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Il Blog di Marco Zulberti

L'occupazione al centro del campo. La qualità e la rapidità delle decisioni della classe dirigente sarà fondamentale per attirare i capitali esteri e favorire la ripresa

Robert-McChesney


L'inizio della nona edizione del Festival dell'Economia di Trento che quest'anno ha un tema articolato tra classe dirigente, crescita economica e bene comune, è coinciso con la relazione del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, che ha reso pubblici di dati della drammatica situazione economica italiana dove si registra una forte contrazione nei consumi interni e un aumento drammatico della disoccupazione. La situazione è poi attorniata dallo straordinario risultato elettorale di Matteo Renzi che si collega a quel ritorno di fiducia che gradatamente, grazie al lavoro anche dei due governi precedenti come Monti e Letta, sta tornando sui mercati finanziari e sul debito come registrano le sottoscrizioni dei titoli di stato scesi ormai ad un tasso decennale del 2.6 per cento.
Cosa può dire questo Festival dell'Economia alla situazione italiana attanagliata dal ristagno dei consumi con una disoccupazione crescente? Cosa può dire sui metodi di selezione della sua classe dirigente? Cosa può dire alla sfera dei beni comuni dei cittadini?
E' indubbio che se la fiducia sta tornando, come registra lo stesso Governatore Visco, quando dice la recessione è finita, dall'altra si deve anche ammettere che la ripresa è fragilissima, anzi che è arrivata ad una sorta di grado zero dalla quale deve forzatamente farne una base per risalire. E qui l'articolazione tra la qualità e la rapidità delle decisioni che dovrà prendere la classe dirigente sarà fondamentale per trasformare l'attuale stato di grazia e di fiducia, sia interna che internazionale, verso l'Italia e il suo governo, in un processo in cui si riesca a attirare i capitali esteri che, come nel caso ungherese, spagnolo e irlandese, quando vedono concrete azioni di riforma economiche cominciano a investire nelle loro aziende sia private che pubbliche sottoscrivendo le loro obbligazioni.

Le azioni che hanno rilanciato queste economie sono state molto forti e incisive tagliando la spesa statale, diminuendo le tasse sul lavoro produttivo, e nel caso ungherese, tassando le banche estere e diminuendo del 20 per cento per decreto le tariffe energetiche.
Ma quale classe dirigente è in grado di prendere decisioni così forti? Quale classe dirigente ha compreso il cambio di paradigma che ha investito l'economia internazionale dove ad una economia assistita dallo stato e basata sullo sviluppo dei consumi e dei servizi, si vede costretta a riscoprire il settore agricolo primario? Sì perché il tema della disoccupazione non è un problema solo italiano ma investe trasversalmente tutta l'economia contemporanea in cui ad un crescita demografica tumultuosa, non corrisponde un piano economico fatto di edilizia popolare, di distretti produttivi, che la possano accogliere e sfruttare come motore economico. Gli eccessi della distribuzione commerciale ha trasformato anche la società italiana da produttrice a consumatrice. Ormai in Italia il settanta per cento dell'economia è basata sui consumi interni. Solo dieci anni fa era al cinquanta. Come creare occupazione nella società dei consumi, se gli stessi produttori dei beni di consumo sono stati de-localizzati?

La selezione della classe dirigente che viene delineata in questo Festival dell'Economia, penso all'intervento del prof. Robert McChesney, del Dipartimento di Comunicazione dell'Università dell'Illinois, che ha dedicato il suo intervento agli effetti negativi delle "leadership" oligarchie politiche e finanziarie americane, riveste un passaggio fondamentale di tutto il Festival che guarda, al di là di qualsiasi schieramento politico, culturale o religioso, alla necessità di riscoprire il bene comune rispetto a quello individuale, e quindi di una classe dirigente che lavori più per la crescita e l'occupazione. Nel 1982 l'Italia uscì dalla gravissima crisi industriale e finanziaria, sulla scia di una fiducia che prese il via dalla vittoria ai mondiali di calcio. In vista del mondiale in un mondo economicamente più evoluto ma contabilmente lo stesso di allora, vorremmo che al centro del campo di "gioco", in vista del mondiale brasiliano, della futura classe dirigente venga messo il bene comune dell'occupazione e del lavoro, che non si crea solo stimolandolo finanziariamente ma anche riformando quelle regole, a tratti assurde, che in questi anni lo hanno solo ostacolato.