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Il Blog di Marco Zulberti

A scuola degli inglesi. Dal Blog di Marco Zulberti

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Mentre nelle scorse settimane i mercati azionari riportavano alla normalità il premio che fin da inizio anno godeva il nuovo governo di Matteo Renzi sulla scia del rallentamento del Pil in Italia e oggi in Germania, nelle ultime ore alcuni segni positivi sono invece emersi ancora una volta dall'economia inglese, che registra un progresso della produzione industriale del 3%.
I segnali di tensione sui tassi a breve inglesi che a metà giugno avevano permesso alla Banca d'Inghilterra di parlare di un probabile cambio nella politica monetaria, si sono così confermati con questo inatteso dato positivo che deve far riflettere su come è stata invece gestita la crisi all'interno dell'unione monetaria europea.
Se oggi quindi l'economia anglosassone continua a fornire positivi dati di crescita dall'altra in Europa il ritardo che si è accumulato ora gioca obbliga tutti i paesi aderenti all'unione monetaria a uscire dalla sfiducia reciproca per smuovere le economie dei paesi più indebitati come Grecia, Spagna e Italia.
Ed è il nostro paese che nelle ultime settimane sembra soffrire in modo particolare quest'ultima fase della crisi perché in questi sei mesi si è assistito ad un innaturale passaggio dall'ottimismo esagerato solo due mesi ad una forma di smarrimento e pessimismo delle ultime settimane.
Qui non si tratta di essere ottimisti o "gufi", ma d'inquadrare questo momento come un colpevole ritardo che si è accumulato in modo superficiale quando in primavera ci si è affidati più ai "natural spirtis" dell'economia, alla mano invisibile e alla fiducia del macellaio teorizzata da Adam Smith che ai dati congiunturali del debito italiano e all'attuale struttura produttiva italiana.
Ma se era esagerato l'ottimismo di qualche mese fa non è corretto nemmeno oggi passare al pessimismo, ma più correttamente agire rapidamente su alcune leve come la spesa e la tassazione sugli investimenti privati.
I dati congiunturali non hanno ancora condannato l'Italia se osserviamo come il sistema economico europeo a macchia di leopardo mostri segnali di miglioramento del prodotto interno lordo in paesi come la Spagna, mentre si coglie un ritorno al segno positivo nella velocità di crescita della massa monetaria europea M3 dopo quasi diciotto mesi di calo. Questo è un dato indicativo delle dinamiche della ricchezza reale che indica come da questi livelli minimi sia corretto attendersi una ripresa. L'ultima inversione di questa curva era avvenuta nel marzo del 2010.
Sgombrando quindi il campo dal sentiment che sta generando troppi tranelli, anche al dibattito in atto tra il governo e i media, si deve ora inquadrare la situazione del nostro paese in un clima di realismo che costringe all'azione più che all'attesa, alla decisioni, che se prese rapidamente, un poco come fece il governo di emergenza di Mario Monti, riporteranno la fiducia verso il governo, riconoscendo nella fase primaverile qualche sottovalutazione di troppo nella tassazione degli investimenti privati.