
David, sfrontato e appariscente in questa front cover brillante. La campagna inglese, un tempo territorio di scontro degli eserciti presi in cariche all'arma bianca, ancora frastornata dalle eco lontane dei colpi di cannone, dai nitriti selvaggi dei cavalli imbizzarriti, impauriti dalle folgori della guerra, si presenta in tutta la sua lussureggiante, calma vastità verdeggiante di primavera.
Il cielo poco attraversato da nubi foriere di "tempi buoni" si adagia fino all'orizzonte lontanissimo che si fa ulteriormente sereno. Ed in primissimo piano avvolto nella mitica "Union Jack Jacket" eccolo ancora in posa sferzante, un poco soldatesca, il navigante emozionale che ha superato le lotte psicopatiche degli Anni '70 intrise di cocaina, attraversato le sospese, inebrianti lusinghe degli '80 che lo resero docile, lo svuotarono del segno del genio, per riempirlo di quel ricercato successo che lo avvelenò fino a trasformarlo "merce per tutti"... Poi all'inizio dei '90 il sopraggiungere dei veli della dimenticanza... Qui David è, nuovamente, il figlio rock futurista che ha superato gli "assalti delle belve", ha evitato le fauci e gli artigli pur se in questa fuga qualche mutilazione, qualche ferita ha lasciato le sue cicatrici. Anche le lacerazioni sull'uniforme rendono chiara la battaglia avvenuta un tempo lontano. Oggi lo sguardo si rivolge verso le solitudini di questi spazi aperti, dentro una natura epica ed accogliente. "Terrestre", David diviene un abitante del pianeta, sicuro di sé, ancora maledettamente separato dalla normalità, in alcuni casi balbettante, come si nota nel lettering del titolo: "EART HL I NG". Balbettante, rimembrando i brividi romantici di "Ch-Ch-Ch-Ch-Changes", ma sopravvissuto!
(David Bowie, Londra 8-1-1947 / New York 10-1-2016)