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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Pòro Nadàl del Dumila e... ho ritrovato i "versi" buttati giù negli anni scorsi e mi sembrano ancora di piena attualità: ogni Natale dopo Natale tutto resta immerso in quell'acquitrino melmoso, dal quale è stato avvolto dalla mercificazione di una sacral

Nucleo sacro II OBER PAOLO- arte della Natività- Paladolomiti dal 22 dicembre al 22 gennaio 2013 - Copia

Ho trovato nei miei ormai vecchi siti del computer, i "versi" (in dialetto tionese) buttati giù nei Natali precedenti a quello di quest'anno, ma nel rileggerli mi sembrano ancora di piena attualità: ogni Natale dopo Natale tutto resta immerso in quell'acquitrino melmoso, dal quale è stato avvolto dalla mercificazione di una sacralità che, invece, si era espressa - duemila anni fa - nel raccolto silenzio di una puzzolente stalla di animali, ma esaltata da una schiera di angeli in cielo.

Pòro Nadàl del Dumila e...

Nadàl del Dumila e un..., tri..., zinc..., dés..., óndes...
cói sentiménç tuč per ària e 'ngatiadi
per en mondo che 'l né cróda adòss
có' le só màssa ròbe brute e cative
che le ne ciàpa 'ntàl cò e 'ntàl cór.

Ghe vergót de strano 'ntorna
che no 'l né lassa 'n paze
ànca se chì, arént a noàltre,
'l par che tut el sia a posto
e che tuč i vaga pacifici per i só sentér
conténč e beati del só star bé'.

Epure... sentigóm che ne manca vergót
perché le miserie de tut él mondo,
có' le só guère e i só tanč porèč,
le ne croda adòss tuč i dì
e no le ne lassa pù vedér
le tante bèle stéle del cél
e gnànca sentìr le góss dei Àngei che canta.

A mi i me par Nadai strač e strac
ànca se i è pié' de luci e de ghìngherli
e le botéghe lé è pù piene dele Cése!

Forse, 'l Nadàl, l'è amó bèl e sant
sól entài cór e 'ntàl cò
de tuč quei che i è amó bóni
de vardàrse 'ntài òč
e de darse la mà' cól cór en mà'!

Ma..., se nó sóm òrbi e sordi
- come 'l dìss el Vangelo -
... él Nadàl l'è amó 'nta la stala del Signór
che 'l l'à volèsta porèta, spuzolénta e scura
lontana da Gerusaleme e ànca dai paés...
El Signór no l'à volèst el gazèr e le luci sal cò
ma sól la nina-nana de la Madòna
e 'l fià calt de n'àsen e de 'n bò...

E noàltre, òm e dòne del Dumila, no sóm pù bóni
de far zito e de vìver senza lampadine sal cò:
góm màssa pòra del scur e del... silenzio!

 

Come può parlare di "Natale" una testata online, nella quale silenziosamente passano persone ignote sospinte soltanto dalla curiosità di trovare una notizia, una parola, un'immagine con cui confrontarsi e rendere meno piatta la loro quotidianità?
Torna il Natale, ma mentre per le persone anziane è soltanto fatto di ricordi e di meste considerazioni sulle sostanziali modificazioni avvenute, per la gente comune sembra sempre lo stesso, sempre più vicino a quello appena passato. Ci si ritrova per il vicendevole scambio degli "auguri" che hanno ormai lo stesso insipido sapore delle circostanze, sempre gli stessi degli anni precedenti, ma che si rinnovano perché ormai entrati nella formale quotidianità. Ma è forse proprio in questa dimensione umana l'intima forza del Natale: rendere nuovo ciò che è vecchio, rendere attuale ciò che già avviene da anni e da secoli, rendere intensamente presente ciò che invece è iniziato al principio del mondo. Ed ecco perché il Natale più vero è quello vissuto "in famiglia".

È il miracolo della "nascita": un avvenimento che è incominciato nel Paradiso Terrestre, quando non c'era nessuno a rallegrarsi per la nascita del primo essere umano nato da una donna, Eva; ma che da quando è nato Gesù Bambino, nella stalla di Betlemme, tutto il mondo si è ricordato che la "nascita di un bambino/a da una donna" è un miracolo che va sentito e festeggiato perché è segno di vita e di gioia... ed il santo della semplicità, San Francesco, è stato il solo capace - oltre mille dopo il parto di Maria in una stalla - di riproporre quel "presepio" nella sua più cruda realtà
Poi l'arte e le trasformazioni culturali hanno trasfigurato quell'idea principe e inusitata in capolavori di bellezza ambientale e coreografica, annullando la primaria povertà, l'odore dello stallatico e la presenza degli animali che riscaldavano l'ambiente e il "Bambinello" col loro fiato che sapeva di fieno, per introdurre ambienti sofisticati e personaggi di ogni razza e condizione. E, di conseguenza, addio alla stalla, al silenzio, all'umiltà di una donna obbligata soltanto a fasciare la sua creatura e ad all'allattarla in quei raccolti ed assorti momenti d'intimità che solo le madri conoscono e vivono. Ma, accanto alle mamme in quel loro atto d'amore, non vi è mai il chiasso, le luci sfolgoranti, la folle gozzoviglianti, i commercianti intenti a far soldi.

Quello vero - della stalla di Betlemme e di San Francesco a Greccio - è il Natale che è stato dimenticato e distrutto, travolto da una maniacale esuberanza dei consumi all'occidentale, che ha perfino invaso anche gli altri continenti in cui il Cristianesimo non si è ancora affermato. Ma si è affermata invece, e prepotentemente, la "Festa del Natale" che è tutt'altra cosa del "Natale originale", ossia del Natale cristiano.
È forse giusto intrattenere i cortesi "visitatori" di giudicare.com su queste considerazioni, oppure dobbiamo buttarci anche a noi sui "mercatini di Natale", sulle "vacanze natalizie" organizzate chissà dove, con chissà chi, e chissà come? Dobbiamo anche noi, in questo raccolto "sito" montano, farci eco di una compravendita di materialità, od è giusto rivendicare l'essenza di una avvenimento annuale in cui resta ancora possibile rintracciare le orme di una "pace in terra agli uomini di buona volontà", di una "venuta al mondo" a favore dei poveri e dei diseredati?
Siamo convinti che gli auguri che anche quest'anno - nel 2012 - vicendevolmente ci facciamo possono essere davvero "nuovi" se siamo persuasi che ci riportano a quei momenti di vita vera che ciascuno ha potuto avere la possibilità di viverli nella propria casa con l'ansia di un'attesa miracolosa, e che il riferimento al "Bambin Gesù della stalla" non era che il segno di una benedizione divina sull'atto più esaltante dell'umanità: la maternità.

In questa visione anche giudicarie.com non sta riproponendo per pura formalità una ricorrenza che si tramanda per intramontabile tradizione umana e commerciale, ma rendendosi partecipe dell'esaltazione di un sentimento quasi sovrumano, che sa mantenere vive e vitali anche le cose terrene e le abitudini degli uomini alla luce di quel "di più, sopra di noi" che può rendere la quotidianità del tutto diversa, e certamente più serena. Per questo i vicendevoli "auguri" risultano più intensi, più belli, più vivibili, più accettabili perché ciascuno li fa "nuovi" coi suoi pensieri, con le sue emozioni, con l'intima volontà di considerarli i primi ed i più intensi della sua vita non più al chiarore delle luci della città, ma ai bagliori del cielo.

él Musón