Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Ferragosto... giapponese! A Riva del Garda una insolita mostra di "scrittura giapponese"

giapponeseRiva del Garda, 15 agosto 2012. - Una insolita mostra di "scrittura giapponese": una antichissima forma d'arte pittorica tramandata da secoli in Giappone, in cui, appresa ed assunta la scrittura degli idreogrammi dalla cultura cinese, hanno voluto dare all'insolita forma estetica di ciascun "carattere" la possibilità di essere espressa calligraficamente in maniera talmente diversa - attraverso la sensibilità di chi lo scrive - da farli diventare dei veri e propri "quadri" che sanno dare alla abitazione (ed ai musei) un tocco artistico, come nell'Occidente i quadri d'autore appesi alle pareti delle abitazioni e poi raccolte nei musei.

Una forma d'arte che - nel nostro attuale periodo storico del Duemila, in cui di Paese in Paese ci si arricchisce con l'alternarsi di mostre e concerti delle diverse "culture" nate e cresciute a se stanti quasi obbligate ad una vita e ad un crescita separata" - dall'Estremo Oriente arriva a farsi conoscere anche conoscere, pur essendo una forma d'arte piuttosto incomprensibile per gli Occidentali, ma che ha saputo conservare in se e sommessamente trasmettere dei valori culturali ed estetici a noi sconosciuti ma pure avvincenti.

Ne ho potuto "vivere" il fascino ed il contenuto per un intero pomeriggio - da "vecchio giapponese degli anni 1939-47" -, grazie anche alla presenza di gentilissime signore giapponesi sposate in Italia, con le quali è stato possibile riallacciarsi al sempre "amato Paese del Sol Levante (Ni-Hon)" con il vissuto dei giapponesi di oggi, con i ricordi di quelli del tempo di guerra che hanno condiviso con me la ansie dei bombardamenti e la tragicità d'un periodo conclusosi con l'ancora incomprensibile insulsa "scelta" della bomba atomica. Si sono intrecciati - di fronte alla leggerezza ed alla quasi imponderabilità delle espressioni calligrafiche - discorsi di culture lontane, di popolazioni secolari vissute tra Daimyo e Samurai, di templi scintoisti e buddisti, di formazioni secolari fondate sulla gentilezza dei comportamenti e sulla fortezza d'animo, sia per gli uomini che per le donne.

E nel sottofondo la rievocazione di quelli che sono stati gli anni di guerra, della disfatta e della risurrezione, della capacità di soffrire ogni umana sofferenza e di avere e di trovare in sè la forza e la volontà di far sì che il passato seppellisca il suo dolore e le sue infamie, perché la vita reclama la sua costante proiezione in avanti a dispetto di tutto e di tutti. E lì, davanti a noi, tra quattro vetrate, il ripetersi della lentissima "cerimonia del tè" - momenti di estrema interiorizzazione e di padronanza di sè - e le illeggibili poesie in "bella calligrafia" come elementi di eternità della vita, basata sulla padronanza di sè e su un qualcosa del passato da portare con sè come gli ideogrammi risalenti ai millenni prima di Cristo ed ancora lì, carichi di intrinseco significato, ad indicare la costante ed irripetibile via anche all'uomo di oggi e di domani.
Mario Antolini Musón