Un teleriscaldamento per Valdaone, un futuro per le Alpi. Geremia Gios: Risorse, regole e controllo locali per il futuro delle aree alpine

geremiagios - foto Roberto Bernardinatti

Uno sguardo ampio sul tema dell'energia, che guarda a salute, ambiente, sostenibilità, futuro ed esigenze specifiche della montagna, quello che ieri sera a Villa de Biasi Geremia Gios, Stefano Dal Savio e Gerd Huber hanno portato ai cittadini di Valdaone per la seconda serata informativa organizzata dall'amministrazione, in vista dell'avvio dei lavori per l'impianto locale di teleriscaldamento.
"Con l'ultima crisi economica - ha spiegato Geremia Gios - l'idea del limite ha iniziato ad essere recepita anche a livello complessivo, e il limite è l'essenza stessa della montagna, che ci convive da sempre: il modo moderno ha compreso il limite e ha iniziato a chiamarlo sostenibilità. Ci sono quindi tutti i presupposti nelle Alpi e per le zone montane per fare un lavoro sulla sostenibilità ed essere di esempio sulla gestione anche per altri territori". Ordinario di Economia Agraria dell'Università degli Studi di Trento, Geremia Gios è autore di oltre cento pubblicazioni di carattere scientifico su temi di economia agraria, economia forestale ed economia ambientale, oltre che membro di numerose associazioni scientifiche nazionali ed internazionali. Il professore ha inquadrato il tema della gestione dell'energia all'interno dei territori montani: "Se guardiamo la zona delle Alpi - ha esordito - vediamo che a partire dagli anni Duemila, per la prima volta dopo un secolo e mezzo, la popolazione delle Alpi sta aumentando di più rispetto a quella degli stati di cui fanno parte. E' l'inizio di un nuovo ciclo di rivitalizzazione. E i periodi di sviluppo delle zone montane hanno tre caratteristiche: l'utilizzo di risorse in loco, il controllo di questo utilizzo da parte delle Comunità locali e un livello sufficiente di autonomia per fare regole che siano adatte all'ambiente montano". Per Valdaone una delle risorse del territorio è sicuramente quella boschiva e una risposta al limite rappresentato dall'impossibilità della metanizzazione è il nuovo impianto di teleriscaldamento. Un intervento di spessore filosofico e di ampio raggio quello di Gios, alla ricerca delle ragioni di un vivere la montagna con le sue peculiarità e, per gli amministratori, prendere decisioni legate al contesto, vicine ai limiti, i vantaggi, le ricchezze e difficoltà che si presentano alle genti di montagna.

Nella seconda parte della serata si sono succeduti gli interventi dell'ingegnere Stefano Dal Savio e Gerd Huber di IDM Südtirol-Alto Adige - Area Energia & Ambiente, società provinciale che si occupa di energie rinnovabili ed efficienza energetica. I due professionisti hanno presentato una delle risposte possibili alla necessità energetica delle vallate montane, rappresentata dal teleriscaldamento.
Con i suoi 77 impianti attivi attuali, l'Alto Adige è una delle aree che per prima, fin dagli anni Novanta, ha puntato decisamente sulle rinnovabili, e oggi presenta un piano strategico in materia fino al 2050. Gli ingegneri hanno ampiamente illustrato vantaggi e criticità di una strategia energetica che, a fianco del preponderante idroelettrico e del fotovoltaico, ha saputo integrare anche un sistema di teleriscaldamento diffuso che soddisfa oggi il 18% del fabbisogno energetico del territorio, le cui ricadute sono state anche di tipo economico e di benessere. "Se agli inizi delle rinnovabili, negli anni Duemila - ha spiegato Stefano Dal Salvo - l'energia era un settore che riguardava i ricercatori, oggi è un settore anche fortemente economico e che riguarda il futuro". A Brunico, uno degli impianti di teleriscaldamento più grandi dell'Alto Adige, i monitoraggi rivelano che a fronte di una diminuzione drastica delle emissioni di CO2 e delle polveri sottili, la qualità dell'aria è drammaticamente migliorata dall'avvio del teleriscaldamento, e dal punto di vista economico il risparmio per i consumatori sul riscaldamento è stato del 22%. Un ragionamento anche economico: "Prima del teleriscaldamento - ha spiegato Gerd Huber - solo il 7% della spesa rimaneva in Val Pusteria, dopo si è sfiorata quasi la metà della spesa rimasta in loco, proprio per l'attivazione di una filiera corta del cippato". Numerose le domande dei cittadini accorsi alla serata e le considerazioni sulle strategie future, in equilibrio fra risparmio energetico ed efficientamento della produzione.