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Il Blog di Marco Zulberti

La forma dell'Autonomia. A Madonna di Campiglio la lezione del giornalista di Corsera Gian Antonio Stella

Gian Antonio stella corsera

L'intervento di Gian Antonio Stella al primo incontro organizzato a Madonna di Campiglio nell'ambito della manifestazione "L'Alta via di Alcide De Gasperi e dell'Italia" organizzata dall'associazione Campiglio TreperTre nel sessantesimo anno dalla scomparsa dello statista, ha concentrato, nello stile del giornalista di CorSera, le sue osservazioni sul concetto stesso di autonomia. Essere autonomi non vuol dire copiare lo stato centrale ma anzi superarlo e fare del territorio la vera ricchezza e particolarità dell'autonomia. Per essere autonomi ed essere come un piccolo stato all'interno di uno stato più grande, mantenendo tutte le sue inefficienze e la sua burocrazia centralizzata, non è nella natura millenaria e storica dell'autonomia trentina a cui si era ispirato Alcide De Gasperi.
Le autonomie per quanto "virtuose" ha sottolineato Gian Antonio Stella nel suo dibattito con Lorenzo Dellai e Beppe Zorzi, devono essere comunque messe sotto il controllo dello Stato, che può sempre dire l'ultima parola, soprattutto perché oggi non esiste solo l'autonomia trentina. Molto spesso nelle regioni a statuto speciale come il Trenitno i bilanci degli enti autonomi sono illeggibili e poco trasparenti e non permettono un controllo da parte dei media e dell'opinione pubblica che si sente dire solo "che tutto va bene" perché siamo autonomi. I flussi monetari del turismo sono così importanti e consistenti che non è corretto lasciarli gestire dalle piccole istituzioni locali senza un minimo di controllo dall'alto. Senza ombra di dubbio il Trentino è stato uno degli esempi più virtuosi quando il bilancio pubblico era in continua crescita. In quei decenni passati il Trentino è salito quasi a leva grazie al suo virtuosismo negli investimenti. Ma quei tempi da bolla non torneranno più e adesso che lo stato è costretto a ridimensionare la spesa, costringe ad una doppia frenata, proprio le regioni che correvano di più.
Soprattutto nel campo economico l'autonomia sembra aver perso la sua capacità di assumere le forme di un sistema economico alternativo rispetto allo stato, un'autonomia che sia finanziariamente differenziata in base alle singole vallate e comunità montane sparse sul suo vastissimo territorio. E' lampante come la classe politica locale non riesca a prendere scelte coraggiose che sappiano premiare i bilanci in attivo degli imprenditori e delle associazioni e penalizzare chi invece tende a non rispettare la spesa corrente. Un ruolo fondamentale dovrebbero avere a questo punto le secolari autonomie delle Comunità montane trentine che sono state nel passato la vera forma economica dell'autonomia durante i secoli del Principato Vescovile. Il fatto che l'istituzione della Comunità montana in Italia sia stata completamente stravolta e ridotta ad una ulteriore voce di spesa non deve colpire la realtà di quelle trentine che per la sua conformazione geografica le ha viste nascere e superare le prove del tempo. L'autonomia della Valle d'Aosta è geograficamente e storicamente molto diversa da quella trentina e non è corretto metterle a confronto.
L'ex presidente della Provincia Lorenzo Dellai ha concordato con la posizione di Stella auspicando che il modello trentino possa rafforzare l'autonomia in alcune competenze anche nelle regioni a statuto ordinario. Certo l'esperienza dopo la modifica dell'articolo V della costituzione non è andato nella direzione della responsabilità. Ma questo anche nelle regioni autonome. Perché se da una parte il modello tedesco della federazione appare più virtuoso dall'altra senza un controllo centrale si rischia aggiunge Stella di tornare agli sprechi e doppioni visti in quest'ultimo decennio. Se ad una direzione di qualsiasi competenza presente a Roma, ne vengono create altre nelle singole regioni anche ordinarie i costi aumentano non calano.
L'invito di Gian Antonio Stella alla classe politica trentina sulla scia dell'immaginazione di Alcide De Gasperi è quindi quella di essere più coraggiosa nel pensare ad una nuova forma istituzionale dell'autonomia trentina che abbatta i costi e lasci crescere l'economia, punendo i bilanci in rosso e premiando chi invece sa stare sui vari mercati globali del turismo, dell'artigianato, del commercio e dell'industria.