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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Sbagli e colpevolezza. Servirebbe più delicatezza nel "giudicare" e riuscire a dare il proprio "apporto" per "aiutare" affinché il malfatto non avvenga

ragazzi maestroStavo rimuginando su quelli che i mass-media continuano ad evidenziare come sbagli, errori della politica o della pubblica amministrazione e che, di conseguenza, diventano obbligatoriamente "colpevolizzabili"; e m'è venuto in mente uno dei più grossi "sbagli" che ho commesso fra i banchi di scuola: quello di considerare "colpevoli" e, quindi, da "castigare" gli alunni che commettevano, nei loro scritti, troppi "errori", troppi "sbagli".
Mi ci è voluto del tempo per rendermi conto che lo "sgridare" (ossia ritenere "colpevole") l'alunno per i suoi "errori scolastici" era non solo del tutto inutile, ma anche psicologicamente errato, poiché mi ero reso conto che dietro ad ogni "errore/sbaglio" non vi era la volontà di sbagliare, ma solo la mancanza delle nozioni necessarie (preparazione/formazione/istruzione) per evitare l'errore stesso. Ed è subito cambiato il mio approccio nel momento della correzione, ossia non partendo dalla colpevolezza, ma dalla mia possibilità di rispondere alla esigenza/necessità dell'alunno di essere portato razionalmente a rendersi conto in che cosa consistesse quello che scolasticamente era considerato un errore o uno sbaglio e come egli avrebbe potuto riuscire ad evitarli, senza nessun bisogno né di alzare la voce, né di sgridare, né di dare brutti voti e tanto peggio di dare penitenze e castighi.

Anche oggi - specie nel giornalismo - di fronte alla possibilità/necessità di dover esprimere delle opinioni diverse da chi opera in campo politico ed amministrativo (come in qualsiasi altro campo) o di segnalare come "sbaglio/errore" in ciò che si fa per il bene pubblico, penso che non si debba partire mai della presunta ed opinabile "colpevolezza" delle singole persone, ma prendere in seria considerazione soltanto il fatto di trovarsi di fronte a delle scelte fatte sempre in buona fede ma, eventualmente, senza un'adeguata ponderazione ed il necessario studio a monte.

Si potrebbe, però, considerare una possibile "colpevolezza indiretta" se ciò che viene considerato "sbagliato" dipendesse da impreparazione alla propria professionalità, specie in chi ha accettato con troppa superficialità - o per pura e sola ambizione personale - mansioni politiche ed amministrative senza esserne capace per colpevole impreparazione. In questo caso l'accanimento dei mass-media potrebbe evidentemente "appuntare il pennino" come anche contro chi lo sbaglio/errore "vuole commetterlo" per proprio tornaconto.

Negli altri casi sarebbe bene esprimere chiaramente in che cosa e sotto quale aspetto è stato commesso un errore ed evidenziare la possibilità di correggerlo e di far sì che non possa essere commesso in avvenire. È una situazione di imbarazzo in cui mi trovo di fronte a tanti dibattiti televisivi (specialmente serali) in cui non si parla mai pacatamente, sempre gettando accuse personali a dritta ed a manca, e non lasciando mai che ciascuno possa completare di esprimersi senza essere continuamente interrotto. Si pensa solo a darsi vicendevolmente addosso; ciascuno vuole avere ragione ad ogni costo; ciascuno vede nell'altro un "colpevole" da mettere alla berlina, ed intanto il problema messo sul tavolo come punto da essere discusso, compreso ed eventualmente risolto rimane lì senza che lo si affronti con pacatezza e con sincerità, eventualmente ammettendo perfino di aver torto o di saper prendere in considerazione anche il punto di vista dell'avversario o dell'altro ospite del programma televisivo.

Mi permetto di pensare che - come nella scuola e nella famiglia - di fronte a tutto ciò che la società ha ormai definiti "errori" o "sbagli" commessi da una qualsiasi persona ed a qualsiasi livello, si debba stare molto attenti a "giudicare" troppo frettolosamente il fatto in se stesso e ciò che, invece, sta a monte del fatto stesso considerato "sbaglio": ossia tener in considerazione la buona fede in chi ha potuto commetterlo, le circostanze in cui il provvedimento è stato preso, o l'incapacità per la mancata formazione, istruzione e informazione. Certo che si potrebbero essere casi in cui è evidente la colpevole impreparazione al proprio compito/dovere assunto e, magari, anche purtroppo la colpevole volontà di qualcuno che abbia commesso lo sbaglio/errore per ottenere un personale profitto... nel qual caso la denuncia/rimprovero diventano d'obbligo.

Vale la spesa fare queste considerazioni di fronte a molti servizi radio-televisivi e giornalistici in cui non si trova un'adeguata attenzione e delicatezza di fronte a situazioni del genere? Io penso che si dovrebbe usare molta più delicatezza nel "giudicare" anche ciò che si considera il "malfatto" e riuscire invece a dare il proprio "apporto" (studiato e ragionato) per "aiutare" affinché il malfatto non avvenga ed eventualmente per possibilmente correggerlo.

quell'illuso del Musón