Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Fri05242019

Last update09:38:01 PM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Anche don Bosco parlava in dialetto...

Sono ormai abituato a tenere sulla scrivania gli scritti dell'indimenticabile amico Ezio Scalfi, che giornalmente mi solletica col suo suggerimento: «Il dialetto è un antidoto alla massificazione perché riempie il nostro animo di onde che ci giungono da lontano». E, quasi come una eco soavissima, oggi - 8 maggio 2012 - mi trovo dinanzi agli occhi una pagina dell'ultimo numero del mensile "Bollettino Salesiano" che mi rincuora nel mio attaccamento al dialetto con un articolo sulla lingua che parlava don Bosco: il proprio dialetto.

Infatti vi si dice: «Il piemontese fu la lingua in cui don Bosco parlò abitualmente almeno per 50 anni della sua vita, e che non abbandonò mai nella conversazione anche dopo aver introdotto l'uso dell'italiano all'Oratorio di Torino». Vi si riporta una sua personale affermazione del 1887, a Roma, in un incontro con personalità ecclesiastiche e civili, italiane e straniere, in risposta ad una specifica richiesta di che lingua comunemente usasse: «La lingua che più mi piace - rispose il Santo - è quella che mi insegnò mia madre, perché mi costò poca fatica ad esprimere le mie idee, e poi non la dimentico tanto facilmente come le altre lingue».

L'articolista commenta che non per nulla fu detto che noi pensiamo nella lingua ricevuta dalla famiglie in cui siamo nati. E continua: a Valdocco - la sede storica dell'insediamento dei Salesiani a Torino - il piemontese fu per molti anni la lingua di tutti i giorni non solo nelle conversazioni del cortile e del refettorio, ma anche nelle prediche dal pulpito e nei sermoncini serali. Così facendo - anche dopo l'introduzione della lingua italiana per le mutate condizioni storiche - non rinnegò mai l'amore per la sua lingua, né si prestava al gioco di coloro che volevano demonizzare il piemontese in nome dell'unità nazionale.

Sino alla fine della vita - continua l'articolo - don Bosco continuò, in casa e fuori, a parlare in piemontese soprattutto nell'intimità del colloquio personale con i figli della sua terra. Anche nei suoi numerosi viaggi per l'Italia e all'estero, tutte le volte che incontrava amici piemontesi, di qualsiasi classe sociale, si rivolgeva subito a loro nella propria lingua - il puro piemontese - e la gustava come un ritorno alla propria casa. Per don Bosco la lingua materna era davvero quella in cui pensava e la parlava più naturalmente dell'italiano e del francese.

Dei suoi scritti in dialetto non restano che dei frammenti, dai quali, però, emerge, per chi se ne può accorgere, un don Bosco più vivo e parlante, come se lo vedessimo di persona. L'italiano era per lui una lingua appresa con amore alla patria grande, ma la lingua in cui pensava era quella di sua madre: il piemontese schietto e... perfetto.

Mario Musón