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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Inusitate e impegnative vigilie elettorali. «Uscire dalla pletora di tante inutili chiacchiere e scegliere le giuste persone alle quali affidare questo nostro amato "bel Paese"»

elezioni politiche nazionali 2013Nella mia piuttosto lunga esistenza sono state rare ma "terribili" alcune vigile delle elezioni in Italia. La prima certamente quella del 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica: non ero presente perché in Giappone e, quindi, non so che dire, ma nei ricordi di chi l'ha vissuta e me ne ha parlato ho sempre percepito la particolarità di quella storica situazione. Invece sono stato personalmente coinvolto in quella del 1948 - impegnato coi dimenticati "Comitati Civici" - nella titanica lotta fra Occidente (rappresentato allora dalla Democrazia Cristiana e dalle forze liberali) ed Oriente (rappresentato dal Comunismo). Si vissero addirittura dei momenti drammatici e vi fu la "corsa" alle urne, ognuno impegnato a portare a votare amici, parenti e anche gli stessi ammalati.

In queste ultime giornate di febbraio 2013 ho la netta sensazione di rivivere lo stesso clima, la stessa atmosfera: non c'è più in ballo monarchia o repubblica, né questo e quell'ideale politico internazionale, ma vi è addirittura in ballo la sopravivenza stessa della nazione italiana, i cui cittadini risultano impelagati in una ragnatela che incide negativamente sulla loro identità/unità. Tutti sparpagliati alla rinfusa che non sanno in che direzione muoversi.

Vi è il senso del vuoto, dell'incapacità, della vicendevole incomprensione, di un non saper dove e con chi andare: una situazione che suscita angoscia e che - come nel 1946 e nel 1948 - ti obbliga a correre a votare per cercare di incidere su una scelta che potrebbe risultare fondamentale per tutti. Quindi ancora una "vigilia determinante" che ti coinvolge in prima persona a far riemergere in ciascuno quel diritto/dovere che ti rende cittadino attivo e partecipe del tuo quotidiano contesto sociale e nazionale. Nonostante quanto ho scritto in precedenza anch'io devo rivedere le mie convinzioni e considerazioni e portare quel piccolo granello di sabbia - il voto - di cui sono composte le immense spiagge del mondo.

La "vigilia" ha la sua valenza lessicale soprattutto in senso religioso, come giorno che precede una solennità, una festa. Invece questa vigilia che precede le elezioni non porta con sè il senso gioioso della festa, ma il senso dell'ansia, dell'incertezza, del buio; quasi addirittura la paura del caos. Una vigilia strana nel modo in cui viene porta dai mass-media e vissuta dai cittadini oppressi dai giornali e dalle radio-tv. Eppure dovrò trovare in me la forza di uscire dalla pletora di tante inutili chiacchiere e scegliere le giuste persone alle quali affidare questo nostro amato - anche se disunito - "bel Paese". Mi sento proprio - secondo il vecchio detto - "sul filo del rasoio".
quell'illuso del Musón