Il fasto di "Ziggy Stardust" era ormai stivato in un angolo lontano della memoria, la lunga striscia di fuoco che aveva pervaso il periodo americano lasciato alle spalle e ormai lontane erano le scene visionarie e multicolor del passato. Il sogno dell'alieno arrivato sulla Terra, era stato scorticato nel rimbombo del successo più clamoroso e devastante... E così il piccolo "Robert Jones" va a rifugiarsi nella sperduta capitale tedesca dove ancora esalano frequenze di un epoca carica di nefandezze, di richiami assordanti di dittature passate che si intrecciano e corrono lungo una "muraglia" ancora per dodici anni in piedi, prima di trasformarsi in cenere per l'evaporazione delle idee. Eroi, mentre attraversano strade acquitrinose e putride di fanghiglia "antiumana", eroi che dovevano essere "messia", traduttori del linguaggio della luce che invece si ritrovano "drogati", esseri caduti dopo aver varcato il limite delle stelle.
David è assieme agli amici di un tempo dentro le linee di Berlino, dimentico ormai dell'estasi positiva che poteva essere, perduto dentro "una rivoluzione delle bottiglie vuote" come se la bellezza di cui un tempo si era reso responsabile non potesse niente sulla sua coscienza. "Eroi", fra virgolette, come a voler dire: "se ci conosceste bene, forse vi verrebbe spontaneo non seguirci fino in fondo"; eroi nuovamente costretti a lottare come pesisti intenti a sollevare il mondo, uguali a danzatori mentre si librano in aria in ricerca di una soluzione a togliere la gravità. "HEROES" è l'emblema del periodo berlinese di David, l'icona "black&white" di una tragedia esistenziale passata attraverso tutte le volgarità di una vita fondata sulla necessità di arrivare ... E quando si è arrivati scoprire come tutto sia segno di "insincerità", luogo che procura senso di colpa e depressione.
La prima parte dell'album è completamente dedicata alle "canzoni", una zona stridente di inquietudine contemporanea dove, certo, la title-track la fa da padrona. "Heroes", seguendo "Beauty And The Beast" e "Joe The Lion", suggerisce strategie sonore che non verranno più dimenticate. David, con Brian Eno e Robert Fripp, non solo elabora una linguistica resistente al tempo, sono anche in grado di far pensare ad una musica pop capace di accogliere membra e sentimenti che appartengono alla ricezione "standard", ma anche rappresentano condizioni espressive ascrivibili alla più alta e importante sfera dell'Arte ... Heroes è un'invenzione sonora ancora oggi in possesso dei caratteri "copernicani" in grado di aprire orizzonti mai veduti. "Sons Of The Silent Age", e "Blackout" concludono la prima parte di un disco superlativo con le riprese ritmiche e storiche del rock "Pop", nel senso che sono pervase di una chiara atmosfera alla "Iggy", l'amico proveniente dagli Stooges. La sesta traccia dal titolo "V-2 Schneider" è l'omaggio al Florian dei Kraftwerk, che in "Trans Europe Express" aveva citato le "stazioni" di Iggy Pop e David Bowie. Poi la versione strumentale apre varchi assoluti con "Sense of Doubt", dove la marca Beethoveniana (5a sinfonia) accoglie contrasti sonori per dare forma ad una condizione di dubbio; segue "Moss Garden" dalle colorazioni salmastre di giardino orientaleggiante; infine "Neukoln" invasa di spettrali sound multietnici e di un finale "espressionista" dove il sax sembra lacerare l'atmosfera gridando come un animale ferito. Il brano conclusivo rispondendo alla "mondializzazione" dei suoni riflette sulle onde sonore che si espandono in taluni vicoli della Berlino fine '70, ed ecco "The Secret Life Of Arabia", dove la parte ritmica riprende il sopravvento, indicando una soluzione positiva. Voto: 9,5 su dieci.