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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Comunicare: un inderogabile impegno, un imperativo sociale. Ma che valenza ha per noi Giudicariesi?

comunicare e informazionePrimi giorni di maggio 2013: la "comunicazione" viene posta in primo piano come un imperativo sociale di prima importanza a livello mondiale; ma che valenza ha per noi Giudicariesi? Ho la sensazione che le Giudicarie siano le "grandi assenti" da un contesto mediatico che obbliga ciascuno e tutti a rendersi "presenti" là dove l'informazione interessata e "guidata" spazza via tutto imponendo soltanto le "voci" di chi ha l'ardire e la prepotenza di impossessarsi delle mediazione informativa.
Oggi più che mai, ai cittadini particolarmente sensibili, incombe l'obbligo di rendersi presenti nel mondo dell'informazione ovunque questa offra spazi adeguati: stampa quotidiana, riviste, pubblicazioni, radio-televisione e gli infiniti spazi dei web. Si assiste ad un vero "assalto" al mondo dell'informazione, ma proprio le persone più sagge ed in possesso di un "qualcosa da dire" rimangono spiazzate dinanzi a tanta irruenza, lasciando quindi libero sfogo agli interessati ed ai prepotenti - nonché agli stupidi (!) - di impossessarsi delle pagine dei giornali e delle riviste, dei tempi radiotelevisivi, di quanto trovano a disposizione sui computer & C. a libera disposizione.

Il tacere, il dichiararsi assenti, il far mancare la propria voce... diventa - a mio avviso - una colpevole rinuncia al proprio compito di testimoni di una visione della vita e della società che invece ha bisogno di sempre più ricche e provanti testimonianze. Non occorre irrompere nell'informazione con le diatribe e le polemiche, ma con la soffusa e suadente proposta del proprio pensiero e della propria esperienza, fatti ricchi da quello studio e da quell'esperienza che restano le basi della vera cultura vissuta ed assunta nel proprio tempo.

Credo di essermi reso conto che in questo senso le Giudicare - da sempre - abbiano fatto mancare la propria testimonianza nell'ambito della vita sociale del Trentino. Chi aveva qualcosa da dire e da testimoniare ha sempre taciuto, lasciando che altre forze - politiche, amministrative e culturali - si impossessassero degli organi d'informazione provinciali senza tener conto di una "periferia", geograficamente relegata fra le gole delle montagne (le val dei órs!), che è stata lasciata nella dimenticanza e nel disinteressamento anche per propria colpa.

L'informazione è diventata un perno vitale della società moderna; il non rendersene conto è il più grande degli sbagli sociali che si possano commettere e, quindi, è essenziale dovere di ciascuno il provvedere a rendersi partecipe di una prassi di vita che si estrinseca in tempestività ed in competenza. Il silenzio può essere una immensa ricchezza per gli eremiti, ma diventa una colpa negli educatori, nei politici, negli amministratori, negli uomini di cultura. Le chiacchiere lasciano il tempo che trovano e fanno crescere soltanto i disagi e le incomprensioni sociali; invece la tempestività e l'incidenza delle giuste ed opportune informazioni rendono maggiormente vivibile il contesto sociale, ed arricchiscono sia i singoli che l'intera vitalità comunitaria.

Ovviamente non bisogna scoraggiarsi se non si riesce a trovare immediatamente il riscontro alla propria azione informativa; non si saprà mai chi sia il lettore e come accolga i nostri messaggi; ma un lettore ci sarà sempre ed ogni messaggio non cadrà mai a vuoto. Accadrà come a ciascuna goccia d'acqua piovana: non si sa mai dove vada a cadere ed a che cosa o per che cosa sarà caduta; ma ogni goccia ha un proprio fine ben prestabilito. Così l'informazione sotto qualsiasi forma avvenga: è gettata nell'immensità della vita comune ed avrà i suoi spazi, i suoi tempi e le sue persone da sostanziare con una voce che non possono avere che da noi stessi e, se non gliela doniamo non l'avranno mai, e l'intero contesto sociale ne rimarrà privo per sempre.

quell'illuso del Musón