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Il Gruppo dialetti judicariesi

Non tutti sanno che nel 2000 è stato costituito a Tione il "Gruppo dialetti judicariesi" - nell'intendimento di unire le voci delle Giudicarie, del Basso Sarca e della Valle di Ledro, zone già anticamente legate al più vasto territorio della "Judicaria Summa Laganense" - con lo scopo principale di mantenere viva la lingua parlata dai nostri padri, consapevoli che il dialetto sia una delle espressioni orali più genuine della nostra stessa cultura. Il gruppo è stato fondato grazie all'intuizione ed all'impegno della prima presidente, dott.ssa Elisa Polla Armani, a cui è succeduta la signora Valentina Albertini Bonafini, ed ora è presieduto dalla signora Dorotea Masè Pasqualini.

Dopo nove anni dalla sua costituzione, il Gruppo si presenta ancora compatto ed ogni mese tiene i suoi incontri nello studio del dott. Mario Antolini, a Tione, per il necessario continuo confronto sulla propria attività e sui "movimenti" che il dialetto sa ancora suscitare un po' ovunque. Anche nell'incontro di sabato 12 febbraio si è constatato come il dialetto continui a "tener banco" anche sui quotidiani locali e come le filodrammatiche dialettali continuino ad ottenere successi di critica e di pubblico nelle varie località dove vengono continuamente richieste, per cui si è rinnovato l'impegno a continuare nella proposta di possibili "serate sul dialetto" eventualmente richieste, e nella preparazione di altre pubblicazioni seguendo il filo conduttore delle precedenti, che sono state:

N. 1/2001 – Pagine 64. - Poesie e prose in dialetto.

N. 2/2002 – Pagine. 68. - Poesie e prose in dialetto. Inserto: "Come vestivano a fine '800 e primi '900 in Giudicarie" a cura di Elisa Polla.

N. 3/2003 – Pagine 60. - Poesie e prose in dialetto. Inserto: "Proverbi e modi di dire in Giudicarie" a cura di Fiore Bonenti.

N. 4/2004 – Pagine 64. - Poesie e prose in dialetto. Inserto: "Gli arrotini: l'emigrazione rendenese" a cura di Valentina Albertini Bonafini.

N. 5/2005 – Pagine 64. - Poesie e prose in dialetto. Inserto: "I segantini" a cura di Giovan Battista Salvadori.

N. 6/2006 – Pagine 80. - Poesie e prose in dialetto. Inserto: "Spizoclìn. - Tagliapietre o Scalpellino" a cura di Silvano Brunelli.

N. 7/2007/2008. – Pagine 80 - Poesie e prose in dialetto. Inserto: "I piccoli spazzacamini del Banale" a cura di Mario Antolini.

I nove anni di attività hanno confermato e rafforzato nei partecipanti al Gruppo la piena convinzione che il conservare, usare e studiare il proprio dialetto rappresenta una forza interiore - personale e comunitaria - che gratifica e che dà rinnovato ardore alla propria quotidianità.

Tutto ciò è certamente motivo di intima gratificazione per le persone direttamente coinvolte, ma soprattutto costituisce la felice constatazione che un patrimonio linguistico dialettale, carico di secoli di vita di infinite generazioni, è un qualcosa di vitale importanza, ed ancora oggi apprezzato e rivalutato. Ed è ancora maggiormente gratificante il fatto che gran parte dei nostri Convalligiani può avere la possibilità di godere di tanto e tale patrimonio: basta rendersi personalmente capaci di saper effettivamente avvicinare il dialetto – (il proprio dialetto, del proprio paese, della propria gente) – , parlarlo, studiarlo, apprezzarlo e testimoniarlo.

Sorretti da queste constatazioni e da queste convinzioni, i componenti del Gruppo proseguono, con umiltà ma con coraggio, costanza e rinnovato impegno personale ed associativo, il loro impegno, sorretti dalla certezza che – come avvertono gli esperti del settore – «tra lingua e dialetto non vi è differenza di tipo linguistico, ma solo di "status": la lingua ha un carattere ufficiale che invece viene negato al dialetto; e questo nasce solo da cause puramente storiche e sociali. Infatti una medesima "forma" di espressione può essere, a seconda delle epoche e delle zone, classificata come lingua o come dialetto» (Maurizio Pistone). Ma ambedue le "forme" sono espressioni di linguaggi perfetti nel momento stesso in cui diventano "messaggi" e "comunicazione" (sia orale che scritta): ossia anche il dialetto è e rimane un rapporto diretto ed inconfondibile di comunicazione fra persone che sono nella possibilità e nella capacità di esprimersi e di capirsi attraverso la "parola", sia essa dialettale o lingua ufficiale. Ed è appunto nella sua veicolare funzione di "messaggio/comunicazione" (specie orale) che il dialetto assume, nella sua estrema varietà locale, la sua autenticità storica e la sua "forza" espressiva che la lingua ufficiale non avrà mai.

A cura di Mario Antolini

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