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Il Blog di Marco Zulberti

Un Grillo utopico


termidoro
Le prime ore della nuova legislatura si stanno rivelando una delusione per quanti speravano in un cambio deciso nel governo del paese che necessita immediatamente di decreti d'urgenza per uscire dall'assedio dei debiti e dalla recessione economica e dalla disoccupazione che colpisce sempre più in profondità non solo il settore dell'edilizia ma anche alcuni settori industriali.

La mancanza di dialogo tra il movimento di Grillo e il partito democratico di Bersani mostrano per l'ennesima volta le difficoltà all'interno della sinistra tra l'anima della massa che potremmo definire del socialismo utopico, e l'anima istituzionale, sorta con il socialismo scientifico a metà ottocento.
Le energie e le richieste del movimento M5S sembrano molto simili a quelli dei sanculotte francesi all'indomani della rivoluzione del 1789 che si dovevano muovere tra il partito della Gironda, della grande borghesia mercantile francese al seguito di Danton, che potremmo assimilare ai rappresentati del PDL e il partito dei giacobini di Robespierre del Partito Democratico. Il risultato delle elezioni politiche italiane del 2013, sembrano aver prodotto un parlamento "rivoluzionario" in cui si confrontano in sintesi le tre forze economiche di ogni società moderna, i conservatori, i progressisti e la massa degli arrabbiati, sei sanculotte italiani capitanati non tanto dall'uomo politico, quanto dal capopopolo, dal "Masaniello" Grillo.

Quale dialogo è possibile tra le rivendicazioni utopiche della massa dei sanculotte del movimento cinque stelle e la necessaria macchina istituzionale rappresentata invece dal partito democratico? Senza un cilindro il vapore sfiata dappertutto e la locomotiva rimane ferma. Se il M5S non si rassegna a diventare una organizzazione politica che sa indossare l'abito delle istituzioni parlamentari rischiamo di assistere ad un lungo periodo di difficoltà, come negli anni del terrore e delle purghe francesi, e di cadere successivamente nelle mani di una democrazia autoritaria, che allora fu rappresenta dal dispotismo di Napoleone.

Senza averne coscienza siamo di fronte agli stessi problemi che caratterizzarono le origini del socialismo tra la rivoluzione francese alla fine del 700 e i primi decenni dell'Ottocento, quello che vedevano un giovane Karl Marx, criticare le posizioni del socialismo utopico di Gracco Babeuf e Filippo Buonarroti, dei Quattro movimenti del 1808 e di Charles Fourier, e del nuovo cristianesimo di Henry de Saint Simons, per condurlo attraverso un processo di critica economica al socialismo scientifico. Con Marx anche il proletariato e i cittadini devono sviluppare necessariamente una coscienza economica critica costruttiva per poter ambire ad auto governarsi. Non c'era spazio per l'utopia nemmeno nel socialismo reale.

L'attuale impasse imposta al parlamento italiano dallo "Tsunami Tour" di Grillo e dalla sua consistente rappresentanza parlamentare, sembra riportare a quei lontani temi in cui due anime, che dovrebbero rappresentare più la società che gli affari della grande borghesia oggi si direbbe delle grandi multinazionali, i giacobini del partito democratico e i sanculotte di Grillo, devono trovare un tavolo del dialogo. Se questo obiettivo, come nella rivoluzione francese, non sarà raggiunto, l'orizzonte è quello sì di andare avanti verso una nuova terza repubblica, ma vista la situazione economica europea, ancora più anti-democratica di quella che abbiamo vissuto negli ultimi vent'anni nel liberismo altrettanto utopico e senza freni di Berlusconi.

Le posizioni utopiche del movimento M5S sembrano non fare i conti con la storia di tutta la rappresentanza politica democratica che ha già più volte vissuto momenti parlamentari come quello che stiamo vivendo, ricordiamo il crollo della repubblica di Weimar, e che pericolosamente mostrano l'avvicinarsi di un burrone economico di cui cantava ironicamente Bennato molti anni fa.