Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Wed10282020

Last update12:45:14 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Il Blog di Marco Zulberti

Legge elettorale e forma dello stato. Ha senso ispirarsi alla "governabilità" e sacrificare ancora una volta la rappresentatività?

legge elettorale


Da sempre il dibattito intorno alla legge elettorale appare pericolosamente astratto, non solo rispetto alla corretta rappresentanza delle idee presenti nella società, ma anche rispetto alla forma dello stato. Questi due principi sono trascurati rispetto alla machiavellica finalità di conquistare il governo politico e amministrativo del paese con la scusa della stabilità. Questa astrattezza, dovrà risolverla ora Matteo Renzi, il neo segretario del Partito Democratico, che dovrà tenere bene presente come una legge debba scaturire da una seria riflessione su questi principi, e non con gli slogan sintetici delle interviste televisive. Il rischio che la scelta solo del principio della governabilità impuntandosi sul sistema dell'alternanza secca con la divisione al centro e una legge elettorale alla francese, vista l'amplissima area dei moderati presenti in Italia, tra statalisti e liberisti, sia di destra che di sinistra, condanni già alle prossime elezioni la sinistra all'ennesima sconfitta.

Il maggioritario bipolare, che tanto ricorda alcuni stati psichici, non solo individuali ma anche dei partiti politici, esaltati alle primarie e depressi alle elezioni, è stato sbandierato solo come rispetto del tema della governabilità, osservando le decine di governi balnerari formati dal pentapartito negli anni Settanta. Il dramma vero è che l'Italia, con i governi pseudo-stabili degli ultimi vent'anni è precipitata in una crisi economica di portata mai vista. Se il pentapartito aveva fatto esplodere la spesa pubblica, e il governo tecnico del Presidente Ciampi aveva rimesso l'Italia sulla strada del risanamento, il modello bipolare scelto nel 1993 per soddisfare solo questo principio, ha finito con il vivere di campagna elettorale continua e comunque di continui ribaltoni al governo, basti pensare al governo Dini del 1995, al governo D'Alema del 1998, al governo Amato, del 2000, al governo Prodi nel 2008, al governo Monti del 2011 e infine allo stesso governo Letta. Vorrei chiedere a Renzi, che non deve rispondere con uno slogan per mostrare che siamo usciti dai governi televisivi del ventennio, questa è la stabilità del modello bipolare? Dal 1994 v'è stata sì di fatto una stabilità della legislatura, ma non dei governi, vivendo di fatto in uno stato di costante continua estenuante campagna elettorale

Il problema della legge elettorale italiana è quello di essere stata studiata, da sempre, solo per rispondere al primo principio, quello della governabilità, non per quello della rappresentanza, né per quello della forma dello stato. Questa astrattezza, insita nella stessa struttura logica della lingua italiana, la dimostra il referendum del 1993, la legge truffa del 1954 e quella infine clamorosa del partito fascista nel 1924, quando prese il potere cambiando ancora una volta la legge elettorale. E qui vengo alla riflessione finale. Molti politici, da cui Renzi si deve smarcare, non considerano infatti la forma dello stato per stabilire la legge elettorale. Si insegna fin dalle elementari, ed è presente in qualsiasi manuale di dottrine politiche, che l'unità d'Italia, come quello della Gemania, fu frutto di una complessa fusione tra piccoli stati regnanti. Mentre la Francia, l'Inghilterra, la Spagna, il Portogallo, scaturivano da regni sovrani che avevano già impostato la forma dello stato centrale, l'Italia come la Germania, in quanto eredità del vecchio ordinamento imperiale, erano stati strutturalmente federali e regionali.

L'applicazione di modelli elettorali maggioritari di derivazione francese, inglese, spagnola (in questo caso la struttura dello stato è più federale), in Italia, non favorisce la relazione tra la strutturale statale e quella regionale e locale. Lo si è visto con la revisione dell'articolo quinti della costituzione fatto per accogliere la Lega nell'ambito del centro-sinistra, progetto politico poi naufragato, che ha fatto esplodere la spesa locale. Per questa particolare forma regionale dello stato italiano una legge elettorale deve calmierare anche queste forze regionali, e non fotografarle con il sistema semplice maggioritario. Questo è il grande fallimento del modello bipolare di cui si parla sempre, ma a slogan, mai approfondendo questi tre principi che sono governabilità, rappresentanza della società per aree e con confini innaturali al centro e forma dello stato, come dimostrano l'esistenza delle stesse regioni autonome come il Trentino. Un invito pertanto a Renzi e al partito democratico a guardare dentro se stessi per comprendere quale siano veramente le ambizioni del partito democratico; se è solo quella di governare, si rischia di andare nuovamente all'opposizione.