Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Comuni catastali ed amministrativi, "fusioni" e "gestioni associate", è necessario tenere in considerazione i due specifici aspetti storico-amministrativi

Pinzolo fine ottocento

Nella attuale "diatriba" che investe i Comuni trentini in merito sia alle "fusioni" che alle "gestioni associate" vorrei permettermi di annotare che mi sembra che siano ben poche le fonti - persone ed enti - che stiano tenendo in considerazione i due specifici aspetti storico-amministrativi delle situazioni di fatto, ossia la presenza dei Comuni catastatali e dei Comuni amministrativi, dei quali occorre saper valutare la loro sostanziale differenza.
Va ricordato che i Comuni catastali sono il riconoscimento giuridico - (prima da parte dell'Impero austroungarico, poi del Regno d'Italia, ed ora della Repubblica italiana e della Provincia Autonoma di Trento) - della "spartizione territoriale" che le antiche generazioni (per le Giudicarie dal 1027 al 1803) sono riuscite a concordare fra loro col famoso "libro de le Crós". La trascrizione giuridica dei confini catastali è stata fatta, nelle Giudicarie, negli anni 1860-61 da parte dell'amministrazione austroungarica e sono stati riconosciuti ufficialmente 91 Comuni catastali, che sono rimasti intatti e che non possono essere né unificati, né tanto meno aboliti: tali sono e tali restano, addirittura con una propria indipendenza amministrativa attraverso la gestione autonoma delle Asuc (Amministrazioni Separate di Uso Civico).
Il Comune amministrativo, invece, è un Ente costituito ed "imposto d'autorità" dal potere governativo di ciascun momento storico, per cui può continuamente cambiare di dimensione, di popolazione, di posizione giuridica ma sempre e solo preposto all'organizzazione dei "servizi pubblici" da eseguire a favore dei cittadini. Per quanto riguarda le Giudicarie si parte con i primi Comuni costituiti dal Regno di Baviera nel 1806, per passare ai 13 Comuni del governo napoleonico nel 1811, giungendo ai 63 Comuni austrongarici poi riconosciuti anche dall'Italia fino al 1928, per passare ai 16 Comuni durante il periodo fascista e per tornare ai 40 Comuni della Regione-Trentino Alto Adige negli anni Cinquanta ed ai 39 odierni. Ogni Comune amministrativo, territorialmente parlando, è sempre costituito dalla somma dei comuni catastali fra loro confinanti che ricadono nell'ambito del loro decreto di costituzione.

Il problema della "unificazione dei Comuni piccoli" non è solo giudicariese, né solo trentino, né solo italiano: è un aspetto organizzativo allo studio di tutte le nazioni perché il Comune moderno costituisce l'ossatura portante della società; ed è per questo che sottende tante di quelle problematiche da dover essere tenute costantemente nella massima considerazione dai poteri statali/nazionali/provinciali. Quindi anche le "diatribe" (giuste discussioni) oggi in atto in Giudicarie e nel Trentino fanno parte di questo grande bagaglio europeo ed extraeuropeo e va affrontato con serietà di studio ed avvedutezza storica e, perciò, non va dibattuto su contrarietà temporali e locali (o addirittura personali) con sentimentalismi emotivi e posizioni mentali preconcette che ne intaccano la solidità giuridica e culturale.

Proprio in questi giorni, per motivi di studio, ho trovato di un articolo sulla "Concentrazione dei Comuni" pubblicato sulla Gazzetta ufficiale di Trento n. 257 del 29 novembre 1859, nel quale si evidenziava l'aspetto unificante della necessaria unificazione con la scritta: «Fu mai sempre la base, l'àncora, il perno de' governi il motto viribus unitis / l'unione delle forze; con esso ben applicato e a tempo si mantiene costantemente imperturbato l'ordine nell'interno degli Stati, con esso si tengono in soggezione i Governi all'estero; desso è che promuove e conserva il tanto a' nostri dì apprezzato e indispensabile equilibrio politico non solo in tutta Europa, ma ben anche nell'intera sfera mondiale; desso infine smantella superbe torri, ed atterra pareggiando al suolo credute inespugnabili fortezze. E perché, dunque, non si applicherà questo nobile e celebratissimo motto anche nella concentrazione di piccoli Comuni in un solo?».
Queste considerazioni razionali di oltre 150 anni fa - a mio modesto parere - dovrebbero riportare a galla la serietà dell'argomento in se stesso considerato, ma che oggi si ha l'impressione che si stia affrontandolo con troppa superficialità... senza offendere nessuno: né persona, né ente.

Mario Musón