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Notizie dal Trentino

Presentato da Accademia della Montagna il "Manifesto dei Rifugi": Rifugi e rifugisti di fronte ai nuovi frequentatori della montagna

Roberto Bolza Piergiorgio Motter Egidio Bonapace

Se la montagna è ciò che di essa ci rappresentiamo, la stessa cosa potremmo probabilmente dire del rifugio alpino. Parte da questa premessa il "Manifesto dei rifugi", documento elaborato dall'Accademia della Montagna e presentato oggi in un incontro pubblico che fa seguito al convegno "I rifugi tra tradizione ed innovazione: quale rapporto con la montagna" che si è tenuto nel maggio 2011 a Trento. Alla presenza dell'assessore al turismo Tiziano Mellarini e con i presidenti dell'Accademia Egidio Bonapace, dell'Associazione rifugi Ezio Alimonta, del Soccorso alpino Roberto Bolza e della Sat Piergiorgio Motter, anche la presentazione degli Atti del convegno e la consegna degli attestati di partecipazione ai gestori di rifugio che hanno partecipato lo scorso anno ad un corso di formazione sulla sicurezza in montagna.

In quale misura i rifugi rappresentano dunque la montagna di oggi, con i suoi nuovi modi di essere frequentata e vissuta? Il Manifesto (in allegato) - l'idea del quale è stata anticipata proprio in occasione del convegno sui rifugi ed il cui testo è stato elaborato dai partecipanti al corso sulla pianificazione e gestione delle aree montane con il coordinamento dei curatori scientifici del medesimo corso e in collaborazione con il Comitato scientifico dell'Accademia della montagna - ha l'obiettivo di riconoscere le varie funzioni e "ruoli" che i rifugi hanno, ne fissa i significati simbolici e disegna gli ambiti in cui i rifugi possono oggi ridefinire il proprio modo di essere senza tradire la propria storia e tradizione.

Ecco dunque che da ricovero e base per alpinisti, con il gestore (il "rifugista") a ricoprire il ruolo di avamposto tecnico e interfaccia avanzata con gli stessi, il rifugio è sempre più diventato tappa, spesso mordi e fuggi, del popolo degli escursionisti, i turisti della montagna portatori di nuove esigenze ma soprattutto di un modo diverso di fruire della montagna. Ma anche rifugio come luogo di relazioni e costruzione dell'immaginario alpino, punto di collegamento tra territorio antropizzato e ambiente naturale "selvaggio", presidio ambientale e possibile modello per la gestione sostenibile del territorio.

Una mutazione che non poteva non coinvolgere l'"identità" degli stessi gestori di rifugio. Molti di loro sono rimasti spiazzati dal cambiamento del frequentatore del rifugio e fanno fatica ad adeguarsi al linguaggio dei nuovi visitatori, altri invece hanno compreso la necessità di cogliere il cambiamento sfruttandone le opportunità.

Dei rifugi come presidio turistico ha parlato la direttrice dell'Accademia della Montagna, Iva Berasi: "I 150 rifugi presenti in Trentino hanno un'offerta di 4 mila posti letto e meriterebbero di essere rappresentati all'interno delle Apt: il 36 % dei frequentatori della montagna sono laureati, il 68 % dei quali maschi, oltre la metà tra i 26 e i 35 anni sono frequentatori abituali della montagna, il 36 % dei turisti si dedicano alla vacanza attiva".

Cosa manca ai rifugi di montagna? Un più stretto legame con il fondovalle e la sinergia con le attività economiche che là sono attive, il collegamento fra gli stessi rifugi, la certezza del ricambio generazionale nei gestori, sempre più anziani, anche se pare vi sia un'inversione di tendenza.

"E' un momento particolare e importante per i rifugi - ha spiegato Egidio Bonapace, presidente di Accademia della Montagna -: il rifugio alpino è stato sinonimo di ospitalità in montagna fin dal secolo scorso, è stato la prima forma di accoglienza turistica ed oggi può tornare ad avere nuova attrattività in questo momento di crisi economica. Camminare costa poco e credo che i rifugi, sia quelli alpinistici che escursionistici, possano avere la prossima estate un grande ruolo per il turismo trentino".

Ottimista e fiducioso sulla prossima estate è anche un rifugista storico del Brenta, Ezio Alimonta: "Il lavoro del gestore di rifugio è faticoso, ci vuole passione. Siamo legati al meteo, l'80 % dei nostri introiti si realizza nei week end. Sono stati fatti passi importanti per valorizzare di più i rifugi, le funivie tengono aperte fino al 23 settembre ed anche fino al 10 ottobre. Avremmo però bisogno di un aiuto per quanto riguarda i prodotti tipici, ma per la prossima estate sono ottimista".

Di progetti per qualificare i rifugi ed i servizi che possono offrire parla anche Piergiorgio Motter, presidente della SAT, che gestisce la maggior parte dei rifugi trentini: "Già da qualche anno curiamo la filiera corta per i rifugi, ed ora con le Dolomiti patrimonio Unesco i rifugi sono chiamati ad un ulteriore sforzo per qualificare le proprie strutture. Occorre però destagionalizzare la loro frequentazione, perseguire sinergie". Motter ha tra l'altro annunciato che si sta lavorando ad un progetto che ha l'obiettivo di arrivare a dotare ogni rifugio di un defibrillatore.

Chi è ben consapevole di quanto sia importante l'apporto che può dare un rifugio per la sicurezza di escursionisti e alpinisti sono gli uomini del Soccorso alpino: "Il rifugio e soprattutto il rifugista - spiega il presidente Roberto Bolza - sono un'antenna preziosa per il soccorso alpino e di questo vanno pubblicamente ringraziati, la collaborazione tra noi ci sarà sempre".

Il Manifesto dei Rifugi verrà ora distribuito, assieme al volumetto che raccoglie gli atti del convegno del maggio 2011, in tutte le scuole e biblioteche del Trentinio, e sarà naturalmente presente anche in tutti i rifugi trentini. (cz)

Manifesto dei Rifugi