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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

Una serata... da incorniciare!

scuola Zuclo013

All'Auditorium di Tione si tengono infinite serate che solo qualche volta trovano riscontro sulle cronache dei quotidiani; ma vi sono anche serate in cui i giornalisti non si fanno vedere e non se ne curano, mentre, invece, meriterebbero di trovare ampi spazi nella comunicazione quotidiana per il loro intrinseco valore culturale e ricreativo insieme; come, per esempio, quella a cui ho assistito, venerdì 1° giugno, per il saggio di fine anno scolastico della Scuola Elementare di Bolbeno-Zuclo, quale frutto di una preparazione che ha visto scolari ed insegnanti impegnati, con una sagacia ed un'intensa laboriosità eterogenea, in un anno di intenso impegno formativo ed educativo di docenti magari lasciati da soli a vivere i loro sacrifici nel silenzio ed, a volte, nella indifferenza e nella non-considerazione del pubblico. Ciò che fortunatamente - come dimostrato dalla riuscita serata - non è accaduto alla scuola a pieno tempo di Zuclo-Bolbeno in cui la fattiva collaborazione fra scuola e famiglia si è concretizzata in maniera esemplare.
Nella sala gremita al massimo della sua capienza il pubblico ha visto dipanarsi uno spettacolo meraviglioso sul tema dell'acqua: acqua che scorre, acque che dona, acqua che canta, acqua che sorprende, acqua che gioca. Recite soffuse di profondo sentire, balletti dalle coreografie quasi pennellate, canti dai ritmi antichi e moderni, passaggi di filmati parlanti, costumi e scenografie meticolosamente concepite, immedesimazione dei personaggi: tutto un insieme capace di trasportare l'uditorio al di là delle ristrette pareti del teatro per lanciarlo nell'immenso mondo della fantasia verso orizzonti soltanto sognati.

Il tema dell'acqua che scorre segno della vita che passa, ti trascina amorevolmente, ti accompagna con fedele presenza e sostegno L'acqua che dona come la pioggia serena e fertilizzante goduta da Noè dal diluvio in poi: un Noè storicamente inserito nei testi antichi, fatti voce di un bambino-lettore. L'acqua che canta in una riproposta di un "Cantando sotto la pioggia" interpretato da un ballerino in erba, ma dal tocco felice e preciso, in una balenare di colorati ombrellini fatti volteggiare da leggiadre scolare-ballerine. E l'acqua che sorprende, nella rievocazione della avventurose "Venti leghe sotto i mari" capaci di far sentire le tremende potenzialità delle acque quando spezzano le leggi della natura magari con la complicità perversa dell'uomo. E ancora l'acqua che gioca, come nelle lievitanti gocce nelle bolle di sapone interpretate da fanciulline inebriate dalla musica e trascinate dalla più leggera delle danze.
Due ore di sogno col pensiero rivolto alle ore ed ore, ai mesi e mesi che generose insegnanti hanno dedicato - non certo nelle ore di pure lezioni didattiche - a questi fanciulli d a questa fanciulle per renderli e renderle capaci di creare e vivere quel qualcosa di più che la sola istruzione didattica non può dare: ossia la gioia di stare insieme, la gioia del cantare, del ballare, del recitare, dell'inventare, del raggiungere e vivere il mondo della fantasia anche attraverso le nuove tecniche messe a disposizione dal progresso anche per le scuole che le vogliano e che sappiano usare. Come è stato dimostrato dalla pellicola che gli scolari di quinta hanno dedicato alle loro insegnanti, con riprese e composizioni davvero quasi impensabili in ragazzi e ragazze di dieci anni: tecniche cinematografiche e montaggi con musiche da meravigliare davvero specialmente la gente in età che aveva a disposizione - fino a qualche decennio fa - solo il pennino e il calamaio e i cartelloni per vedere come erano fatti gli elefanti.

Pubblico da grandi serate, di ogni età: dai bambini più piccoli ai nonni novantenni, tutti avvinti da "attori in erba" che hanno dimostrato una capacità di apprendimento e di esecuzione che dovrebbe essere maggiormente conosciuta e valorizzata da una società che sembra vivere - purtroppo - tanto e tropo lontana dagli insegnanti e dalla scuola.
Mario Antolini Musón