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Luigi Povinelli: estroso personaggio, ma testimonianza viva dell'emigrazione giudicariese


Luigi Povinelli 2016Ogni testata trentina è orgogliosa di dare costantemente spazio all'emigrazione attraverso la testimonianza - purtroppo spesso solo dopo la loro morte - di quei veri personaggi che nella povertà, nella sofferenza e quasi sempre da soli sono riusciti a vegnérghen fò: ossia umili persone che, spinte dalla necessità, hanno trovato in se stessi la forza di trovare un proprio tracciato di vita e giungere a traguardi insperati ma il più delle volte positivamente raggiunti.
Oggi alle colonne dalla carta stampata è toccato di poter e dover parlare di Luigi Povinelli (1926-2016): il povero ragazzetto di Carisolo (in Val Rendena, nelle Giudicarie), che lasciata la vallata degli emigranti in già avanzata età ha girovagato un po' di qua e di là sia nella sua valle che in Lombardia, per portarsi poi a Montecarlo, e successivamente per approdare a Londra, come "palace attendant" di
Buckingham Palace a servizio della regina Elisabetta II, con la quale ebbe modo di incontrarsi personalmente ed anche piacevolmente intrattenersi, quasi in una amicizia che non è mai venuta meno; infatti la loro vicendevole corrispondenza è cessata solo ora con la morte di Gigi, avvenuta il 18 gennaio scorso.
Nelle Giudicarie, dove ha voluto tornare a vivere nella "sua terra natìa", lo si è conosciuto come il "maggiordomo della regina", carico dei suoi ricordi e di quel suo bonario sorriso con cui riandava alla sua vita davvero avventurosa e del tutto insolita, anche come attività professionale, espletata nel campo dei "servizi alla persona" propria degli addetti ed esperti che operano nelle case nobiliari, nei grandi alberghi e nelle dimore dei regnanti. Ma anch'io, che l'ho conosciuto solo dopo il suo ritorno da Londra quasi sovrastato da tanto onorifico passato, ho capito molto dopo che il traguardo raggiunto aveva le sue radici nella sofferenza e nella povertà, acuiti da un "mobbing" dovuto e subìto a causa delle sue malattie infantili e dalla sua difficoltà di deambulazione.
Quindi un traguardo non facile, anzi assai difficile da costruire con quasi tutto e quasi tutti contro e reso possibile solo da preclara intelligenza ed indomito coraggio. Tutto questo lo si è saputo solo dopo che una sua cortese ammiratrice, Daniela Rosi, ne ha saputo stenderne la biografia - "Il più bel bambino del Mondo", Antolini Editore, 2006 - che si è trovata dinanzi una persona che usciva da esperienze amare, tuttavia riuscito ad emergere, per cui si è chiesta: «Ma dove trovava la forza quest'uomo di reagire alle disavventure con risoluto ottimismo, pratico realismo e assoluta speranza nel futuro? Mi sono innamorata della semplicità con cui leggeva ciò che gli capitava, della forza che emanava la sua figura semplice e saggia, della risolutezza nel voler far qualcosa per migliorare la qualità della vita e mantenere la propria autonomia. E pian piano ho conosciuto la sua storia, il senso della libertà, la disponibilità di condividere la propria abitazione con altri, le ferite che i sentimenti ti possono lasciare, ben più profonde delle conseguenze lasciate dalla polio o dall'ictus, la forza interiore che gli ha permesso di reagire... sempre».
Ecco ciò che tante volte sta "dietro" o "dentro" le persone che noi giudichiamo ed apprezziamo solo per quello che ci appaiono o per quello che hanno raggiunto con più o meno successo alla luce della società. Vorrei che nel ricordo del carissimo Gigi sapessimo vedere e considerare ciò che in ogni emigrante, che ha dovuto costruirsi la vita lontano dalla propria terra di nascita, è rimasto nascosto dietro, o dentro, il suo animo e che ha costituito quell'humus di fatica, di dolore, di darsi da fare, di energia trovata con la propria forza d'animo, nel quale immettere le proprie radici con le quali suggere la linfa necessaria per dare senso, significato e potenzialità alla propria esistenza pur partendo da una lotta combattuta fin dall'infanzia e via via sofferta durante la crescita e la propria realizzazione.
Caro Luigi, ti ricordo e ti ho ammirato e voluto bene per l'uomo che eri tu come tu, e non perché eri stato a Londra con la "tua" regina. Riposa in pace; dimentica i torti e le incomprensioni, circondato solo dai tanti amici che hanno confortato il tuo non facile e non facilitato passaggio tra noi. Un cristiano addio dal
tuo aff.mo Musón

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