provinciale di riferire all'Aula circa i contenuti del recente incontro con il Governo sui temi dei rapporti finanziari con lo Stato.

La Giunta è convinta, infatti, che si tratti di un passaggio decisivo per il futuro della nostra Comunità.

Riferisco pertanto quanto abbiamo prospettato al Governo, in piena sintonia con la Provincia autonoma di Bolzano, nell'incontro del 2 febbraio 2012, a seguito del quale il Presidente Monti ha incaricato il Ministro per gli Affari Regionali di istituire un tavolo specifico di trattativa.

Con l'Accordo di Milano è stata operata una ridefinizione complessiva dei rapporti finanziari con lo Stato che ha dato luogo alle modifiche delle norme finanziarie dello Statuto di autonomia. La revisione ha ridisegnato la finanza delle Province secondo i principi sanciti dalla Legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale, stabilendo inoltre le modalità con cui le Province concorrono agli obiettivi costituzionali di perequazione e solidarietà.

In conseguenza la revisione dell'ordinamento ha previsto l'eliminazione delle poste finanziarie attribuite alle Province non più compatibili con il quadro finanziario conseguente all'attuazione del federalismo (quota variabile, somma sostitutiva dell'Iva all'importazione, trasferimenti sulle leggi di settore), la ricomposizione delle devoluzioni spettanti alle Province e alla Regione Trentino-Alto Adige sulla base dei nove decimi dei soli tributi afferenti produzioni, consumi e trasferimenti di beni originati dal sistema economico locale. Infine, in attuazione dei principi di perequazione e solidarietà le Province hanno assunto nuove competenze di spesa ed oneri aggiuntivi per i comuni di confine pari a 100 milioni annui per ciascuna Provincia.

Il concorso al riequilibrio delle finanza pubblica è stato poi assicurato, oltre che con gli effetti delle misure sopra indicate, anche con la previsione di accordi annuali per il patto di stabilità.

In conclusione, l'Accordo di Milano ha consentito i seguenti miglioramenti per la finanza pubblica:

L'Accordo di Milano è stato definito sulla base degli scenari di finanza pubblica antecedenti alla crisi economico-finanziaria che ha interessato l'economia mondiale e soprattutto alla crisi della finanza pubblica italiana originata dalle problematiche dei debiti sovrani e dalla crisi dell'euro e prima della definizione costituzionale dell'obbligo di pareggio di bilancio entro il 2013.

Il Governo nazionale ha approvato le manovre di finanza pubblica necessarie per il conseguimento di un duraturo riequilibrio della finanza pubblica del Paese. Le manovre già decise risultano già idonee a garantire il pareggio del bilancio dello Stato nel 2013 e la permanenza dell'equilibrio anche negli anni successivi.

In attuazione degli impegni assunti in sede comunitaria è in corso inoltre una modifica della Carta costituzionale, già approvata in prima lettura dal Parlamento, che assume l'obbligo del pareggio di bilancio dello Stato ma anche delle altre amministrazioni pubbliche e che intoduce limitazioni all'indebitamento, quali criteri fondamentali di regolazione della finanza pubblica.

E' pertanto un quadro profondamente modificato che segna una netta separazione delle condizioni di governo della finanza pubblica italiana a decorrere dal 2011 rispetto agli esercizi precedenti.

Ai fini della profonda operazione di risanamento finanziario dello Stato è stata posta l'esigenza di una ristrutturazione complessiva degli assetti finanziari pubblici del Paese originando anche per le autonomie speciali impatti di straordinario rilievo, in particolare:

L'intervento statale è stato perseguito con norme di legge ordinaria che si pongono in contrasto con l'assetto statutario delle competenze riconosciute alla Regione ed alle Province autonome dallo Statuto speciale e dalle relative norme di attuazione.

In particolare, pur essendo destinate alle esigenze di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, le riserve all'erario delle maggiori entrate tributarie non sono riconducibili alle condizioni in cui è ammessa la riserva all'erario del gettito derivante da maggiorazioni di aliquote o dall'istituzione di nuovi tributi ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 268 del 1992, né risultano rispettose del principio di leale collaborazione, del principio consensuale e dei meccanismi paritetici definiti nella normativa di attuazione statutaria (decreto legislativo n. 268 del 1992 che definisce specificamente le modalità con cui le predette riserve possono operare nei confronti delle Province autonome).

Analogamente, la previsione di misure predefinite unilateralmente dallo Stato quali misure al concorso del patto di stabilità interno, o quali ulteriori misure di concorso al risanamento della finanza pubblica, accompagnate da specifiche misure di accantonamento delle entrate spettanti per Statuto alla Regione ed alle Province autonome, senza un preventivo accordo con le predette autonomie speciali, si pongono palese in violazione delle specifiche regole definite nello Statuto speciale, anche in seguito all'Accordo di Milano ed in particolare dell'articolo 79 dello Statuto speciale, che definisce un sistema compiuto dei rapporti finanziari con lo Stato in ordine al processo di attuazione del federalismo fiscale e di concorso al risanamento della finanza pubblica da parte della Regione e delle Province autonome di Trento e di Bolzano.

In relazione al nuovo quadro della finanza pubblica le Province autonome e la Regione Trentino – Alto Adige intendono assicurare un concorso responsabile alla necessaria manovra finanziaria di risanamento del Paese, richiedendo che lo stesso possa avvenire nel rispetto di ineludibili principi:

Nel contempo le Province e la Regione richiedono che l'accordo assicuri una migliore disciplina a taluni istituti dell'Accordo di Milano che non risultano adeguati rispetto al nuovo quadro di finanza pubblica attraverso:

a) Integrazione del nuovo Titolo VI dello Statuto (Accordo di Milano) per:

b) Approvazione della norma di attuazione statutaria in materia finanziaria del nuovo Titolo VI dello Statuto, a seguito delle nuove integrazioni;

c) Approvazione della norma di attuazione relativa alla delega in materia di ammortizzatori sociali, in correlazione con la prevista nuova riforma del mercato del lavoro.

In definitiva la proposta della Provincia si basa sui seguenti presupposti:

a)ridefinizione dei criteri di riparto del concorso a carico delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome per tenere conto dei concorsi già garantiti allo Stato in sede di attuazione dell'articolo 27 della Legge n. 42 del 2009;

b)assunzione di competenze di spesa dello Stato sul territorio provinciale;

c)eliminazione delle riserve all'Erario e degli altri concorsi richiesti;

d)riduzione del concorso al Patto di stabilità in misura necessaria per garantire la neutralità finanziaria per lo Stato.

La richiesta complessiva dello Stato per il triennio 2012-2014 finalizzata all'operazione di risanamento finanziario del bilancio statale è la seguente:

Tenuto conto del contributo assicurato con l'Accordo di Milano l'impatto per la Provincia risulta: 1.300 milioni nel 2012, 1.451 milioni nel 2013 e 1.477 milioni nel 2014.

a) La Provincia innanzitutto richiede una ridefinizione dei criteri di riparto del concorso a carico delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome che tenga conto dei concorsi già garantiti allo Stato in sede di attuazione del federalismo fiscale ai sensi dell'articolo 27 della Legge n. 42 del 2009.

Le manovre Berlusconi e Monti richiedono al comparto delle autonomie speciali un concorso complessivo per l'anno 2012 di 3.725 milioni di euro e di 4.095 milioni di euro a decorrere dal 2013.

A tal fine si rileva che solo alcune Autonomie speciali (Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Trentino Alto Adige, Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Valle d'Aosta) hanno garantito un contributo al miglioramento del saldo del bilancio dello Stato in attuazione del federalismo fiscale pari complessivamente a:

Le Regioni Sicilia e Sardegna non hanno ancora dato attuazione all'articolo 27 della Legge n. 42 del 2009.

La richiesta della Provincia consiste nel ripartire tale contributo complessivo in proporzione all'incidenza della spesa dei singoli enti rispetto alla spesa totale del comparto delle autonomie speciali. In base a tale criterio il concorso della Provincia, al netto del contributo garantito con l'Accordo di Milano, sarebbe il seguente:

b) La Provincia chiede inoltre l'assunzione delle competenze di spesa dello Stato sul territorio provinciale.

Tali spese, determinate sulla base dei dati elaborati dalla Ragioneria Generale dello Stato afferente la spesa statale regionalizzata relativa all'anno 2009 (ultimo dato disponibile), sono stimate in:

ed afferiscono ai comparti difesa, ordine pubblico, giustizia, politiche economico finanziarie (Direzione territoriale MEF, Ragioneria provinciale Stato, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane, Agenzia del Territorio), assegni / pensioni sociali (INPS).

c) La Provincia richiede altresì la rimozione delle riserve all'Erario e degli altri concorsi richiesti che sono stimati in:

A tal fine si evidenzia che la seconda manovra Berlusconi (D.L. n. 138/2011) e la prima manovra Monti (D.L. 201/2011) hanno previsto che il maggior gettito derivante dalla maggiorazione delle aliquote (giochi e tabacchi, rendite finanziarie, contributi di solidarietà, accise, imposta di bollo, attività scudate, ecc.) e dalla istituzione di nuovi tributi (es. IMU sperimentale) sia riservato all'Erario per essere destinato al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, concordati in sede europea.

Il concorso complessivo della Provincia è determinato in modo da assicurare la neutralità finanziaria per il bilancio dello Stato.

Signor Presidente, Colleghe e Colleghi,

la linea impostata dalla Giunta provinciale, in coerenza con le scelte del passato, è quella di non limitarsi ad un mero atteggiamento difensivo ma di partire dai capisaldi dello Statuto per rilanciare, nei rapporti con lo Stato, in direzione di una autonomia integrale, coerente con una Provincia che si sente "Comunità Autonoma".

L'impianto della nostra proposta può essere, infatti, riassunto come un coraggioso rilancio sul piano della piena assunzione di responsabilità: verso il nostro territorio, verso l'Italia e verso l'Europa.

Vi sono due condizioni fondamentali perché il Trentino, assieme alla Provincia autonoma di Bolzano, possa affrontare positivamente questa sfida.

La prima condizione riguarda il rafforzamento della coscienza e della cultura autonomistiche di tutti i cittadini, del senso di appartenenza e della identità della Comunità trentina.

La seconda condizione consiste nella coerente volontà di tutti ad impegnarsi per la Comunità, sia sul piano dei valori della coesione sociale e del volontariato sia su quello dello sviluppo economico.

Autonomia integrale vuol dire, infatti, piena consapevolezza dei diritti e dei doveri e percezione personale e collettiva di un destino comune che non dipende da nessun altro se non da noi stessi.

Il richiamo alla sfida della responsabilità vale in modo particolare, naturalmente, per i comportamenti delle pubbliche istituzioni dell'autonomia, Provincia, Comuni e altre loro articolazioni istituzionali, chiamate a dare il buon esempio, mettendo anche in discussione assetti consolidati per ricercare forme nuove di efficienza e di efficacia.

Questa trattativa con lo Stato sarà lunga, difficile e dovrà misurarsi con un forte e diffuso senso di ostilità nei confronti delle autonomie speciali. Tuttavia la Giunta provinciale non vede altre strade percorribili, se non quella devastante di un lento ed inesorabile declino della nostra peculiarità istituzionale e della omologazione.

Si tratta di un percorso che dovrà trovare pieno compimento nell'adeguamento dello Statuto di autonomia, nei modi e nei tempi che saranno ritenuti più opportuni: un percorso che richiede l'impegno di tutti, di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, della delegazione parlamentare, della Commissione dei dodici e di tutte le competenze tecniche di cui è dotata, per fortuna in modo eccellente, la nostra autonomia.

Da parte mia e nostra assicuro la piena disponibilità a costanti momenti di confronto e di informazione nei confronti del Consiglio provinciale».