Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Davanti al 2013, con la fiducia che possa trasformarsi nell'anno della raggiunta speranza...

2013 speranza

Come siamo diventati strani noi uomini e donne: sono ormai migliaia e migliaia - se non milioni - gli anni che si susseguono uno all'altro, e non ci siamo ancora stancati di voler dare l'addio all'anno che se ne va e dare il "Benvenuto" a quello che sta venendo sempre on grande festa ed allegria. Siamo arciconvinti in tutto il mondo che non succederà nulla, che sarà una notte come un'altra, un solito tranquillo tramontare del sole ed un apparire altrettanto sempre serenante di un'alba... eppure abbiamo bisogno di "far festa", di darci alla pazza gioia senza sapere perché e per che cosa!
Un passaggio da un anno all'altro per il vecchio, che forse sarà l'ultimo e la sua notte sarà carica di ricordi riandando alla lunga serie dei fortunati San Silvestro vissuti e festeggiati...; ma, se è solo, vive la sua notte dell'ultimo giorno dell'anno nella sua stanza vuota e silenziosa percependo lontano lo scoppio dei petardi...

Ma nel contempo vive lo stesso istante il neonato che si affaccia al suo tratto di cammino e lo vede proiettarsi nel tempo come una scia infinita della vita che si dipanerà con chissà quanti altri scoppi di festosi petardi.
E tutti gli altri, ciascuno oramai dalla sua soglia presente - dai un anno in su - va cercando un appiglio qualsiasi per dare alla ormai fatidica notte del 31 dicembre quel significato, quella visione che nella maggior parte dei casi è sempre vissuta in positivo.
Ed è forse proprio questa l'essenza dei festeggiamenti in occasione dei saluti all'anno vecchio ed all'anno nuovo: la positività. Si mettono nel cassetto dei ricordi tutte le cose del passato e per il tempo che ci si prospetta dinanzi si intravedono - come fuochi d'artificio nella notte - soltanto colori sgargianti, solo qualcosa di bello, solo fiori che sbocciano nella esaltante fantasmagoria d'una bellezza colorata senza ombre, sola una musica affascinante senza pause di sorta.


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Poi esistono le mode delle "profezie": ossia come si sogna il nuovo anno e che cosa si prevede di bello o di brutto per se stessi e per l'umanità. Ricordo che negli anni di guerra ad ogni capodanno si aspettava e ci augurava soltanto l'anno "nuovo" che ci avrebbe portato la fine della guerra, e perciò erano tutti e sempre capodanni di speranza.
Io sono ormai sono troppo vecchio per prevedere almeno per me ancora capodanni del genere, ma mi auguro, invece, che soprattutto i giovani di oggi possano guardare al 2013 e salutarlo almeno come un vero e proprio capodanno di speranza, nel senso che possa tramutarsi nel primo di una lunga serie di anni che li faccia uscire da questa amara situazione che - almeno per me, pensando proprio a loro - è peggiore di quella da noi vissuta in passato.

Periodo peggiore nel senso che appare e viene vissuto come un lasso di tempo "senza speranza": e non vi può essere, nella vita, una sensazione più amara e sconsolante. Mi riappaiono alla memoria i primi anni del secondo dopoguerra, quando alla gioia della vittoria e della fine delle traversie di guerra si brindava alla pace; ma immediatamente subentrò lo scoramento a causa della mancanza di lavoro: il terribile periodo senza prospettive, in cui ci si doveva "arrangiare" in cerca del futuro (1).
Oggi, a 92 anni, mi sembra di rivivere quel periodo non già riferito a me - "io ormai sono al sicuro!" - ma osservando quanto sta avvenendo per i troppi licenziati e soprattutto per i troppi giovani di oggi e di domani senza la certezza del lavoro: sento l'atmosfera di quel lontano periodo e ne soffro risentendo in me l'ansia di quegli anni - ne avevo un trentina - che sono stati gli anni in cui mi sono sentito davvero "vecchio" nel verso senso della parola; ora, non più.

Ecco allora che mi auguro che si possa e si debba guardare al nuovo anno 2013 con la fiducia che possa trasformarsi nell'anno della raggiunta speranza, ricco di persone e di iniziative capaci di far tornare la "baldanza" della sicurezza di una vita da poter essere vissuta nel pieno della sua essenza a qualsiasi età.

quell'illuso de' Musón

(1). Mi piacerebbe risentire la voce di qualche eventuale "visitatore di questo sito" che nel 1948 era presente a Roma, in piazza San Pietro, all'adunata dell'Azione Cattolica dei "Baschi Verdi"; quando il presidente dei "giovani" Carretto, nel buio della notte, gridò ai politici: "Casa e lavoro per i giovani". Ed era il 1948! Lo stesso grido di cui gli odierni mass-media del 2012 si fanno eco. - This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.