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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

«La cultura ci fa mangiare e crescere»

con la cultura si mangia

Il fondo del "Corriere del Trentino" a firma di Stefano Zambelli recita: «La cultura ci fa mangiare e crescere»: un argomento della massima attualità così esplicitato: «Stiamo attraversando una crisi economica molto grave; anche se è necessario ridurre il debito pubblico cerchiamo di non farlo spendendo meno nella cultura e nella conoscenza, perché altrimenti, ai nostri figli, lasceremo non solo una minore ricchezza culturale (il che è di per sè grave), ma anche una minore ricchezza economica e una minore capacità produttiva». Nel testo dell'interessantissimo articolo viene precisato come soprattutto alla base della produzione e del conseguente guadagno deve esserci l'uomo preparato in maniera adeguata, e questo può essere conseguente unicamente ad una profonda acculturazione personale, poiché il solo tecnicismo e il solo possesso delle normative strettamente produttive ed economiche non sono sufficienti ad assicurare "nel tempo" la continuità né produttiva, né finanziaria.
Mi sono sentito sollevato dal supporto di questa voce messa in luce in prima pagina da un quotidiano così affermato, specialmente perché, in un certo senso, mi conforta nella mia "battaglia" (passi il termine) per continuamente richiedere che il perno anche delle attuali Comunità di Valle deve essere l'Assessorato alla Cultura senza del quale la pura applicazione delle norme giuridiche e dei provvedimenti amministrativi sono destinati a fallire nel tempo ed a falsificare la "identità territoriale" di ciascuna Comunità.

Cito ancora dall'articolo in argomento: «Diversi studi hanno mostrato che cultura e conoscenza - anche e sopratutto quella che non ha un "prezzo" di mercato - sono la premessa necessaria per ottenere alti livelli di ricchezza e di crescita. Tutte le forme di capitale richiedono per la loro creazione e accumulazione diversi tipi di conoscenza; senza conoscenza questi capitali non esistono oppure non vengono accumulati...». Sono parole basilari per i nostri politici e per i nostri amministratori: occorre maggiore "conoscenza" anche rispetto ai territori ed alle popolazioni che si devono "servire", e non è sufficiente la burocrazia e l'applicazione fredda delle "norme". Occorre essere in possesso della conoscenza della propria vallata, fatta di storia, di geologia, di geografia, di statistiche localizzate, di vita delle proprie popolazioni, del loro lavoro, delle singole proiezioni sociali e lavorative.

Ecco allora che alle spalle di chi amministra deve esserci il supporto culturale proprio di un assessorato che sappia offrire a tutti i membri, impegnati nell'applicazione delle normative in atto, quel supporto culturale fatto dal complesso delle conoscenze di riferimento e dei dati statistici, sociali, storici e geografici che diventano gli elementi che sanno e devono distinguere l'applicazione "in loco" di qualsiasi provvedimento anche solo tecnico. La visione dell'insieme deve stare alla base del proprio agire: ma tale prospettiva non la dà il puro tecnicismo e tanto meno la burocrazia: solo la "cultura" è la sicurezza dell'uomo e, quindi, anche del politico e dell'amministratore pubblico.
él Musón