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Il Blog di Marco Zulberti

Autonomia finanziaria o economica? Dal Blog di Marco Zulberti

Accordo De Gasperi-Gruber 

Mentre le autorità civili e politiche trentine celebrano l'anniversario degli accordi De Gasperi-Bruger del 5 settembre 1946 sull'autonomia della regione Trentino-Alto Adige, con la tradizionale serie di incontri e riconoscimenti, la serie di interventi comparsi sui media sul senso stesso dell'autonomia mostrano una riflessione più intensa e meno banale di quella che si osservava nel passato. Mentre in una parte della classe politica trentina, e della stessa società, essere una regione autonoma fino a poco tempo fa si limitava al flusso di finanziamenti che lo stato italiano dopo il 1946 orientava verso la regione, oggi grazie all'azione di storici, ricordiamo tra tutti il compianto mons. Rogger, giornalisti e studiosi, il concetto di Autonomia riscopre il suo carattere di eccezionalità geopolitica, riconosciuta come regione legata ai rapporti tra Impero tedesco e papato romano. La valle dell'Adige, attorniata dalla cuspide delle sue montagne era vista come un arteria fondamentale nei rapporti tra il popolo tedesco e quello italiano e per questo motivo i vescovi di Trento, Bressanone e Coira erano di nomina imperiale e non romana.
Riconquistato il senso storico dell'autonomia, poi si riconosce quello economico costituito dal rapporto anch'esso secolare tra i principati vescovili e i territori, spesso lontani e disagevoli che amministravano concedendo amplissime autonomie. La "Magnifica" comunità di Fiemme, quella delle "Regole" di Ragoli e Campiglio, o lo stesso nome Giudicarie, che ricorda molto le "hoch gerichte" svizzere, terre rette da giudici, sono il retaggio di questo rapporto Valle dell'Adige e distretti adiacenti. Le sedi di principato in Trentino Alto Adiger oltre che a essere autonomi dal papato e dall'Impero, concedevano autonomie locali ulteriori alle zone e valli disagiate. L'autonomia era, si direbbe oggi, a leva, a seconda della distanza del territorio dal centro. Era una vera autonomia che permetteva alla montagna di sopravvivere ai mercati. A Castel Tirolo si conservano esposti codici e regolamenti con cui le autorità regolavano le fiere e i mercati compresi gli orari e le merci. Questo permetteva alla montagna di essere economicamente sostenibile, cosa che oggi le economie di scala, non permettono più.
Ed è questo lo snodo centrale di tutta la riflessione sul futuro dell'autonomia concepibile oggi. Il passaggio tra un concetto errato di autonomia come eccezione finanziaria, che si è generato sulla scia della politica degli ultimi decenni, concetto concepito fino a ieri come centrale di cui è figlio anche il patto di Milano che si può oggi considerare superato, e il concetto di autonomia concepito come eccezione economica e di mercato, in cui l'autonomia non è un modello di piccolo potentissimo stato che ripete le inefficienze e le distorsioni di quello centrale, ma di un territorio veramente autonomo anche nel suo rapporto Valle dell'Adige e le altre vallate, in cui l'autonoma appare un sistema articolato che concepisce i problemi di tutti a tutte le altezze dai 200 metri fino ai 3000 degli alpeggi e dei rifugi alpini, altrimenti fuori mercato.
In questi giorni negli interventi si è avvertito finalmente questo spirito positivo di riscoperta del senso profondo dell'autonomia come eccezione economica peculiare della nostra terra, e non di quello brutale e tout-curt di trasferimento finanziario che una parte della classe politica è ancora lì ad attendere, come successo nell'estate del 2013, prima delle elezioni provinciali, quando si è registrato l'ennesimo assalto alla diligenza.
Per cui sensibilità e attenzione verso il concetto di autonomia come eccezione economica e non finanziaria, che lasci crescere le forze positive e imprenditoriali presenti sul territorio senza essere soffocate da una burocrazia e un controllo politico che la crisi non si può più permettere.