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Cultura trentina: ma a quale livello?

Leggo sulla stampa odierna (sabato 27 agosto) l'annuncio della nuova legge provinciale sulla cultura «per un Trentino consapevole della propria storia segnata da incontri, confronti (...) capace di essere laboratorio dove la ricerca continua contribuisce a fare comunità e rafforza la consapevolezza dell'autonomia» (l'Adige). Alla tv l'assessore competente ha fatto riferimento al Mart, al Buonconsiglio, al Santa Chiara, alle manifestazioni verso un turismo che deve saper andar al di là delle sole bellezze ambientali, ma che deve scendere nelle viscere della nostra identità. I quotidiani odierni (tutti e tre) sono molto parchi sui contenuti del provvedimento legislativo, limitandosi a parlare di «identità, di apertura, di eccellenza, di comunanza (senso di appartenenza, coesione e fare comunità), di terreno aperto a tutti» (l'Adige).

Purtroppo, però, non vi è alcun accenno alla ricerca vera e propria, alla cultura nell'ambito di ciascuna "Comunità di Valle", ad un chiaro sostegno ai possibile Centri di ricerca di territorio, alle pubblicazioni scientifiche per le scuole di ogni ordine e grado, alla previsione di possibili strutture periferiche autonome ed ai relativi fondi, agli "Assessorati alla Cultura" di ogni singola Comunità di Valle, ad eventuali e possibili fondi a sostegno dei liberi Ricercatori (disseminati in ogni vallata ma sempre dimenticati e lasciati da soli), a finanziamenti delle pubblicazioni già pronte od in allestimento.

E soprattutto nessun accenno alla effettiva "cultura trentino-tirolese" che non è nata dopo il 1800, con l'impero austroungarico o con il Regno e la Repubblicata italiani, ma che è andata forgiandosi, concretizzandosi e solidificandosi durante gli ottocento anni dell'appartenenza ai Principati Vescovili rispettivamente di Bressanone per i Tirolesi di lingua tedesca e di Trento per i Tirolesi di lingua italiana. Otto secoli fecondi di "identità" attraverso usi e costumi tramandati di generazione e generazione con meticolose tradizioni diventate davvero "cultura locale" e con quegli Statuti/Ordinamenta, che ancora oggi costituiscono l'ossatura portante dell'essere comunità trentine (vuoi nonesa o solandra, fiemmese o fassana, giudicariese o cembrana eccetera); documenti preziosissimi che devono essere ancora in gran parte trovati, trascritti, stampati e diffusi, perché è in essi che si trova la convinta coscienza sociale di appartenenza al proprio territorio di nascita e di residenza: territorio, che nei secoli di cui stiamo parlando, era davvero conosciuto, salvaguardato, coltivato, arricchito e tramandato come la più preziosa delle eredità. Vi sono - nella annunciata riforma/legge - le direttive ed i fondi per una tale ormai indilazionabile ricerca/pubblicazione ed adeguata distribuzione arricchita da debite analisi da far conoscere ai Trentini di oggi nonché a tutti coloro che nel Trentino non debbono soltanto venire ad appropriarsi del paesaggio, delle piste da sci, dei funghi, dei sentieri di montagna?

Una vera riforma della "cultura in Trentino" dovrebbe proporre strutture e fondi per ripescare ed esaltare testimonianze e documenti soprattutto dell'epoca medioevale, dando ad ogni territorio autonomamente - come era nello spirito dei Comprensori ed oggi passato alle "Comunità di Valle" - la possibilità/capacità di portare in luce gli sforzi dei tanti Volontari (mai debitamente considerati) che hanno e stanno sacrificando la loro vita per la vera "identità" di ciascuna delle zone geografiche in cui si trovano a vivere, ad operare, a studiare.

Nulla da eccepire - anzi da encomiare - in merito agli aiuti ed alle iniziative a favore del Mart, del Buonconsiglio, degli Alpini, degli Schützen, delle Bande, dei Cori, delle Associazioni di studio, delle Divise, delle Bandiere, del Volontariato in genere, delle manifestazioni a carattere culturale sia per le popolazioni trentine che per gli ospiti ad ogni stagione; tuttavia la "cultura" (con la C maiuscola) presuppone il riconoscimento di un fondamento giuridico a se stante, debitamente strutturato e obbligatoriamente/giuridicamente presente su tutto il territorio: un "Ente di diritto pubblico", di cui sono una pallida immagine le Biblioteche comunali inventate e istituite, ancora vari decenni fa, dal benemerito (e anche lui dimenticato) assessore Guido Lorenzi: un piano che la sua ampia veduta culturale vedeva integrato e sorretto da qualcosa di più preciso e di maggiore valenza in fatto di studio, di ricerca e di pubblicazioni; il tutto, cioè, affidato alla libera autonomia degli addetti ai lavori ed agli esperti in ogni singola area peculiare del Trentino, con alle spalle un efficiente Assessorato alla Cultura affidato ad esperti di ogni settore culturale, da fungere da stimolo e soprattutto da preziosi punti di riferimento culturale (nelle specifiche competenze) e, pertanto, di aiuto tecnico-pratico a chi stava operando in periferia.

Mi rimane solo da augurarmi che tutto questo sia nelle pagine non pubblicate dai giornali, ma che faccia parte dei contenuti dell'annunciato provvedimento legislativo, del quale si preannuncia che dovrebbe presentare come punti chiave: «l'identità, l'eccellenza delle offerte e la capacità di "fare rete"».

Mario Antolini Musón