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Il Blog di Marco Zulberti

Ci salverà il coop-capitalismo?

consiglio provinciale de Agricoltura Trento 1893

La decisione di separare il mondo cooperativo da quello economico, se superficialmente viene per ora percepita semplicemente come una delega politica affidata ad un assessore diverso da quello che seguirà il settore economico, rappresenta una decisione abbastanza cruciale per quanto riguarda le regole di mercato generali in Trentino, dove gran parte delle attività economiche passano comunque attraverso il mondo cooperativo.

Non serve ricordare in quanti settori economici ormai esistano cooperative; dal quelle del credito, a quelle ortofrutticole, da quelle agricole, casearie, vinicole, edili, a quelle che operano nel campo del sociale, della cultura e dell'assistenza sanitaria.
Affidando il mondo economico cooperativo ad un secondo assessore separato da quello economico, sembra descrivere una sorta di protettorato per un mondo che si sente un poco speciale, perché da una parte direttamente concorrente sul mercato di società, imprese e esercizi commerciali privati e dall'altra per certi versi invece componente pubblica e no-profit, per cui esente da rischi perché partecipata dal pubblico.

Di fatto le caratteristiche di mutuo soccorso alle origine della cooperazione, nata per la gravissima crisi economica che colpì il Trentino dopo il distacco dal Lombardo Veneto nel 1859 e la seconda guerra d'Indipendenza del 1866, avevano come scopo quello di risparmiare denaro a livello locale perché non prendesse la strada delle città. Erano anni difficili in cui iniziarono le prime ondate di emigrazione trentina verso le americhe. In pochi anni vennero fondate la Società Enologica (1866), il Consorzio Agrario (1870) e per incentivare il lavoro agricolo il primo Consiglio Provinciale (1890) che allora si chiamava d'Agricoltura, perché non si occupava d'altro. Mentre le prime erano costituite da soci privati il Consiglio Provinciale era retto da funzionari statali austriaci. Pochi sanno che la prima Banca Cooperativa fu fondata nel 1886, grazie alla formazione di una commissione direttiva da parte della stessa Cassa di Risparmio di Trento. La borghesia trentina e roveretana presero questa iniziativa preoccupate dalla crisi economica dilagante con lo scopo di far accedere al credito agli strati più bassi della popolazione innescando un nuovo risorgimento economico in Trentino. Queste iniziative suggerono alla stessa curia trentina, ed in particolare don Guetti, ad attivarsi per fondare nel 1890 la Società Cooperativa di smercio e consumo, che prevedeva un futuro magazzino per generi di prima e comune necessità e nel 1892 la prima Cassa Rurale. I soci dovevano comprare una azione da 10 corone e sottoscrivere una assicurazione che valeva tre volte l'azione. Anche alle origini la cooperazione era comunque vincolata al mercato e lo scopo era quello di sviluppare, non tanto le città, dove v'erano già le banche, ma le aree più periferiche e depresse.

Il fatto che oggi la cooperazione da istituzione che ha sorretto la crescita economica degli strati più bassi della popolazione si sia sviluppata al punto d'identificarsi essa stessa con tutto il tessuto sociale, non solo economico, ma anche quello dei servizi, tra cui quelli energetici, finanziari, fino alla solidarietà e all'assistenza, rischia di perdere di vista dove si trova il confine della sostenibilità. Perché quando un modello economico diventa unico, per quanto buono, sociale e giusto, possa rappresentare in termini di qualità della vita media, e della garanzie, rischia di perdere la sua correlazione con il mercato, che paradossalmente si manifesta di più nelle fasi recessive. La cooperazione sorta per aiutare, soccorrere la popolazione nelle fasi anticicliche oggi soffre per gli investimenti proprio in queste condizioni di massa monetaria in contrazione. E' lo stesso processo che ha fatto crollare i paesi del socialismo reale. Quando l'economia privata scompare e viviamo in una società solo cooperativistica, rischiamo che le lancette della storia tornino indietro, sulla spinta di deflazione e stagflazione.
Allora la delega speciale della cooperazione assegnato ad un assessorato diverso da quello economico, considerando le dimensioni e l'ampiezza dell'economia sotto il controllo del mondo cooperativo oggi in Trentino, in quanto realtà forte perché appoggiata dalle istituzioni, dovrà forzatamente garantire risorse anche all'economia privata ma non solo sufficienti per la sua sopravvivenza ma anche per una nuova espansione, pena una recessione che come alla fine dell'ottocento potrebbe durare decenni. Il coop-capitalismo di cui abbiamo trattato nel 2012 al Festival che rappresenta la nuova frontiera della cooperazione, induceva proprio questa attenzione all'utile e all'accumulo di capitale anche nelle associazioni cooperative, fatto che nel recente passato alle volte è stato descritto come non necessario, in quanto era sufficiente il pareggio di bilancio. La delega speciale alla cooperazione non deve quindi rappresentare la creazione di una speciale zona franca di fronte alla crisi, pena il totale collasso dell'economia privata soprattutto nelle valli.