COLDPLAY, A RUSH OF BLOOD TO THE HEAD – 2002. COVER ART - GLI INVOLUCRI D'ARTE DELLA MUSICA

COLDPLAY -
Strane mescolanze stilistiche quelle proposte dai Coldplay in fronte al loro secondo album. Il dato essenziale è legato alla "sottrazione": un corpo inerte e silenzioso si materializza al centro dello spazio completamente vuoto omogeneamente bianco e si propone unendo segni di provenienza quasi antica, (sembra un bozzetto rinascimentale) in relazione con le marcature geometrizzanti date dalla tecnologia più avanzata. Un primo piano quasi in profilo totale scandagliato da linee tracciate da raggi laser a descrivere le parti anatomiche, come se attraverso i progetti grafici si riuscisse a demarcare l'intera essenza della naturalità. E' la progettazione rimasta "incompiuta" di un essere posto ai limiti dell'umano, sul confine dell'Essere ibrido, come un robot sensibile. Un androide! E proprio per indicare la provenienza "meccanica" di questo essere, a manifestare significati contrastanti con il titolo, ecco l'assenza della calotta cranica: il volto rimane parzialmente privo di segni suggeritori di coscienza, in una splendida posizione da limbo metafisico. "No-Brain-Portrait", mutezza surreale in attesa di qualche gesto umano, di qualche "clic", tale da risolvere, attraverso il disegno e con le macchine, la sua fisionomia. Corrispondenze da Neoclassicismo del 2000 che un tempo furono anticipate dalle immagini premonitrici dei Kraftwerk di "Electric cafe".