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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Comuni e "frazioni". Gestioni associate e "fusione dei piccoli comuni"

Cartolina di Lardaro

L'argomento del giorno sulla "fusione dei piccoli comuni" porta alla ribalta il non facile problema relativo al rapporto che rimane aperto tra il paese sede del Municipio (con tutto l'apparato burocratico) e le "frazioni", ossia i vari centri abitati che rimangono espropriati delle precedenti singole autonomie e di particolari uffici e di strutture pubbliche a loro disposizione.
Il caso si è già presentato negli anni Trenta, quando si è passati dai 63 Comuni ex austroungarici ai 16 Comuni del periodo fascista. Di quella esperienza sono rimasti i tipici esempi dei Comuni di Spiazzo, di Pieve di Bono e di Storo, le cui "frazioni" sono rimaste collegate alla sede centrale anche dopo la rivalutazione d'autonomia di tanti altri ex Comuni dopo l'avvento della Regione/Provincia.
A Spiazzo, oggi, le tre frazioni di Borzago, Fisto e Mortaso convivono in piena armonia, ovviamente godendo delle rispettive Asuc (Amministrazioni Separate di Uso Civico) e fino ad oggi sembra che l'equilibrio fra gli abitanti degli ex Comuni autonomi si mantenga senza particolari difficoltà, tanto più che l'espandersi dell'edilizia abitativa e commerciale-produttiva ha ormai fatto di Spiazzo un unico agglomerato urbano.
Invece nel Comune di Pieve di Bono, mentre i Comuni di Bersone, Daone, Praso e Prezzo hanno rivendicato la loro singola autonomia, le frazioni di Agrone, Creto, Cologna, Por e Strada hanno scelto di rimanere in un unico Comune ed, anche in questo caso, la situazione già in atto da ormai nove decenni sembra non abbia particolari difficoltà pur trattandosi anche di frazioni piuttosto distanti fra loro; mentre, anche qui, l'espansione edilizia fra Strada e Creto abbiano creato un unico agglomerato abitativo.

Identica situazioni a Storo dove, di fronte al distacco del Comune di Bondone che si è ricostituito in autonomia con la frazione di Baitoni, gli altri due centri abitati, Darzo e Lodrone, sono rimasti quali "frazioni" di Storo, dando vita, tuttavia, ad un rapporto piuttosto vivace e carico, a volte, anche di contrasti in sede amministrativa. Situazione analoga può ritenersi pure a Tione con la frazione di Saone, i cui felici rapporti nei decenni passati stanno ora dando i segni di una "convivenza" non sempre facile e piuttosto fragile.

Differente la situazione nelle Giudicarie Esteriori, dove la presenza di decine e decine di nuclei abitativi disseminati in ogni dove ha sempre avuto Comuni amministrativi caratterizzati da una numerosa presenza di "frazioni", come lo si constata anche attualmente. Esemplificando: Bleggio Superiore con 12 frazioni e 7 comuni catastali; Comano Terme con 21 frazioni (12 nel Bléggio e 9 nel Lomaso) più 14 comuni catastali (6 nel Bléggio e 8 nel Lomaso); Dorsino con 2 frazioni e 3 comuni catastali; Fiavé con 3 frazioni e 3 comuni catastali; San Lorenzo con 3 frazioni; Sténico con 6 frazioni e 6 comuni catastali.
Anche gli altri attuali 39 Comuni amministrativi, prima o poi obbligati a fusioni di vario tipo, si dovranno trovare nelle identiche situazioni di quelli sopra citati, con la conseguenza che si dovrà pensare seriamente sia alla rappresentanza degli abitanti delle "frazioni" nei consigli comunali, sia soprattutto a tenere vive e vivaci le potenzialità comunitarie di ogni singolo centro abitato che non può e non deve essere abbandonato a se stesso e lasciato morire senza che nessuno "corra" a mantenerlo vivo e vitale.

Infatti - in relazione alla "gestioni associate" - tutti sembrano preoccupati ed occupati ad interessarsi unicamente dei servizi e degli aspetti economico-finanziari delle "fusioni" e nessuno parla mai degli aspetti socio-culturali che conseguiranno inevitabilmente da tali provvedimenti. Vi sono gli aspetti socializzanti delle singole piccole comunità; vi è tutto l'apparato del Volontariato che, già da oggi, sembra più vivace nelle "frazioni" più che nei centri "municipali"; vi sono gli aspetti sanitari, quelli dei trasporti, quelli scolastici, quelli degli anziani. Sarebbe interessante sentire i Sindaci oltrepassare le discussioni costantemente (e giustamente) ferme a parlare di soli aspetti "finanziari" per inoltrarsi, almeno qualche volta, nel vastissimo campo proprio della sociologia e dell'antropologia che riguarda la vita stessa del cittadino e del suo "vivere con e per gli altri": un qualcosa che va molto al di là delle pur importanti problematiche logistiche ed economiche.

Mario dei Musó'