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Consorzio Irriguo di Pelugo a rischio chiusura. In ballo una concessione di 90 litri al secondo. Oggi forse, non se ne ravvisa l'importanza, ma, in futuro potrebbero essere vitali per l'economia della zona

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Il vecchio Consorzio Irriguo di Pelugo, dopo oltre mezzo secolo di vita (è stato costituito il 4 dicembre 1958), rischia l'estinzione. Se entro marzo, i centonovanta soci non si attiveranno rieleggere gli organi statutari, anche la concessione di quei 90 litri d'acqua al secondo data a suo tempo dalla Provincia è destinata ad essere soppressa. Quello che alcuni membri dell'ex direttivo, ora commissariato - dal 20 settembre il Consorzio è retto dal commissario Giulio Bazzanella - si accingono a fare, è l'ultimo appello.
L'ultima chiamata a un impegno collettivo, per far sì che venga tenuto in vita il consorzio e adeguata la presa sul rio Bedù ai nuovi piani di utilizzo delle acque pubbliche. "Sarebbe un vero peccato – dice l'ex presidente Nicola Campidelli – che, i cittadini di Pelugo non cogliessero l'opportunità di mantenere una concessione attiva da 55 anni. Nel direttivo non c'è ricambio. E, i soci sembrano disinteressati a un'attività di cui domani potremmo pentirci di non essere stati capaci di sostenere".

Fino al 1989, anno in cui una devastante alluvione scardinò tutte le opere di presa, con la furia del torrente Bedù che oltre ad allagare campi e prati, spazzò via anche il ponte sulla statale per Campiglio, il Consorzio irriguo di Pelugo resse al progressivo abbandono dei campi. L'economia della valle, sempre più turistica e meno agricola, stava subendo un graduale cambiamento. Per cui, quella bocca d'acqua che irrigava i 60 ettari della Piana attorno all'antica chiesetta di Pelugo, è diventata anno dopo anno, meno indispensabile.

rio bedù Pelgo consorzio irriguo e.z.

Fino, ad agosto, grazie ad un pugno di volenterosi il consorzio è rimasto in piedi. "Ma ora – spiega l'ex segretario Stefano Ongari – la Provincia ha varato norme più stringenti. Perché la concessione possa essere mantenuta deve essere attiva, non solo sulla carta". Per questo, assieme a Gilio Lorenzi e Nicola Campidelli, lanciano un appello: "Persa la concessione, non sarà più possibile riaverla. Quindi, soci di Pelugo, Vigo e Borzago, svegliatevi. Se entro marzo, non ci sarà un direttivo e un piano di ripristino, addio concessioni".

Oggi forse, non se ne ravvisa la necessità. Ma, in futuro potrebbero essere vitali per l'economia della zona. Basta vedere - osservano - come in alcuni territori del Trentino si siano riscoperte o inventate nuove coltivazioni. Senza sottovalutare, che una volta dismessa, la concessione, potrebbe essere chiesta da altri, per altri scopi. Pinzolo, docet. Spiegano. Da qui, l'invito anche al Comune, finora tiepido sulla vicenda, ad attivarsi per un impegno collettivo".
A gennaio, anticipano, indiranno un'assemblea. L'augurio è che il Consorzio irriguo di miglioramento fondiario di 1° grado di Pelugo, iscritto al n. 134 della Federazione Provinciale dei Consorzi irrigui, ridiventi motivo di interesse. E che entro i prossimi mesi si parli di rilancio. Non di chiusura.