
Mentre Olivo si vantava di essere "il Platinì della cazzuola", Arnaldo completò il discorso dicendo "e io sono il Beckenbauer del fratasso!", frattazzo pronunciato naturalmente con due esse alla maniera veneta. Così come Pinsòlo. Arnaldo Lavezzari era nato a Cavaión, una frazione di Caprino veronese, nel 1935 e la zeta proprio non faceva parte del suo bagaglio fonetico, nonostante ne comparissero due nel suo cognome. E' rimasta famosa la sua affermazione "noi di Pinsòlo" al ritorno da una "spedizione " in quel di Vignòla insieme a Fausto Dondi, Giuseppe Ciaghi e Italo Maffei dei Lustri (l'unico originario di Pinzolo), mandati dal Comune a rinsaldare i rapporti e a predisporre un gemellaggio con la cittadina emiliana. A quei tempi lui era presidente della Società Bocciofila di Pinzolo, che prese in mano quando stava per scomparire e che seppe rivitalizzare e sviluppare al di là di ogni aspettativa grazie ad un impegno e a una dedizione fuori dal comune. Era arrivato in Rendena agli inizi degli anni Sessanta insieme a Severino Bonomini, entrambi muratori, anzi, a dirla giusta, "maestri" muratori, tanta era la perizia che veniva loro riconosciuta da tutti. Fecero impresa insieme, poi si sposarono e con i figli diedero vita a due aziende diverse, tuttora attive e fra le più qualificate in valle. Ci ha lasciato ieri, e domani si celebreranno le esequie a Giustino alle 14.30. Era un amico: un gigante d'uomo, tanto grande e grosso quanto sensibile e buono, come il pane, generoso e disponibile con tutti, sempre pronto a dare una mano quando veniva chiamato, si fosse trattato di una associazione, del comune o di una persona in difficoltà. Partecipe del loro grande dolore voglio esprimere ad Angela, che ne ha condiviso per tanti anni le gioie e lo ha sostenuto nei momenti difficili, e ai figli i sensi più vivi del mio cordoglio.