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La comunità religiosa limitrofa di Dorsino saluta don Fiorenzo Soraruf, il suo storico curato d'anime

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"Ringrazio tanto coloro che nella mia malattia hanno pregato per me. So che non pochi lo hanno fatto, sia personalmente sia insieme. Sono stato tanto aiutato dal Signore a confidare in lui, a offrire a lui le mie tribolazioni, ad abbandonare la mia vita e il mio avvenire nelle sue mani." Questo scriveva qualche anno fa don Fiorenzo Soraruf, collaboratore pastorale del Banale, agli albori della malattia che lo ha colpito. Malattia che il parroco ha affrontato con coraggio e fede, sino alla scomparsa avvenuta nei giorni scorsi. Un grande esempio di devozione, quello del reverendo, che negli ultimi anni si è abbandonato nell'abbraccio di Cristo per affrontare le sue precarie condizioni di salute.
A pochi mesi dal commiato di Don Bruno Panizza, già parroco di San Lorenzo in Banale fino al 1998, dunque anche la comunità religiosa limitrofa di Dorsino saluta il suo storico curato d'anime. Ordinato sacerdote il giorno di San Vigilio (26 giugno) del 1970 dall'Arcivescovo Gottardi nel Duomo di Trento, è stato un parroco apprezzato soprattutto per la sensibilità e l'umanità espressa verso i fedeli. Nato a Canazei il 12 maggio 1942, aveva ricoperto dapprima il ruolo di vicario parrocchiale nell'ordine a Vigo di Fassa, Moena e Tesero tra il 1970 e il 1977, quindi parroco a Caoria (1977-1985) e a seguire a Dorsino per ben 25 anni, fino al 2010, quando aveva formalmente abbandonato l'incarico, rimanendo comunque collaboratore pastorale. Dopo due anni come assistente spirituale all'ospedale di Tione, don Fiorenzo si era ritirato dall'attività pastorale diretta, continuando però a vivere a Dorsino, divenuta ormai la comunità d'adozione. Importante la sua presenza alla Casa di preghiera di Maria Assunta a Tavodo, dove è stato ospite. "Devo riconoscere che mai il Signore mi ha lasciato cadere nella disperazione o nello sconforto-commentava ancora don Fiorenzo-per questo voglio ringraziare tanto coloro che nella mia vita mi hanno aiutato e insegnato a pregare." Il legame con la sua comunità di don Soraruf è stato profondo ed intenso: proprio per questo ha chiesto di essere sepolto nel cimitero di Dorsino.