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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

"Per piazér, vègnenghen fò!"... quello che hai da fare per me, per qualcuno, per molti... fallo in fretta e non lasciarmi star qui a rosolarmi sulle brace di un'ansia che non ha fine!

domande-risposteFortunatamente i giornali non accettano soltanto "notizie", "scandali" e cose del genere, ma qualche voltano servono pure a trasmettere messaggi in positivo ad aiutare la gente a superere le difficoltà di giornata. Se questa mie righe venissero accettate e pubblicate, esse presumono di riuscire, timidamente, a voler dare una mano a quanti - e sono tanti - stanno vivendo una delle ansie più tremende della vita, ossia "l'attesa".
Chi non l'ha provata? È una delle situazioni psicologiche che maggiormente ti rovina la giornata: aspettare quel qualcosa o qualcuno che può risolverti la difficile situazione che stai attraversando e... ti trovi da solo, senza appoggio alcuno! Credo che oggi - estate 2012 - sia proprio "l'attesa" che tiene in sospeso tanti cittadini (non solo italiani) perchè chi deve prendere i necessari provvedimenti anticrisi non riescono a decidersi a prendere le soluzioni necessarie.
Ed ecco perché mi permetto - nel mio piccolo - ad alzare la voce e dire a chi può: «Per favore, quello che hai da fare per me, per qualcuno, per molti... fallo in fretta e non lasciarmi star qui a rosolarmi sulle brace di un'ansia che non ha fine!». Quanti sono che si trovano in questa situazione e che vorrebbero lanciare nello spazio questa loro sofferta invocazione?
Tutti gli operai licenziati, gli esodati, i semi-pensionati, i senza lavoro, i giovani che hanno voglia matta di cominciare la vita con un'adeguata occupazione. Tutti gli ammalati "in lista d'attesa" per una visita, un intervento, un trapianto che non arriva mai. Il cittadino che ha "una pratica in corso" e si trova nelle mani di impiegati che hanno sulla scrivania carte che se le passano senza rendersi conto che l'interessato vive ore tremende che non passano mai.
Senza parlare di Sindaci e di Amministratori pubblici che non ce la fanno più a svolgere i propri compiti giuridici per provvedere adeguatamente e tempestivamente a quei servizi di prima necessità per i propri cittadini perchè chi sta al di sopra - nella piramide burocratica e politica - non si decide a prendere decisioni tanto delicate quanto importanti, ma che non possono più aspettare, che sono terribilmente "tempestive".
E non è così anche nel mondo dell'economia? Perché chi può, avendone cioè la possibilità, stenta tanto a pagare i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori, gli albergatori, gli operai, il personale di servizio... mettendo aziende ed individui seriamente in difficoltà esistenziali, mentre loro i soldi li hanno a disposizione e, magari, ben... investiti?
"Non fare mai aspettare nessuno!". Potrebbe essere lo slogan di sempre ma tanto più d'attualità in questo momento storico in cui coloro che soffrono in ansiosa attesa d'una determinante soluzione o del "compito/dovere" di qualcuno sono ogni giorno di più
Mario Musón