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Il Blog di Marco Zulberti

Il 2013 un anno in discesa? Sì, anzi nel precipizio

crisi finanziariaIl 31 dicembre scade il termine concesso dal Senato americano alla classe politica per mettere a punto tagli intelligenti di spesa al bilancio americano, il cui debito ha raggiunto il record di 16mila miliardi di dollari, oltre il 140% del Pil (per fare una proporzione quello italiano con il cambio a 1.30 è circa a tremila miliardi di dollari, ma siamo anche un quinto della loro popolazione e lavoriamo molto meno). E il debito americano cresce al ritmo di 3,7 miliardi al giorno. L'accordo tra repubblicani e democratici, elaborato nel luglio del 2011, prevede che dal primo gennaio 2013 si ponga un tetto al debito, quindi che non si possa più sforare di un centesimo, applicando tagli automatici alla spesa degli enti pubblici.

Questo accordo voluto dai repubblicani, per mettere sotto controllo la spesa dei democratici, soprattutto del nuovo piano sanitario voluto da Barak Obama, sta diventando il nuovo spettro che si aggira marxianamente per il mondo in quanto dalle stime degli economisti una sua applicazione provocherebbe un crollo del Pil del 2%, bloccando sul nascere la prima ripresa della locomotiva economica americana, che rappresenta anche la locomotiva del ciclo mondiale soprattutto dei paesi più industrializzati.
Sono fondati questi timori? Cosa può insegnare localmente alla nostra realtà provinciale questo passaggio tecnico in cui le agenzie di rating si preparano nuovamente a downgradare il debito americano nel caso di un mancato accordo sui tagli di spesa?

Mentre tutti i media internazionali diffondono questa paura in anticipo annunciando nuovi crolli sui mercati, l'atteggiamento più responsabile sarebbe invece quello di coglierne gli aspetti positivi e magari di applicarli anche a livello locale. E' l'atteggiamento del buongoverno e del buon padre di famiglia quella di porre un limite alla spesa, affrontando l'oggettività di una realtà che da decenni in Italia e anche in Trentino, non rispetta più non solo una sana economia di mercato che distingue tra beni e servizi, ma nemmeno l'equilibrio della loro tassazione (paradossalmente non si possono tassare i beni di lusso come il pane o il gas o i rifiuti), e del conto economico delle società e delle istituzioni pubbliche.

Letteralmente invece l'applicazione del tanto temuto "fiscal cliff" è il primo mattone del nuovo mondo che sta arrivando e avrà come effetto quello di costringere a diradare la "foresta fiscale" in cui economicamente viviamo tra mille, e forse più, distorsioni in cui la leva dei contributi, delle esenzioni, dei livelli di tassazione, del costo dei servizi, sta imponendo  una sorta di paralisi al ciclo economico, da cui questa classe politica e dirigente, appare non essere in grado di condurci fuori preoccupata più di salvare il salvabile, che affrontare la sostenibilità futura dei conti.

In vista del capodanno, e del 1 gennaio nel precipizio, sarebbe utile pertanto brindare al 2013 che non sarà veramente il primo anno di uscita dalla crisi, quanto il primo anno di risveglio collettivo, e di ritorno alla normalità della vita in un'economia responsabile.