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Il Blog di Marco Zulberti

Un patto sociale tra generazioni

Rossi guarda lontano 1
L'esordio del presidente Rossi sul programma centrato sul futuro dei giovani proiettati nell'innovazione se da una parte raccoglie il plauso quasi automatico della popolazione trentina, dall'altra solleva subito l'interrogativo sul come si può oggi puntare sui giovani con una massa monetaria e un reddito disponibile che rimarranno ancora in contrazione nei prossimi anni, soprattutto di fronte a un drammatico calo dei giovani assunti con contratto a tempo indeterminato.
E' indubbio che in Trentino, dove gli occupati sono meno della metà della popolazione residente, 230.000 su 530.000, offrire lavoro ai giovani appare ancora possibile, visti gli indici di occupazione ancora sotto la media europea, non solo in settori tradizionali come quelli del turismo, dell'agricoltura e della green economy, ma anche nell'innovazione, quando per innovazione si intendono settori come quelli dell'energia, dei trasporti, del risparmio energetico, delle telecomunicazioni, che sono rimasti indietro perché ancora legati al consumo di petrolio, che oggi con costi quadruplicati rispetto a dieci anni fa impone un ripensamento.
E allora per condurre i giovani all'occupazione in questi settori, come si auspica Rossi, in qualità nuovo presidente della Provincia Autonoma di Trento, è necessario un vero e proprio patto sociale tra generazioni. Le generazioni del baby boom nati tra gli anni cinquanta e sessanta che hanno goduto di tutto il benessere della crescita economica di questi decenni e che si apprestano ad andare in pensione devono forzatamente cedere una parte delle loro conquiste economiche, sia in termini di reddito che previdenziali che per far accedere le nuovo generazioni
Quando il governo Monti varò la riforma previdenziale annunciata con la voce rotta dalla commozione del ministro Fornero, il paese accettò con rassegnazione il drastico allungamento dell'età lavorativa, necessario all'Italia, per uscire da disastro economico a cui aveva condotta la classe politica, economica e imprenditoriale, che ha guidato il paese negli ultimi vent'anni. Nei vari scontri del governo con il sindacato per l'errata valutazione del numero degli esodati, che variava nelle stime governative da quelle di sindacato di e centinaia di migliaia di lavoratori, qualche analista avanzò il dubbio che il prolungamento dell'età pensionabile dei dipendenti del pubblico impiego avrebbe solo aumentato i costi e aumentato ancora di più il debito per il blocco del ricambio dei dipendenti.
E' ancora presente nella memoria del paese come nel 2012 nonostante le riforme fatte in extremis dal governo Monti, il debito continuava a salire. La risposta era chiara. In presenza di sovrabbondanza di personale e di tassi di burocrazia e inefficienza, è più costoso mantenere al lavoro un dipendete pubblico che mandarlo in pensione. La recente decisione di abbuonare dieci anni ai dipendenti delle forze armate e mandarli in prepensionamento fonda su questo presupposto l'inversione di rotta rispetto alla riforma della Fornero. Ma questo vale anche per altri settori. E' possibile immaginare muratori, operai alla trafila, o in fonderia, meccanici, falegnami, camerieri, ma anche impiegati allo sportello, docenti, maestri, di sessantasette anni con 42 anni di contributi? E' giusto scaricare sulle generazioni più vecchie, la crisi generata dalla classe politica, e nel contempo condannare alla disoccupazione e alla precarietà quelle più giovani? Siccome le domande sono tutte retoriche, la riposta è: "sicuramente no".
Si deve anche aggiungere che il bilancio previdenziale, se il numero dei lavoratori che contribuiscono alla continuità del fondo pensionistico cala, rischia di andare in crisi e di erogare pensioni di importo sempre più basso.
E allora tornando al programma di Rossi come è possibile, dimostrando di non voler cadere nella retorica populista, dare occupazione ai giovani senza coinvolgere in questo un grande patto sociale le generazioni più vecchie, le parti sociali, i sindacati e l'intera economia locale nel rinunciare ad una parte dei diritti acquisiti a favore di un ingresso nel mondo del lavoro delle generazioni più giovani?
Nel 1933 Rossevelt in cento giorni salvò gli Stati Uniti dalla recessione del 1929 con quattro Atti contemporanei su redditi, banche, occupazione e distribuzione delle ricchezze. Il Trentino oggi ha nelle sue mani lo strumento potentissimo dell'Autonomia: che lo utilizzi per introdurre regole sulla distribuzione dei redditi, per i costi dell'energia (non si capisce perché oggi le società di servizi di pubblica utilità siano le uniche a fare utili), per una ritorno all'equo canone per una calmieratine del costo degli immobili, dando forma veramente ad un patto sociale tra le generazioni.