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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Catechesi... «nei miei viaggi non avevo trovato confini e steccati, ma soltanto un'infinità di "persone": uomini e donne di fattezze ed usi e costumi diversi, ma sempre e solo individui con i miei stessi bisogni...»

catechesi mondo
Un invito inatteso a... 92 anni: "Puoi venire a parlare ai bambini della «Catechesi di Tione?». Potevo dire di no? Ma di che cosa potevo parlare a bambini di dieci anni, nati dopo il 2000? Le giovanissime e brave catechiste mi dissero che a scuola avevano parlato delle "Religioni del Mondo" e gli scolari erano stati invitati a riflettere sulla seconda guerra mondiale con speciale riferimento alla Shoah"; quindi volevano sentire i miei ricordi in Giappone con l'esperienza della bomba atomica. Accettai, ma, inaspettatamente mi trovai in una sala non solo con una quindicina di ragazzini e ragazzine decenni ma anche accompagnati dai propri genitori: tutte persone nate dopo la seconda guerra mondiale.
Mi trovai "spiazzato": da una parte io, classe 1920, carico dei miei vent'anni di fascismo con alle spalle la martellante riproposta dell'esperienza della prima guerra mondiale da parte di mio padre, classe 1887, come reduce ex-kaizerjäger, e di fronte a me varie generazioni di persone nate dopo il 1950 ed ormai inserite e coinvolte nella seconda metà del secolo ventesimo e proiettate oltre il Duemila. Una posizione insolita a cui dovevo adeguarmi e non sapevo come. Fui facilitato dalla cordiale disponibilità dei presenti che mi accettarono con tutti i miei limiti.

Spaziai ovviamente nel mondo dei ricordi, tenendo tuttavia presente che chi mi stava ascoltando non sapeva nulla dei viaggi in transatlantico che duravano più di un mese per raggiungere l'Estremo Oriente e che la nostra ferrea preparazione scolastica era frutto di una disciplina oggi totalmente dimenticata. Avevo alle mie spalle la grande carta geografica dei Continenti e mi inoltrai nell'incontro avuto fra popolazioni di Paesi e Continenti diversi ricordando che nei miei viaggi non avevo trovato confini e steccati, ma soltanto un'infinità di "persone": uomini e donne di fattezze ed usi e costumi diversi, ma sempre e solo individui con i miei stessi bisogni, con le mie stesse esigenze di vita nonostante le diversità dei "modi" di vivere e tutti con l'anelito dell'aldilà anche se con manifestazioni religiose diverse. Quindi mi fu facile, anche di fronte agli scolari della catechesi, insistere sui concetti fondamentali di unità universale del genere umano, oggi fortunatamente e felicemente proiettato verso una reale uguaglianza sia di natura, che di nazionalità e soprattutto di diritti nel vicendevole rispetto dei credi religiosi.

E quando dovetti fare riferimento alla guerra ho dovuto ricordare che ci siamo trovati tutti di fronte agli orrori di poteri malvagi, che hanno sacrificato milioni di uomini e di donne, sia con combattimenti sui vari fronti che con i terrificanti bombardamenti aerei; una situazione speriamo irripetibile, ma che in Occidente resta tristemente caratterizzata (e bollata) dagli stermini nei campi di concentramento ed in Oriente dall'altrettanto infame esperimento della bomba atomica: sotto qualsiasi cielo sempre l'eguale, infamante ed inutile carneficina.
Per me è stato un esperimento fortemente emotivo, sospinto da ricordi che non so quali parole abbiano fatto uscire dalle mie labbra, ma che mi hanno dato la forza di parlare per oltre un'ora di fronte a bambini ed a persone che - gentilmente e cortesemente - mi hanno ascoltato in raccolto silenzio come se parlassi di qualcosa di nuovo, di impensabile e di interessante, mentre, invece, parlavo solo di ricordi vivi e vissuti, di ricordi di vita: di una vita durata quasi un secolo.

quell'illuso del Musón