La pittura, di MATI KLARWEIN, (dal titolo "Alexander's Dream") si sofferma dentro una descrizione naturalistica di prepotente suggestione arcaica. Il magico, trasognato paesaggio della jungla pur nella sua selvaggia esistenza viene presentato e filtrato dentro le tonalità del blu, come se la notte fosse in pieno possesso delle sue facoltà anche con la luce riflessa della luna calata fra le fronde, o come se la balenante folgore data da un temporale lontano cadesse sopra questo mondo naturale rendendolo "spiritato". Il luogo dove avvengono rituali millenari e celebrazioni dal carattere a noi sconosciuto ma che per qualche forza misteriosa riescono a non passare inosservati alla nostra coscienza. Una pittura in cui l'archetipo ed il sentimento primordiale sono modelli dalla quale prendere spunto anche per l'ascolto della musica. Una "Teoria dei Sogni" che tenga conto della parte primitiva, il format musicale capace di coniugare frammenti di storia antica e linee di sviluppo per il futuro.
JON HASSELL riesce a mettere in relazione frammenti di conoscenza musicale come se il limite del tempo non fosse in grado di far sentire la sua consistenza, passato e futuro non avessero particolari distanze, scienza e natura fossero in dialogo senza paura di doversi battagliare. Un lavoro fondamentale per quanto riguarda la "World Music", dove la riscoperta e la riproposizione di suoni e canti della cultura tradizionale sono aspetti non solamente formali ma questioni significanti. E così l'ascolto diviene un tuffo all'indietro, calato nelle lussureggianti foreste delle isole malaysiane, si trasforma in ascolto delle flessioni delle foglie degli alberi e degli arbusti in prossimità dei mille vicoli d'acqua incastonati nella selva completamente accaldata e umida. "Chor Moirè" inizia con le vibrazioni un poco scheletriche di una musica nevrotica colma di attese; "Courage" subito si addensa nei colori e nei toni introducendo una raffica di percussioni accavallate e dove il soffiato della tromba di Jon restituisce gran parte dell'emozione arcaica; "Dream Theory" invece abbandona la ritmica percussiva per una ripetitività sonora dalla connotazione maggiormente rarefatta; "Datu Bintung At Jelong" conclude la prima sezione dentro un suono fatto a scale in cui la dinamica procede in particolare seguendo linee orizzontali... Suono di spostamento, di viaggio. Poi, sempre mantenendo intensa la percezione del "magico", ecco "Malay", il brano più evocativo dove vita spontanea delle isole, voci di bambini e rumori dell'acqua mossa dalle pagaie a sospingere le imbarcazioni sono il segno sonoro capace di trasformarsi in visione. "These Times..." si avvicina alla fine attraverso richiami lontanissimi e minimali, colti nella notte abitata da animali e da presenze sconosciute, invisibili... Ed a concludere questa epopea selvatica ancora l'aggrovigliata pulsazione di suoni intensamente ripetuti: "Gift Of Fire"... Dopo tante fluttuazioni acquatiche fra la natura delle foreste vergini, dentro gli acquitrini vaporosi, ecco il segnale conclusivo, il "regalo del fuoco"... E così appare un nuovo spirito. "DREAM THEORY IN MALAYA", in origine il titolo di uno studio dell'antropologo KILTON STEWART, scritto dopo una visita presso le isole e le tribù aborigene della Malesia avvenuta nel 1935.