Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

In agguato il disfattismo. «Occorre stare attenti a non gettar via con l'acqua sporca anche "il bambino" in vasca»

Parlamento italiano


Quando si è soli è facile che la mente si astragga dagli eventi quotidiani che ti coinvolgono in ciò che sta avvenendo nel contesto sociale in cui ti trovi a vivere, e resta più facile vagare col pensiero a considerazioni su quanto l'uomo comune è costretto a vivere. E proprio in questi giorni del febbrile febbraio 2013, in cui si accavallano le critiche più amare contro i politici e contro tutto l'apparato "pubblico" (Stato, Regioni, Province, Comunità, Bim, Comuni compresi), mi sono sentito vicino a tutta la numerosa "folla" di politici, amministratori pubblici, impiegati che ci assicurano una quotidianità italiana che - rispetto a tante altre zone del globo - può usufruire di un bene comune che, pur tra evidenti difficoltà ed anche storture, ancora può essere usufruito e goduto in soddisfacente tranquillità.

Ogni mattina, infatti, troviamo latte, caffè e ogni ben di dio per la colazione; i mezzi pubblici ci portano regolarmente in ufficio, nei negozi, in officina, a scuola; chi si muove con mezzi propri trova strade percorribili e comode e, per di più, illuminate anche di notte. La Polizia ed i Carabinieri ci assicurano almeno il minimo di ordine pubblico. In ogni casa arriva l'elettricità e l'acqua potabile, ed ognuno può usufruire di lavatrice, gas, radio, tv e telefonini più l'uso del computer. Anche chi è senza lavoro trova dei supporti sociali - limitati sin che si vuole - ma che qualche decennio fa non c'erano, e che nella maggior parte dei Paesi extraeuropei ancora non ci sono. All'edicola troviamo i giornali che addetti ai lavori, durante le ore notturne, hanno confezionato; così come il pane fresco ed ogni sorta di cibo che i sacrificati lavoratori della notte con costanza continuano a preparare per ciascuno di noi. E nelle scuole vi sono i professori, negli uffici gli impiegati a disbrigare le nostre pratiche, e nelle fabbriche gli operai a prepararci tutto ciò di cui abbiano bisogno.

Pensiamo mai a questi milioni di persone che giornalmente ci assicurano una quotidianità che si dipana di giorno in giorno, per settimane, per mesi, per anni dandoci la possibilità di "vivere" in sicurezza e godendo di un benessere e di una "pace" che poche generazioni hanno potuto avere a disposizione nella vita? Io ho la sensazione - specie per colpa dei giornali e delle televisioni - che l'accumulare troppe critiche su tutto e su tutti, senza avere l'accortezza di ricordarsi anche delle persone per bene che ad ogni livello compiono il loro sacrosanto dovere, faccia scoppiare, prima o poi, un tale dissesto sociale che travolga ogni cosa a danno dell'intero contesto comunitario.

Mi viene spontaneo di pensare che non si può immaginare il Parlamento pieno zeppo di incompetenti e di disonesti; così la Regione, la Provincia, la Comunità, il Municipio. Se vi è qualcuno che non compie il suo dovere venga redarguito secondo la legge, ma l'avvolgere l'insieme dell'amministrazione pubblica da una atmosfera di incompetenza e di disonestà è mettere in serio pericolo la stessa consistenza di quell'ordine pubblico sul quale si basa la possibilità di una vita civile e sufficientemente corretta.

Studiando la storia ci si accorge immediatamente che abbiamo raggiunto un livello di "vita sociale" assai più confortevole che in epoche passate. Abbiamo avuto 68 anni senza guerre, dimenticandoci che dal 1885 al 1945 (in soli 60 anni) in Italia si sono avute ben 4 guerre coloniali in Africa e due guerre mondiali più la guerra di Spagna. Si sono attraversati periodi con situazioni socio-economiche ben più difficili delle attuali. Perciò, pur intenti a rilevare ed a denunciare persone ed enti che vengono meno al loro quotidiano dovere verso la società, occorre stare attenti - secondo il noto proverbio - a non gettar via con l'acqua sporca anche "il bambino" in vasca, ossia noi stessi con tutto ciò di cui stiamo godendo.


Mario de' Musó'