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Il Blog di Marco Zulberti

Le sovranità deboli al Festival di Trento: famiglia e lavoro

Sergio Romano al Festival dellEconomi a di Trento

Il Festival dell'economia di Trento del 2013 si apre su un tema fondamentale che è quello della relazione tra istituzioni, sui rapporti di forza non solo economica, tra "sovranità", come spiega in maniera molto efficace Innocenzo Cipolletta, nel suo intervento sul Festival. Ho scritto "sovranità" tra virgolette, perché in un mondo sempre più globalizzato si è creata una sorta di gerarchia top-down, dall'alto verso il basso, tra le istituzioni, in cui le "sovranità" più deboli quelle più vicine all'essere umano, come la comunità, la famiglia, il lavoro, la religione, quelle che il grande filosofo francese Michel Focault definiva come bio-istituzioni, sono destinate a soccombere.
Se grazie alla tecnica e alle reti di telecomunicazioni le grandi istituzioni "forti" internazionali, come le banche centrali, la Federal Reserve di Ben Bernanke, la Banca Centrale di Mario Draghi, la Bank of Japan o la Bak of China, le Nazioni Unite, il Wto, le cui "sovranità" stanno sempre più imponendo sugli stessi stati nazionali una sorta di paradigma di macro-valori, come il libero mercato, i diritti dell'uomo, la democrazia, tutte le istituzioni naturali che si sono formate intorno all'individuo umano a partire dalla comunità, alla famiglia, al lavoro sono sempre più deboli.
Questo è un conflitto silenzioso, lento, che ha trasformato, soggiogandolo, il vecchio mondo delle comunità, del lavoro sicuro, della propria famiglia, del proprio vivere con serenità la propria esistenza in un mondo in cui nulla è più sicuro, in cui più è certo, fino alle sfere istituzionali naturali più vicine a noi come il lavoro e la stessa religione. Quello che Zygmunt Barman ha descritto come "mondo liquido", oggi si potrebbe meglio descrivere come mondo soggiogato e demolito dalle grandi istituzioni, che hanno imposto norme anche alle bio-istituzioni più elementari come le comunità. Quanto volte ci sentiamo dire in un ufficio pubblico, la norma europea non permette questo, la norma della provincia non permette quest'altro.
Le grandi istituzioni "forti", sia pubbliche che private, non solo lo stato, la regione, la provincia, ma anche le società energetiche, gli istituti finanziari, le società di telefonia, impongono ai cittadini norme che non sono state "pensate" per loro. Ad imporre e distribuire questo conflitto tra le "sovranità" sono i tecnici che invitano, è molto spesso obbligano, le popolazioni a rispettare la norma giunta dall'alto. Sempre più la bio-sfera che gravitava intorno all'uomo singolo, compresa la sua capacità economica, produttiva, la sua conoscenza artigianale, le sue qualità, sono messe in scacco da una rete delle macro-istituzioni che grava sull'interna umanità.
Basta che il governatore di una banca centrale in Oriente decida di cambiare di 0,2 il tasso di sconto che gli investimenti dei piccoli risparmiatori in occidente cambi il suo valore e di conseguenza il tenore di vita di ognuno.
Di questi conflitto tra le bio-istituzioni, che si sono formate intorno alla sfera dell'individuo umano nello sviluppo della storia, e le grandi istituzioni internazionali, tra la "comunità" e il mercato globale, non solo economico ma anche dei valori, avevano parlato già alcuni sociologi negli anni Ottanta e Novanta, e subito dopo il crollo delle Twin Towers, quando si decise di esportare il modello democratico in alcune aree con la guerra, e non con la pace. Oggi il Festival dell'Economica di Trento che si apre giovedì 30, andrà ad affrontare questo "conflitto" silenzioso e non compreso fino in fondo. Basti pensare come una decisone della troika, dell'Europa, o dell'Fondo Monetario Internazionali, per cambiare lo stato d'animo del popolo greco o di quello spagnolo, o di cambiare il destino delle giovani generazioni italiane alle prese con una crisi occupazionale senza precedenti. Risolvere e superare questo "braccio di ferro" tra comunità e sovranità è fondamentale per riprendere il controllo del nostro futuro, e il fatto che se ne parli proprio a Trento, che rappresenta il cuore delle piccole comunità alpine, fa della nostra terra un luogo privilegiato per l'incontro delle idee.