Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Mar06192018

Last update11:12:08 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Montagne più povera dopo la scomparsa del prof. Corrado Grassi. Il ricordo di Mario Antolini Muson

Corrado foto ricordo 1
I tre ameni villaggi in miniatura di Montagne - Córt, Larzàna, Bìnio - in pochi mesi hanno sofferto la dipartita di due figure che di quelle località hanno segnato gli ultimi decenni: qualche mese fa Lisa Simoni, e successivamente Corrado Grassi. La Simoni impiegata comunale e poi animatrice della Pro Loco ed alacre presidente per tanti anni del Circolo Pensionati; il Grassi autore del "Dialetto del dizionario del dialetto di Montagne". La prima nata in Germania da emigranti montagnöi che ha però saputo percepire e vivere intensamente lo spirito della terra dei padri; l'altro, sposato alla prof.ssa Donata Giovanella montagnöla doc, a Montagne passava tante giornate serene, durante le quali, per vent'anni, è entrato e si è sentito e in simbiosi col Circolo Pensionati locale fino alla "costruzione" di un vero monumento alla parlata dialettale locale.
Personaggio eclettico, Corrado, nato a Torino nel 1925, laureato in glottologia e poi docente presso vari istituti universitari in Italia e all'estero e sempre impegnato in ricerche dialettologiche, fra cui eccellono quelle in Calabria, con riscontri anche all'estero. Il suo testo di "dialettologia" (con Sobrero e Telmon) è usato in tutta Europa fino in Svezia. Ed ecco che alla sua affezionata terra di Montagne si è avvicinato non solo per goderne la pace e l'ospitalità, ma per mettere a disposizione la sua preparazione scientifica aderendo con entusiasmo e vera passione alla disponibilità dei Pensionati che, periodicamente si trovavano con lui portando, di volta in volta, un sempre più lungo elenco di vocaboli dialettali, con le precise descrizioni degli oggetti che ogni vocabolo indicava con esatta precisione, come è proprio della purezza del dialetto. Ed ecco che ne è uscito uno dei vocabolari dialettali più significativi ed importanti, arricchito dalla specifica preparazione scientifica del prof. Grassi, che lui stesso ha ricordato, nel 2008, sulle indimenticabili pagine de "Él nòs Paés": «Grazie al lavoro di Wolfango Giovanella mi feci carico di trasformare l'abbozzo dei suoi scritti sul dialetto in un testo. In quanto "foresto" ho potuto felicemente mettermi in contatto con i soci del Circolo Pensionati di Montagne, che per anni, con ammirevole perseveranza e con sacrificio personale, hanno accuratamente esaminato e sottoposto a controlli, verifiche, integrazioni, precisazioni il testo che si andava progressivamente configurando». In merito alla scientificità del risultato, il prof. Sobrero, in un suo articolo su una rivista scientifica in memoria del caro collega scomparso, così lo definisce: «Nell'ultima sua opera lo "spessore" del sistema linguistico, le sue stratificazioni, le vaghezze semantiche, gli sfumati del significato e le variabilità del significante sono illuminate da un fitto sistema di contestualizzazioni a diverso livello e soprattutto dal continuo trascorrere dalle "parole" alle "cose" e viceversa, reso possibile dal saldo possesso di un'approfondita conoscenza etnografica, che consente di cogliere lo stato della referenzialità lessicale di una piccola comunità montana nel momento in cui il cambio generazionale, o meglio il passaggio a generazioni prive di competenze dirette, è venuto a coincidere con i più vistosi fenomeni connessi con la sostituzione graduale, che precede la definitiva obliterazione delle parole».
Anche in queste righe del Sobrero vi è tutto il prof. Corrado conosciuto vissuto a Montagne con la sua alta professionalità, mai ostentata, ma familiarmente condivisa con tutti e con ciascuno, in una paziente disponibilità documentata dalle infinite ore trascorse fra le persone anziane, maschi e femmine, ad inoltrasi, vocabolo per vocabolo, non solo nel dialetto ma negli stessi usi e costumi che nei vocaboli dialettali hanno trasmesso fatiche e lavoro. I suoi funerali, nella solitaria chiesetta sul colle tra Bìnio e Larzàna, si sono svolti nel raccoglimento del silenzio proprio della montagna; ma avrebbero potuto e dovuto avere una maggior solennità pensando alla grandezza di uomo di cultura e dalla mente e dall'attività che avevano saputo guardare a tutto il mondo, in special modo alla costante ricerca della conoscenza e della raccolta di quei dialetti - linguaggi purissimi ed insostituibili - nei quali egli aveva saputo scoprire e riscontrare la vera storia delle persone più umili ed unicamente dedite alla famiglia, al lavoro, alla fatica e alla sofferenza: come i tanti Montagnöi delle generazioni più sacrificate. Montagne e le Giudicarie non lo possono e non lo devono dimenticare con animo di rispettosa ed imperitura riconoscenza.
Mario Antolini Musón