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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Per il "bene Comune" servono "Persone singole" elette per le loro capacità...

seculum bene comune

Articolo di fondo di Marco Brunazzo "Lo spettro dei partiti personali" (Corriere del Trentino 28/06/12). L'articolista evidenzia la crisi dei partiti per il loro "frantumarsi al loro interno" fra i vari dirigenti e personalità, in modo particolare per "essere rimasti orfani dei loro fondatori e leader". Penso che sia questa la constatazione più ovvia per noi "vecchi" che abbiamo vissuto la compattezza dei partiti del secondo dopoguerra, quando uno si sentiva un "appartenente" al proprio partito non perché legato od attratto dal leader del momento, ma perché sostenuto dall'ideale che sentiva e viveva dentro di sè: il comunista era comunista convinto, altrettanto il socialista, per non parlare del democristiano, del liberale, del missino eccetera. Quella che si diceva "disciplina", che diventava "obbedienza" alle direttive di ogni singolo partito, era del tutto naturale ed accettata anche nei momenti della diversità di vedute poiché non si "obbediva" all'uomo del momento, ma alle "direttive" quali espressioni dirette dell'ideale a cui ci si sentiva legati per razionalità e in coscienza.
Poi, purtroppo, le "scuole di partito" o vennero a scomparire o non venero adeguatamente sostenute, per cui si è giunti alla seconda Repubblica con i "movimenti", con i "personalismi", con i "gruppi/liste" del momento prive di quegli "ideali comuni" che avrebbero dovuto "tenere insieme" le persone aderenti a questa od a quella forza politica; e così si è assistito a veri e propri salti mortali di cittadini che non sapevano più da che parte andare, fino agli estremismi attuali propri di uno sbandamento di base per la completa scomparsa delle "idealità convinte" proprie degli anni Cinquanta.
L'autore citato conclude il suo intervento con un accenno alle "liste civiche", ma giustamente avverte: «A mio avviso occorre andare cauti». Il mio pensiero - come ormai da anni o... per "pallino" personale! - corre ai sempre attuali Statuti medioevali, che prevedevano l'elezione su pubblica piazza "vocatim", ossia a voce alta, pronunciando il nome e cognome (magari rafforzato dallo scotum/patronimico di famiglia) singolarmente, senza la non mai presa in considerazione "lista". Ognuno veniva chiamato ad amministrare il "bene comune" come persona singola che, come tale, doveva trovarsi attorno ad un tavolo con altrettante "persone singole" con le quali di volta in volta provvedeva - "insieme" - al bene dei propri concittadini.
Certamente è oggi difficile riproporre un simile sistema; tuttavia continuo ad illudermi che vi possano essere dei bravi legislatori ancora in grado di riuscire a spezzare una lancia contro i partiti, i movimenti e le stesse liste civiche, poiché sono tutte forme che limitano assai la professionalità e la disponibilità del singolo sia come persona che come professionista (= preparazione e capacità), per giungere a possibili scelte "personali" attraverso le quali una persona diventa o Sindaco, o Assessore, o parlamentare od altro non perchè il suo partito o la sua lista ha preso più voti di un'altra, ma soltanto perchè in quanto persona è ritenuto idoneo e capace di svolgere il compito che gli viene assegnato dalla gente.
Ancora solo... sogni e illusioni! Ma vale la pena scriverli? Chissà! Grazie al cortese Lettore che è giunto fin qui.