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Per fare un albero ci vuole democrazia, a Santa Croce i giovani delle Esteriori si avvicinano alla politica

Per fare un albero ci vuole democrazia a Santa Croce i giovani delle Esteriori si avvicinano alla politica

Cercare di avvicinare i giovani alla politica è, oggigiorno, impresa ardua e poco appassionante. E non è pura demagogia o populismo, ma è una situazione che si tasta con mano ogniqualvolta ci si confronti con ragazzi sempre più sfiduciati dalla classe dirigente che da anni guida il Paese. Per questo l'iniziativa "Per fare un albero ci vuole democrazia", organizzata dalle associazioni NOI San Luigi del Bleggio e "Pensare Politico" di Rimini e tenutasi nel nuovissimo oratorio di Santa Croce ha avuto il merito di attirare numerosi giovani - e non solo - dalle Esteriori. A coordinare le operazioni don Maurizio Toldo, parroco di tutte le 19 parrocchie della zona. "Dobbiamo tornare a pensare all'uomo come essere politico - ha commentato il reverendo - senza fare distinzioni di schieramenti o ideologie." Una settantina i partecipanti al seminario, che si è diviso in due parti. Nella prima, i ragazzi di "Pensare Politico" hanno spiegato, con un rapido excursus dal 1948 ad oggi, come il sistema politico italiano si sia evoluto, andando a toccare anche le varie leggi elettorali, gli Anni di Piombo, la crasi tra Prima e Seconda Repubblica. Vi è stato anche un approfondimento dettagliato sulla legge elettorale in vigore, il cosiddetto "Rosatellum". Inoltre è stata sviscerata anche l'organizzazione dell'architettura istituzionale dello Stato. Nella seconda parte del pomeriggio illustri relatori hanno espresso le proprie considerazioni. Il noto sacerdote filosofo don Marcello Farina, originario proprio del Bleggio ha dato una connotazione politica alla figura di Don Lorenzo Guetti. "Il fondatore della Cooperazione trentina - ha commentato - era anche una figura politica: fu un grande combattente per l'autonomia del suo territorio. Fu eletto sette volte nella Dieta di Innsbruck, oltre che deputato del Parlamento di Vienna." Inoltre Guetti esortava i laici a sollecitare le proprie coscienze per difendere le peculiarità del territorio trentino. È intervenuta poi la dottoressa Arianna Bazzanella, inviata della Provincia Autonoma di Trento che ha esposto alcuni dati. "Solo il 30% dei giovani tra i 18 e i 35 anni- ha affermato - va a votare con convinzione, un altro 30% probabilmente si asterrà. Dispiace perché i giovani si impegnano nel volontariato e nel servizio civile. C'è una disaffezione partitica; e questo perché i partiti non sono interessati alle tematiche giovanili."

La dottoressa ha poi delineato un quadro piuttosto triste per quanto concerne la natalità dei bambini italiani. Ha parlato poi il professore Luigi Blanco, docente associato di Storia delle Istituzioni Politiche presso il reparto di Sociologia dell'Università di Trento. "Nella nostra costituzione di partiti si parla poco o nulla - ha detto - quindi ognuno di noi può fare politica. I partiti al giorno d'oggi sono quasi scomparsi, ma nel corso degli anni anche i più piccoli hanno avuto un ruolo fondamentale. Oggi è facile denigrare il sistema, ma bisognerebbe pensare alla responsabilità che hanno avuto le forze politiche nel corso della storia." È stato poi il turno del Procuratore della Repubblica di Trento, il dottor Pasquale Profiti, che incentrato il proprio discorso sulla passione politica che va scemando. "Fino alle elezioni ci si scanna, ma dal giorno dopo l'interesse cala drasticamente. Sarà invece importante seguire ciò che accadrà dopo il 4 marzo. I partiti, purtroppo, rispondono a gruppi di potere, quindi sono scollegati dal voto del singolo cittadino." Il magistrato ha poi aggiunto che "non saranno i parlamentari eletti a presentare le leggi, ma ci saranno molti decreti da parte del governo. Non si modificherà, ahimè, questa prassi." Ha concluso il pomeriggio un altro docente universitario, il professor Vincenzo Della Scala, insegnante di Scienza Politica nel medesimo dipartimento di Blanco. "La cittadinanza attiva è necessaria per la democrazia. Certo che esercitare il voto è difficile: continua a cambiare il sistema elettorale ed io ne sarei stufo. Non si possono cambiare le regole del gioco così frequentemente. Se si modifica continuamente la legge elettorale, c'è qualcosa che non funziona. Le elezioni - ha proseguito - servono a selezionare chi andrà in Parlamento, ma anche chi ci governerà."

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