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"Hanno statuito et ordinato", il libro di Miriam Sottovia che ha tradotto e interpretato gli antichi "Instrumenti" delle tre comunità riunite oggi nel comune di Dorsino

Gli archivi degli enti pubblici, così come i cassetti delle credenze delle nonne, conservano spesso informazioni preziose. E' solo che a volte dimentichiamo di guardarci dentro. Quando qualcuno lo fa, come Miriam Sottovia, appassionata di storia e tradizioni locali, già autrice del "Vocabolario del dialettali" ne escono tratti di saggezza popolare validi anche nel mondo, ben diverso, di oggi.

"A tutti gli abitanti di Dorsino, Tavodo e Andogno affinché la ricerca delle proprie origini sia di aiuto ad una serena convivenza", così recita la dedica dell'autrice nella prima pagina del volume "Hanno statuito et ordinato", parole che ricordano lo spirito di quelli che furono i primi esempi di norme scritte che regolavano il vivere civile delle comunità rurali trentine.

Miriam Sottovia ha tradotto e interpretato gli antichi "Instrumenti" delle tre comunità riunite oggi nel comune di Dorsino, ricavandone un testo scorrevole e pieno di curiosità, intervallato dalle litografie dell'artista veneto Cesare Baldassin, che ricordano un senso del bene comune oggi alquanto appannato. Poche, semplici regole, quelle scritte dai nostri antenati a dare corpo alle comunità rurali stabilendo il contributo di ognuno ad un "con-vivere" necessario per superare la miseria alla quale i singoli, da soli, sarebbero stati inevitabilmente condannati in un tempo in cui infinitamente più forte era l'ambiente rispetto alle forze umane. Così sono le fontane, le strade, i boschi e i pascoli, il fuoco, le malghe, la semina e i raccolti, le tematiche fondamentali per il mondo agricolo-pastorale del tempo.

Era vietato "sgarbare" le lumache, per evitare che venissero piano piano distrutti i muri a secco; sono numerose le norme che regolano la maniera di trattare il fuoco, grande pericolo sempre in agguato nelle case pastorali dai tetti di paglia delle Giudicarie di allora, e sono definiti gli obblighi di partecipazionie alla vita sociale epolitica del tempo. Nei documenti conservati fino ad oggi negli archivi comunali di Dorsino si trovano anche i dirtti-doveri dei cittadini d'allora ed alcuni appaiono curiosi agli occhi contemporanei. Ad esempio, ogni capofamiglia doveva assumersi, a turno, il compito di vigilare sul rispetto delle Regole, a tutti toccava quindi l'onere e l'onore del potere. E ancora, la sistemazione delle strade, la pulizia delle fontane e dei boschi, e in generale degli spazi non privati era divisa fra i capofamiglia. I "beni comuni" lo erano nel senso che appartenevano a tutti, un'idea perduta rispetto alla concezione contemporanea che pare considerarli beni di nessuno, da dileggiare, sfruttare o semplicemente abbandonare all'oblio.